Le notizie sugli anarchici non meritano di essere nascoste, sono lì a ricordarci cosa vuol dire soffiare sul fuoco

La minaccia che viene considerata tra le più pericolose per il futuro della sicurezza del nostro paese, quella anarchica e antagonista, è quella più sottovalutata da un pezzo consistente dell’opinione pubblica italiana. La Relazione dell'intelligence e tutte le scene del 2026

23 SET 26
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Foto Alberto Gandolfo per LaPresse

Sono quattro molotov o sono quattro segnali? Nelle informative interne dell’intelligence, la minaccia che viene considerata tra le più pericolose per il futuro della sicurezza del nostro paese è quella più sottovalutata da un pezzo consistente dell’opinione pubblica italiana. E’ una minaccia speciale, di fronte alla quale spesso si ridacchia, non comprendendone la portata, e che per quanto possa apparire evanescente ha la forza di tenere insieme, con un unico filo che si tesse, che si intreccia, che si annoda, che si stringe, tutte le principali pulsioni estremiste che attraversano l’Italia. La retorica antimilitarista, l’odio verso Israele, la demonizzazione della difesa dell’Ucraina, il sospetto dell’intelligence che, in alcune mobilitazioni, possa prodursi una saldatura con l’islamismo radicale.
Lo scorso 4 marzo, nella Relazione annuale dell’intelligence, presentata anche dal direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, è stato scritto con chiarezza che nel corso dei mesi non è cambiato molto: “L’attivismo anarco-insurrezionalista è il vettore di minaccia più concreto”, per l’Italia. A metà luglio, anche l’Europol, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto, nella sua relazione annuale ha segnalato, nell’indifferenza generale, un’evoluzione dell’estremismo violento anarchico in Europa mettendo in rilievo il tratto che più preoccupa le autorità delegate alla sicurezza italiana: la capacità, da parte delle istanze anarchiche, di assorbire conflitti e cause differenti dentro un’unica cornice, genericamente e tradizionalmente antimperialista, antimilitarista, anticapitalista, anticolonialista, e la capacità simmetrica di trovare molteplici occasioni per mobilitarsi. Il dato italiano, da questo punto di vista, è impressionante: dei dodici attentati classificati da Europol nel 2025 come terrorismo di sinistra e anarchico nell’intera Unione europea, undici sono avvenuti in Italia, dieci portati a termine e uno fallito. Il quadro offerto da Europol è lo stesso che preoccupa i servizi italiani: un panorama frammentato, fatto di piccoli gruppi, di reti informali, di individui apparentemente scollegati, decisi a muoversi non necessariamente pensando al grande colpo ma inviando, magari senza la presenza di una regia unica, messaggi allo stato, attraverso sabotaggi, incendi, danneggiamenti, azioni limitate, al centro delle quali spesso finiscono le forze dell’ordine. Nei rapporti delle autorità delegate ci sono alcuni fatti registrati negli ultimi tempi che hanno trasformato un tema apparentemente evanescente in una delle minacce più importanti per la sicurezza del nostro paese. L’ultimo caso è quello che si è registrato ieri, a Pesaro, dove la procura ha indagato quattro ragazzi che, secondo gli investigatori, a febbraio avrebbero realizzato diverse molotov e ne avrebbero testato la potenzialità offensiva all’interno di un capannone industriale abbandonato. Le azioni preventive, naturalmente, fanno meno notizia di quelle che arrivano quando la prevenzione non funziona. Ma dentro il film della destabilizzazione a bassa intensità si trova anche altro. E le scene, solo per voler rimanere al 2026, sono molte.
C’è la scena dello scorso 25 luglio, in Val di Susa, con l’assalto ai cantieri della Torino-Lione. C’è la scena dello scorso 20 luglio, a Bologna quando, dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia al Pilastro, una parte dei partecipanti al presidio si spostò verso la prefettura e la questura, dove scoppiarono violenti scontri con le forze dell’ordine: un episodio della galassia antagonista che non può essere attribuito indistintamente alla sola componente anarchica. C’è la scena del 18 aprile, quando 200 persone scelsero di partecipare a un corteo, a Roma, per offrire solidarietà all’anarchico Alfredo Cospito, con un poliziotto in borghese che restò ferito. Ci sono le scritte comparse a Sarzana, nello Spezzino, a febbraio e finite ad aprile al centro di perquisizioni nei confronti di tre soggetti dell’area anarco-insurrezionalista, con messaggi in solidarietà a Cospito e contro Leonardo, Fincantieri ed Elbit. E ci sono le minacce comparse a Roma nella notte tra il 20 e il 21 marzo, dopo la morte dei due anarchici nel casale del parco degli Acquedotti: “La nostra vendetta sarà terribile”, “Carabinieri tutti appesi”. C’è la scena dell’incendio al cantiere del polo scientifico della Scuola Sant’Anna, con tanto di comunicato anarchico che rivendica l’azione incendiaria: “Ogni guerra moderna inizia in un laboratorio”. C’è la scena del sabotaggio elettrico in Carnia, il 25 marzo, con rivendicazione anarchica. Ci sono i due anarchici morti a Roma, il 20 marzo, dopo l’esplosione avvenuta nel casale del parco degli Acquedotti dove, secondo l’ipotesi degli investigatori, stavano maneggiando un ordigno artigianale. C’è la scena degli incendi e dei danneggiamenti ferroviari tra Roma e Firenze e tra Roma e Napoli del 14 febbraio 2026, durante le Olimpiadi invernali. Ci sono, sette giorni prima, i due ordigni incendiari ritrovati a Castel Maggiore, uno dei quali entrò in funzione danneggiando i cavi ferroviari mentre l’altro rimase inesploso, e c’è, quasi contemporaneamente, l’incendio della cabina che comandava uno scambio ferroviario a Pesaro. C’è stata la scena degli scontri, a Torino, il 31 gennaio, durante la manifestazione per Askatasuna, con un mezzo della polizia incendiato, un agente accerchiato e picchiato, 29 poliziotti portati in ospedale e una presenza varia di anarchici, autonomi e antagonisti provenienti anche dall’estero.
I movimenti anarchici, autonomi e antagonisti – che secondo le autorità delegate alla sicurezza tendono a muoversi con più facilità in tre città principalmente, che sono Torino, Bologna, Padova – naturalmente vivono di ossessioni proprie, ma si nutrono anche di estremismi generali, spesso messi in circolo da soggetti diversi, come politici, intellettuali, attivisti, che senza rendersene conto infarciscono le proprie invettive contro gli stessi obiettivi degli anarchici usando parole simili a quelle che utilizzerebbero gli anarchici. La presenza di una minaccia anarchica non può diventare un limite alla libertà d’espressione dei partiti, dei leader e degli intellettuali e per quanto l’estremismo sia pericoloso è un diritto anche avere idee incendiarie fino a che le idee restano tali. Ma di fronte a una minaccia anarchica che, flirtando con i peggiori estremismi italiani, si nutre di retorica antimperialista, di narrazioni antimilitariste, di demagogia anticoloniale, di odio nei confronti dell’Ucraina, di simpatie putiniane, di demonizzazione del popolo ebraico varrebbe la pena quantomeno chiedersi, da destra a sinistra, se avere su qualche punto un’agenda politica non troppo diversa da quella degli anarchici sia un bene o un male per il futuro della nostra democrazia.