Virginia Libero parla di “diserzione” e i piccoli Schlein restano in silenzio

La segretaria dei GD, intervenendo contro le spese militari, ha detto che "non saremo noi i soldati delle vostre guerre". I giovani dem non dicono nulla o lo fanno sottovoce: "Le sue parole intercettano una preoccupazione reale della nostra generazione, ma lavorare per la pace non significa sottrarsi alle responsabilità che la storia può porci davanti", dice il consigliere municipale Di Carlo

17 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:59
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Il silenzio dei ragazzi, un silenzio rotondo e diffuso dei giovani dem (schleiniani e riformisti che siano) segue, al momento, le parole pronunciate dalla leader dei Giovani Democratici, la ventottenne Virginia Libero che due giorni fa, dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, e proprio nel bel mezzo del dibattito sulla linea del centrosinistra, e proprio a pochi giorni dalla conclusione di Nova, percorso programmatico del M5s, ha detto qualcosa che non pochi Giovani democratici in cuor loro pensano, ma che (per ora?) non dicono: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre”, ha detto Virginia: “Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori”. E anche se Virginia Libero ha poi voluto specificare che “Kyiv non c’entra nulla”, i riformisti dem e Carlo Calenda sono insorti. Ma loro, i giovani dem che hanno Virginia Libero come segretaria, perché non parlano? O perché attendono, come trapelava ieri, che Virginia parli di nuovo?
Telefona che ti telefona, ieri si trovava magari facilmente, al Nord come al Sud, il giovane democratico che sottovoce si diceva “totalmente d’accordo” con la segretaria dei Gd sugli stessi concetti, e anche quello che diceva “ha fatto bene a dirlo proprio ora”, ma ben poco emergeva in chiaro, in una giornata su cui aleggiava il mistero: perché non rispondono su temi su cui di solito volentieri parlano, i giovani dem, dopo che ha parlato la loro segretaria? E allora, chissà, ragioni di realpolitik (bisogna trovare la quadra sul programma con Giuseppe Conte, nella diversità di posizioni forse insanabile) consigliavano forse ai “grandi” di suggerire con veemenza ai “piccoli” un certo attendismo, onde evitare che, attorno alle parole di Virginia Libero, si addensasse plasticamente un consenso per una linea a tratti più contiana che schleiniana? Non proprio un ordine di scuderia, forse anche un ritrarsi spontaneo, visto il momento, ma chissà. Fatto sta che il silenzio dei ragazzi è lì, e parla al di là della divisione tra concetti in chiaroscuro. In chiaro si esprime però il consigliere regionale dem in Lombardia Paolo Romano, un anno fa imbarcato sulla Global Sumud Flottilla, la spedizione navale umanitaria per Gaza che aveva diviso il mondo politico.
“Sono colpito dal fatto che la frase di Virginia susciti polemica”, dice Romano al Foglio: “Sono anni, anzi decenni che guardiamo a quello che dicono i potenti del mondo, ai loro conflitti di interesse e alle loro guerre. Ora diciamo semplicemente basta, noi non ci stiamo”. Forse si poteva evitare di evocare la Resistenza? “I partigiani, ricordiamolo, sono stati i primi disertori, ma disertori rispetto allo stato fascista”. Ma la situazione drammatica in Ucraina non meriterebbe forse un tono diverso? “Noi abbiamo sempre espresso la nostra solidarietà al popolo ucraino”. Romano dice “sì all’invio di armi difensive, lo abbiamo sempre detto. Non si può tollerare l’immagine delle bombe che cadono su un condominio, con i bambini sotto le macerie. Diverso è fornire strumenti che potrebbero favorire l’escalation”. L’escalation è già in atto dall’altra parte, dicono i riformisti dem ai Giovani dem, Giorgio Gori in testa, ricordando i ragazzi italiani e americani in lotta contro il nazifascismo, e lo dice anche il leader di Azione Carlo Calenda. “Serve oggi un cambio culturale e di mentalità”, dice Romano. “La pace si costruisce anche praticandola. Piu armi hai, più soldati hai, più facilmente prendi la via che porta alla guerra”. Da Roma, il giovane consigliere municipale dem Francesco Di Carlo da un lato concorda con la segretaria dei GD: “Le parole di Virginia”, dice, “intercettano una preoccupazione reale della nostra generazione, vale a dire il rifiuto dell’idea che la guerra possa tornare a essere considerata un orizzonte normale e inevitabile per l’Europa. E’ una preoccupazione che sento anche io e che credo debba trovare pienamente spazio nella cultura politica dei Giovani Democratici”.
Al tempo stesso, però, Di Carlo fa “fatica” a riconoscersi nella “formula sulla diserzione: per la mia cultura progressista ed europeista, lavorare per la pace non significa sottrarsi alle responsabilità che la storia può porci davanti, né essere indifferenti quando un popolo viene aggredito o quando sono in discussione la libertà e la sicurezza europea”.