“Via il bollo sulla prima auto”. Il governo si avvia alle elezioni con un’idea berlusconiana

Non è tanto, o solo, la logica economica ad aver guidato la scelta del governo. Sul piano politico, la comunicazione è già indirizzata alla campagna elettorale: “Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà”
17 SET 26
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(Foto Ansa)

Era una delle storiche promesse di Silvio Berlusconi, ora la sta realizzando Giorgia Meloni. Anche se solo per un anno. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato l’abolizione del bollo auto per le automobili di piccola e media potenza e le moto: “Oggi il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”, ha commentato la presidente del Consiglio Meloni. L’esenzione, che riguarda tutti i motocicili e oltre il 70 per cento delle autovetture in circolazione (14,5 milioni di veicoli in totale), apre di fatto la campagna elettorale. 
La misura presenta alcuni accorgimento per ridurne il costo: sono escluse dall’abolizione del bollo le vetture con una potenza superiore a 80 KW; ogni persona fisica ha diritto a una sola esenzione; e nel caso del possesso di più automobili, l’esenzione viene applicata a quella con la tassa di possesso di importo minore. Nonostante questi caveat, il costo del provvedimento risulta elevato: 2.362 milioni di euro (circa 2,4 miliardi) per un solo anno. Le coperture, secondo fonti del governo, provengono da risparmi sui fondi del Pnrr. Meloni ha parlato in conferenza stampa di una misura “strutturale”, concetto ribadito dal vicepremier Antonio Tajani, ma subito dopo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha precisato che “diventerà strutturale”. Ciò vuol dire che il governo si presenterà in campagna elettorale dicendo di aver abolito una tassa, che in realtà è solo sospesa e sarà ancora presente dal 2028 in poi: toccherà poi a chi vincerà le elezioni – che sia sempre il centrodestra guidato da Meloni o il centrosinistra guidato da Conte o Schlein – trovare nuove coperture oppure lasciare che torni la tassa di proprietà. In questo senso, la sospensione del bollo auto è letteralmente un bonus elettorale.
Il provvedimento consente al governo di uscire dall’angolo del taglio delle accise sui carburanti in scadenza oggi. Una misura molto costosa (oltre 2,2 miliardi dal 19 marzo al 17 settembre 2025), che l’esecutivo ha dovuto prima ridimensionare e poi prorogare per brevi periodi, senza peraltro un significativo impatto sul prezzo dei carburanti. Meloni ha spiegato che questo sconto si ridurrà progressivamente, da 17 a 10 centesimi e poi a 5 centesimi, fino a sparire. L’alternativa inizialmente prevista, di bonus in base all’Isee, presentava diverse criticità operative e rischiava di essere troppo selettiva. Così il governo ha deciso di abolire il “bollo sulla prima auto”, sulla base dello stesso principio – evocato da Meloni – adottato dal governo Berlusconi per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa.
Rispetto al taglio delle accise, l’esenzione del bollo costa di meno (2,4 miliardi in un anno contro 2,2 miliardi in sei mesi) e presenta alcuni miglioramenti, sia sul piano ambientale sia su quello fiscale. Come ha sottolineato Meloni, non aveva molto senso continuare (e forse nemmeno iniziare) a consumare risorse per contrastare l’aumento del prezzo dei carburanti dovuto allo choc energetico per la guerra in Medio oriente. La riduzione delle accise, infatti, dal punto di vista ecologico è un “sussidio ambientalmente dannoso” perché corrisponde a un incentivo al consumo; e dal punto di vista fiscale, presenta forti elementi di iniquità non solo perché è destinato a tutti ma perché avvantaggia maggiormente chi consuma di più e quindi, generalmente, i possessori di autovetture più potenti. La sospensione della tassa di proprietà, a parità di costo, corregge queste due distorsioni: da un lato lascia risorse nelle tasche dei proprietari delle auto senza distorcere il segnale di prezzo (quindi al margine riduce i consumi di carburante e l’inquinamento); dall’altro redistribuisce le risorse più equamente, visto che esclude i proprietari di vetture più potenti e non moltiplica il beneficio per i pluriproprietari.
Ma naturalmente non è tanto, o solo, la logica economica ad aver guidato la scelta. Sul piano politico, il governo già indirizza la comunicazione della campagna elettorale: “Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà”, ha detto Giorgia Meloni. Il messaggio è rivolto all’elettorato del centrodestra, che mostra una certa delusione nei confronti della politica del governo sul fronte tasse, visto che il consolidamento dei conti pubblici è avvenuto anche attraverso un aumento della pressione fiscale, salita a livelli record degli ultimi dieci anni (43,1 per cento). La mossa di Meloni è anche un modo per smarcarsi dal pressing del Campo largo, che in questi mesi ha chiesto a gran voce un taglio più incisivo delle accise (vecchio cavallo di battaglia meloniano), e farlo apparire come “il partito delle tasse”. L’opposizione potrà criticare l’abolizione del bollo auto come una mancia elettorale, che lascia un buco di bilancio a chi verrà dopo. Il governo potrà mostrare i risultati di una gestione prudente dei conti pubblici, soprattutto se il 22 settembre l’Istat correggerà il deficit 2025 portandolo sotto il 3 per cento. La campagna elettorale è appena cominciata.