La difficoltà di non essere più underdog, secondo i giovani meloniani alla festa di Gn

“Fenix” è la quattro giorni che Gioventù Nazionale ha disegnato attorno a quella parola: coraggio. “A volte è difficile, per un’organizzazione giovanile, coniugare il supporto al governo alla capacità di essere innovativi, senza fare passi indietro”, ci dice Andrea Catalini, presidente di Azione studentesca Roma
17 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:57
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Foto LaPresse

Soffia aria di fine estate al laghetto dell’Eur, e l’avventore che tiri dritto senza soffermarsi sui cartelli che ricordano che questo è “Il tempo del coraggio”, e quindi la festa di Gioventù nazionale, giovani Fratelli di Giorgia Meloni, potrebbe essere tratto in inganno dal palco da cui parla, in collegamento, la rappresentante del Dalai Lama in Europa, il presidente del Congresso mondiale del popolo uiguro oppresso in Cina e il deputato di Italia Viva e radicale storico Roberto Giachetti, intento a raccontare di quando i radicali si facevano arrestare in Polonia sotto la Cortina di ferro. E insomma, fino a che non interviene il senatore di FdI Andrea De Priamo, paladino del Tibet anche lui, si potrebbe pensare di trovarsi a un convegno transnazionale in onore di Emma Bonino. E invece no: è l’epicentro di “Fenix”, la quattro giorni che Gioventù Nazionale ha disegnato attorno a quella parola: coraggio.
Intanto, nel fronte opposto, cioè tra i Giovani Democratici, il coraggio qualcuno se lo dovrà dare per sanare le polemiche, dopo che la segretaria dei GD Virginia Libero ha detto “non saremo noi i soldati delle vostre guerre, organizzeremo i disertori”. Ma all’Eur, mentre l’altro dibattito della giornata sfida nuovamente l’incredulità dell’avventore (“Il coraggio del nucleare” con il ministro dell’Ambiente Pichetto-Fratin, segno che i giovani post destra sociale si stanno riposizionando), il coraggio se non ce l’hai te lo devi dare per forza a suon di scritte cubitali sui tazebao verdi e rossi, con citazioni da Giorgio Almirante, Gabriele D’Annunzio e persino dagli Oasis, e con innesti originali dei ragazzi meloniani: si va da “Inseguiremo il sole che fugge” a “l’anarca combatte le proprie guerre anche quando marcia in fila”. Dimenticando l’ardore, si sobbalza di fronte alla scritta che, di questi tempi, non ti aspetti: “L’Europa o va a destra o non si fa”.
Che vuol dire? Ci risponde Andrea Catalini, presidente di Azione studentesca Roma: “E’ la frase che, con pazienza e pragmatismo, Meloni applica nella Ue. Io preferisco un governo in grado di far fiorire le proprie verità anche sulle labbra dei suoi oppositori, per rispondere con un’altra citazione di Almirante, a chi fa sparate elettorali che non si traducono mai in realtà”. Si percepisce, tra gli stand che spiegano le “Idee mediterranee”, con focus su Piano Mattei, la “difficoltà di riuscire a raccontare maniera adeguata i risultati raggiunti”, dice Catalini. Non siete più underdog? “A volte è difficile, per un’organizzazione giovanile, coniugare il supporto al governo alla capacità di essere innovativi, senza fare passi indietro”. Se si cerca solidarietà per la dem Libero, qui non la si trova. Catalini definisce la sua frase “agghiacciante e indifendibile”. Non hanno paura di “normalizzarsi” per la vicinanza con il governo, i ragazzi meloniani. Anzi, dice Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma: “Siamo fieri, come federazione romana, di ospitare ancora una volta la festa nazionale di GN. Siamo reduci da un grande successo, la prima festa di Gioventù Nazionale Roma, lo scorso maggio, con migliaia di ragazzi arrivati in tre giorni”. Fierezza a parte, non teme, Gioventù nazionale, che Meloni soffra sotto la minaccia vannacciana? “Fa più rumore riempirsi la bocca con il termine remigrazione”, dice Todde, “piuttosto che impegnarsi ad applicare il nuovo Patto Ue della migrazione”. Il coraggio e l’orgoglio, avrebbe detto Oriana Fallaci, ma al laghetto dell’Eur è coraggio e basta. Lo spiega Andrea Piepoli, dirigente nazionale del movimento giovanile e co-organizzatore della festa con Fabio Roscani: “Oggi si alimentano e si etichettano nuove forme di paura: la ‘fomo’, l’ecoansia. E’ un tentativo di imprigionare la nostra generazione in un angolo. Noi invece vogliamo veicolare un messaggio di speranza e ottimismo”. Piepoli è reduce da un viaggio in Libano in nome della “salvezza di un paese prevalentemente cristiano con un ruolo importante nello scacchiere mediorientale. Quanto all’Ucraina, a chi parla di diserzione dico: la difesa dell’Ucraina vuol dire difesa della Ue”. La trentenne Giorgia, che si chiama come la premier che ha “sempre ammirato proprio per il coraggio”, racconta la difficoltà di fare politica a destra a Torino, “città in cui la violenza rossa c’è. Ma non vogliamo fare passi indietro, a partire dai quartieri dove il disagio è forte”. Sul prato di attende il dibattito tra il presidente del Senato Ignazio La Russa e il direttore del Fattoquotidiano.it Peter Gomez. Si parlerà di legge elettorale, di Rai, di Sigfrido Ranucci e di Vannacci. “La destra “lo avrebbe già baciato in bocca, se fosse come la sinistra”, dice La Russa, con buona pace del più rilassante bollo auto.