Politica
dal nostro inviato •
Salvini convoca il congresso della grande purga
A Pontida annuncia un congresso farsa per alzata di mano. A sfidarlo ora restano Romeo e Fontana
21 SET 26

Pontida, dal nostro inviato. Un cimitero. Prepara i Sepolcri, lo chiama congresso. E’ la Pontida del “qui giace”, del Salvini “all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne”. Sul prato, pratino, il sacro suolo, annuncia che convocherà il congresso straordinario della Lega a ottobre, e avvisa che chi lo perde, “certa gente senza dignità”, “non ritroverà più casa nostra”. E’ una pupazzata, un’altra, un congresso per alzata di mano, e anche se fosse vero, Salvini ha le tessere di questo partito dove, come Foscolo, “e tu onore di pianti, Ettore, avrai”. Per chi perde non ci sarà riposo, neppure sopra il cielo di Pontida. Anche le nuvole sono di Salvini, e passano aerei, a pagamento, con striscioni “forza segretario”. Non è la tromba della democrazia che Salvini suona, ma quella del settimo sigillo, è la foiba che promette ai giornalisti “servi di regime”, di Repubblica e Foglio, quel Foglio di cui legge l’articolo di fronte al “popolo”: “Vuota, vuota, vuota. Pontida è vuota… Questo – ed è Salvini a parlare – hanno scritto. Fossi in voi, proverei vergogna. Sciacquatevi la bocca”. Rimane asciutta quella dei governatori e di Attilio Fontana, che sul palco promette: “Io non starò zitto. Io non mi fermo. Non mi fermerà niente, e soprattutto non mi fermerà nessuno”. La sorte già lo chiama: solo un hidalgo come Fontana può sfidare a congresso il Salvini della purga zero.
Vedrete, anche Fontana sarà falciato, con onore, insieme a Zaia-Fedriga-Fugatti, come ci anticipa Gianluca Savoini, il consigliori di Salvini, il suo Salvinov: “Da domani, Matteo farà zac. I governatori sono dei senza palle. Vedrai. Zac”. L’altro per cui si prepara il lumino politico è quel Romeo, il partigiano Romy, che viene applaudito dai lombardi “Rom-e-o, Rom-e-o”, con tanto di fumogeni verdi, un altro che, come Fontana, assicura: “Non mi fermerò”. Quando il coro dei ragazzi di Alzano, Bergamo e Brescia inizia a farsi forte, intervengono i caporali di Salvini che li spintonano. Oh, Romeo! Sono due Leghe, Caino e Abele, con gli Abele sbranati dalla brigata nera, maglie nere, che parte dal sud, con i bus pagati, i fischietti pagati, i megafoni pagati, e il mandato: “Quando sale Matteo, iniziate a urlare Matteo, il suo nome deve sovrastare tutti”. Sono i Cobas di Claudio Durigon, la sua quota latte, e marciano al suo ordine, soffiano al suo ordine, obbediscono quando Durigon invoca ordine e “Rispetto. Ci vuole rispetto”. E’ rimpicciolito il prato, ancora più piccolo del 2025, con il tendone, dove si cucinano rane fritte in pastella, quasi in lotta per avvicinarsi al palco. Negli anni di Bossi, e i primi di Salvini, era festa, ma ora è un picnic di rancori, il dehors di Salvini. Dove c’erano i libri di Miglio ci sono adesso quelli di Armando Siri, l’ultimo, dal titolo “A tutto c’è un perché”. Fa sorridere anche lo striscione “Non passa lo straniero”, montato da un operaio straniero. E che pensare di Silvia Sardone, che Salvini candida a sindaco di Milano, una che rincorre Vannacci, che immagina la Lega come Alternative anti maranza, mentre Zaia propone: “Chi scappa dalla fame ha diritto a venire in Italia”. Che pensare? Non si vede passare l’elfo, il vecchio leghista che ogni anno regalava a questa domenica la corda di colore, e non c’è neppure il lino stazzonato di Gad Lerner, quando veniva inviato a Pontida e Repubblica titolava “Cancellare Salvini”. E’ così infuriato con la stampa che Salvini rivendica quel titolo antico, ma omette che sono le urne a cancellarlo, quel Vannacci che per Riccardo Molinari, il capogruppo alla Camera, ha “lordato il pratone” e che ha un programma che sembra scritto “nelle birrerie di Monaco negli anni Venti”. Chi gli ha aperto casa, chi lo ha nominato vicesegretario della Lega? Sono arrivati al punto che Vannacci li irride e gli manda baci da Orvieto e dice pure: “Vi ho fatto un favore, ricordatevi dai diamanti non nasce niente, ma dal letame nascono i fior”. Fanno il loro dovere in silenzio Federico Freni, che si mimetizza per vendere panini e spillare birra, come qualsiasi militante, come fa ogni anno, e Tiziana Nisini, deputata toscana, che indossa la maglia di Bossi. Le parole più vere le pronuncia Calderoli, il Calde: “Mi incazzo come una bestia perché è inutile applaudire Bossi quando poi, ieri pomeriggio, in chiesa, eravamo in quattro a ricordarlo”. Erano in quattro e non c’era Salvini che fa abuso di Bossi, che lo cita per iniziare la grande purga zero. Sono in quattro, quattro governatori, Fontana-Fedriga-Zaia-Fugatti, e si muovono insieme, scendono sul pratone, si fotografano insieme, tanto che Fontana propone “siamo i quattro moschettieri”. Ha la bellezza dell’incosciente, e anche questo congresso farsa, questa mossa di Salvini è alla fine opera di Fontana, delle sue uscite, del suon testardo dissentire. Mi confida: “Ho un’età e mi sento legittimato a dire quello che penso”. Zaia è diverso. Ha trovato il suo Fienile ed è così abile che quando il prato lo acclama “segretario, segretario”, risponde ai giornalisti: “Si stanno rivolgendo a Salvini”. Vuole una Lega liberale ma non la troverà in questo partito Duma, e non intende mettersi alla guida dei Morelli, i Tiziano Terzani a Ceuta. Sono passati mesi e in Veneto provano a farlo dimenticare, senza successo, come nel film “Dimenticare Palermo”. Ogni anno si srotolava il bandierone di Zaia, ma quest’anno Alberto Stefani ne ha confezionato un altro, un0 ulteriore. Due. Non bastava quello di Zaia? E’ Giorgetti che, parlando di Caino e Abele, ricorda che “Fratelli sul libero suolo vuole dire fratelli, che non sono Caino e Abele, ma un popolo che ha giurato di stare assieme. La libertà non è libertà di fare casino”. Ma dire che la linea politica di Salvini è fallimentare, rimproverargli quel generale Feccia, con cui forse andrà da Meloni, un giorno, a proporgli l’alleanza (siete sicuri che Salvini e Vannacci non si parlano?”) è forse casino o verità?
Dice Romeo che l’anno scorso “quando nessuno ha sfidato Salvini a congresso, è stato commesso un grande errore, non lo commetteremo. Se ci sarà un congresso vero, qualcuno ci sarà”. Pochi si accorgono che Salvini parla di “congresso per alzata di mano”. Significa che si vota per mozioni, che votano gli stessi delegati che lui ha eletto. Tutt’al più, si potrà fare una mozione di minoranza, come ai tempi di Gianni Fava, il vecchio sfidante al congresso di Salvini. Era più vero quel congresso del 2017 che quello che si prepara per ottobre. E’ da almeno dieci anni che Salvini modifica lo statuto e che stipa i suoi uomini, circa 450, nel parlamentino che deve eleggere il segretario. Sarebbe meglio dire che il congresso straordinario della Lega non eleggerà Salvini ma Durigon. E’ lui insieme a Denis Verdini e la figlia Francesca, a gestire il Pentagono della Lega. E’ Durigon che ha i voti e i delegati del sud, che ormai scelgono il segretario della vecchia Lega Nord. C’è una frase di Durigon che vale più dei pezzi che si scriveranno: “Romeo addà paga”, e anche i senatori rispondono a Durigon, tanto che quando Romeo interviene sul palco, si guardano e cercano Durigon per chiedergli: “Claudio, vuoi che dal palco lo buttiamo giù noi?”. La Lega di Salvini non è il Pd che si diverte con i congressi, in Lega un congresso serve solo per azionare la mano dal boia, per legittimare la cacciata, a pochi mesi dalle elezioni. E’ Salvini ad anticipare il destino attende i ribelli: “La prima voce fuori posto non farà un torto a me, ma danneggia la voce dei militanti in tutta Italia. Non voglio perdere tempo e non voglio cedere il microfono a chi insulta la Lega e la infanga”. E’ un modo per indicargli l’uscita di servizio. Ma quale dialogo, road map, manifesto che prometteva da mesi? Li ha portati fino a Mosca, come fece lo zar con i francesi. Ogni settimana li faceva avvicinare con lo scopo di farli cadere nella sua trappola, morire di freddo, le tenebre. A loro i Sepolcri, a Salvini la dacia.