Politica
GLI AMMINISTRATORI di Elly •
Le preferenze scombinano i piani di Schlein, che riscopre i suoi sindaci
Il Melonellum può incidere sulle strategie e sulle liste della segretaria, che intanto valuta la contromossa e manda segnali ai suoi. Merola: "Bene, ma non bisognava arrivarci per contrarietà. I sindaci sono esperti di primarie". I timori del campo largo dopo la mossa "elettorale" del governo sul bollo auto
17 SET 26

Soffia sui malumori delle donne della maggioranza sul Melonellum, spera un’altra volta nei franchi tiratori di Montecitorio. Ma nel frattempo Elly Schlein – o Elena? “Come preferite” – prepara la contromossa, manda messaggi ai suoi sindaci, li mobilita.
La segretaria del Pd le definisce “una truffa” ma le preferenze, pur nella versione al ribasso studiata dal centrodestra, avranno una ricaduta sui suoi piani. Sulle liste e sulle strategie. Tocca dunque far di conto: anche per questo Schlein ha annunciato un’iniziativa con tutti sindaci dem (e non solo) a Verona. La data cerchiata in rosso sarebbe il 22 novembre, pochi giorni prima dell’assemblea Anci – guidato da Gaetano Manfredi, il sindaco “no primarie” – che si terrà nello stesso capoluogo veneto (dal 24 al 26). E’ uno schema simile a quello andato in scena lo scorso anno a Bologna, a novembre, quando la segretaria radunò per la prima volta i suoi amministratori, ma anche lo stesso Manfredi. Sarà un’altra occasione per andare all’attacco delle legge di Bilancio, che proprio in quei giorni entra nel vivo. E poi, soprattutto, per coinvolgere e dare un segnale ai primi cittadini dem (e non sono pochi) che ciclicamente tornano a reclamare maggiore centralità. La rinnovata attenzione ai sindaci? “Sarebbe stato meglio muoversi ancora prima e non arrivarci per contrarietà”, sorride Virginio Merola, parlando con il Foglio. Cita il cantautore, s’affida al grande Francesco Guccini. “Ma bene, penso sia positivo”, aggiunge il parlamentare dem, che è stato sindaco di Bologna dal 2011 al 2021. D’altra parte con il Melonellum, in una certa misura, i cittadini potranno indicare le preferenze e questo vale maggiormente per i partiti più forti, come Pd e FdI, che riusciranno a eleggere qualche nome in più oltre a quello del capolista (bloccato). In questa specialità i sindaci possono risultare più efficaci del fedelissimo di turno. “Sono quelli che conoscono meglio di tutti il territorio. E poi – prosegue Merola – sono specialisti nelle primarie, che ormai sembrano inevitabili”. A proposito: ieri Franco Grabrielli, a SkyTg 24, ha detto che ai gazebo voterebbe Ernesto Maria Ruffini, ma tra Schlein e Conte sceglierebbe la prima. Un voto importante, quello del superpoliziotto, ma che di certo non basta a conquistare la leadership del campo largo. La segretaria dem lo ha detto, “vinceremo le primarie”. Servirà però mettere in campo lo sforzo di tutti, anche di quegli amministratori, e non tutti esattamente di rito schleiniano, a cui negli ultimi giorni la leader del Pd ha mandato segnali e carezze. Lo ha fatto da Reggio Emilia, alla festa dell’Unità, per esempio parlando di “sicurezza e ordine pubblico, che sono una responsibilità del governo nazionale, smettano di scaricarla sui sindaci”. Mentre due giorni fa, a sorpresa, Schlein s’è presentata all’iniziativa organizzata da Massimo D’Alema, a Roma, con tutti i sindaci progressisti.
Dalla sfida a Meloni a quella con Conte, tutto si tiene dalle parti del Nazareno, dove ieri – dopo le critiche: “è propaganda elettorale” – in molti hanno cominciato a interrogarsi sulle reali intenzioni della premier: l’esenzione del bollo auto per il 2027 è una mossa in vista delle urne anticipate? Bisogna accelerare. In questo quadro permangono le solite questioni aperte. Oltre alle primarie (c’è sempre chi spera in un terzo nome), e al perimetro della coalizione (continuano i veleni tra Renzi, M5s e Onorato) c’è il programma: la prossima settimana, scommette un dirigente dem, “potrebbero arrivare i primi segnali concreti, subito dopo Nova”. Nicola Fratoianni, da Avs, è un po’ più cauto: ogni cronoprogramma va legato alla data delle politiche, altrimenti il rischio “è arrivare con il fiato corto”. Ma certo resta l’incognita politica estera, le armi a Kyiv, mentre il ritorno sulla scena di Grillo preoccupa il Pd. Perché Conte, per coprirsi, potrebbe dover giocare ancora al rialzo. Schlein in ogni caso ostenta ottimismo: “Le differenze? Le comporremo, discutendo”, risponde ricordando la mozione comune per superare il diritto di veto Ue. C’è poi la pdl presentata da Pd-Avs-M5s sullo stop al commercio dalle colonie israeliane, oltre a una mozione sul caro vita in Senato. I dem rilanciano anche sugli extraprofitti. Ieri intanto Schlein ha rispolverato i rapporti con Maurizio Landini, partecipando a un convegno della Spi-Cgil a Cattolica. La corsa continua.