Politica
dal nostro inviato •
Pontida acclama Romeo e urla "Zaia segretario". Salvini annuncia: “Convoco il congresso straordinario. Certa gente senza dignità non ritroverà casa"
I miltanti inneggiano al segretario lombardo e le truppe laziali rispondono sostenendo il segretatio: scappa la rissa. Sul palco interventi brevi. La giornata si apre con il ricordo di Bossi. Il nuovo congresso si terrà a ottobre

Pontida, dal nostro inviato. Vuota, vuota, vuota. Pontida è vuota. I militanti inneggiano a Romeo, una parte urla Matteo. La Lega si divide anche sulla gola. Sta vincendo Romeo, sta vincendo Attilio Fontana, l’hidalgo. Fischietti, megafoni. Scappa la rissa tra i giovani fedeli a Romeo e le truppe laziali che rispondono “Matteo”.
Le bandiere sono quelle lombarde, le magliette sono quelle lombarde. È la ridotta dei lombardi. Parlano tutti. Ma interventi brevi. Molinari attacca Vannacci che ha un programma “scritto in una birreria di Monaco”. Non è festa ma commiato, non è raduno ma riserva indiana.
Il momento più toccante è il ricordo di Bossi. Finirà male. Lo anticipa Savoini, il consigliere di Salvini, l’amico del Cremlino: “Dopo Pontida, Salvini farà Zac”. O se ne vanno o finiranno come a Parigi ai tempi di Marat.
Volano colpi di “cretino” quando parla Fontana che dice: “Non bisogna aver paura quando si è nel giusto”. Sono le truppe del sud, i mercenari dell’idea. Si difende Fontana: “Mi hanno accusato di dire cose che non dovevo dire. Ma io ho difeso il mio territorio. Nulla di più e nulla di meno. Io non sto zitto. Io continuerò ad aprire bocca, a ribellarmi a queste scelte”. Ha due fogli in mano e parla lento, da vecchio nonno, ma è amato, rispettato quando avvisa: “Dobbiamo andare verso il partito federale”. Non molla. Vuole l’associazione. “Combatterò fino all’ultimo fiato”. E’ lui il polmone, l’hidalgo e Romy il Sancho.
Acclamano Zaia che vogliono “prossimo presidente della Repubblica” e che spiega “sono convinto che non siamo né di destra di sinistra, liberale e non liberticida”. Parte dal prato: “Segretario”. È un predellino. Viene applaudito quando spiega: “Chi scappa dalla fame ha diritto a venire in Italia”. Propone nuove carceri, 150 mila posti e infine “La Lega non muore, si evolve”. È una Lega liberale con libertà di coscienza.
Cominciano a parlare di esame di coscienza, Calderoli, “dobbiamo fare un esame di coscienza, Salvini, io e i dirigenti”, con Girgetti che dice “i nemici sono fuori e non dentro”. Sono un'altra cosa. Due cose. Sono d’avanti a una donna che con un megafono come un ultras, come un’ossessa, urla “Matteo”. Sono i suoi Cobas, ma non sono elettori. Cobas. Salvini sul palco con la musica da fine mondo, si abbevera di questo coro “Matteo”, “c’è solo un capitano”.
Dice Salvini, con le pause teatrali, che al Foglio sono “servi di regime” e legge l’articolo del Foglio: “Vuota, vuota, vuota …”. Partono i fischi verso i giornali, i buu, e chiede: “Ho il mandato sì o no?”. Meloni annuncia a Roma che ci saranno classi con un numero di stranieri fissato e lui la deve dire più grossa: “Fuori dalle palle”.
Vuole mettere il burqa all’intelligenza artificiale: “Stop”. Si rivolge ai ribelli, i quattro moschettieri Fontana-Fedriga-Zaia-Fugatti: “La prima lezione che ho imparato da Bossi. Se c’è una discussione da fare va affrontata nelle sezione della Lega e non in piazza, sui giornali. Non possiamo permettere di occuparci per mesi con polemiche interne facciano solo un favore alla sinistra”.
Vuole un’unica voce e annuncia il congresso straordinario della Lega, a ottobre: “E la prima voce fuori posto… Torno per chiedere se ho la fiducia della famiglia. Certa gente senza dignità non ritroverà casa nostra”.
Vuole il congresso terrore, ha fatto una mossa ma sarà una pupazzata: “I delegati li ha lui”. Non fa il congresso ma prepara la ghigliottina. Rotoleranno teste, solo teste. Un pratino di teste tagliate.



