Politica
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Cresce l’insofferenza di FdI verso Schillaci. E si scalda Gemmato
Il ministro della Salute scettico verso la commissione Covid che "non porta voti" insospettisce i meloniani, che hanno già pronto il sostituto in caso di vittoria alle politiche
15 SET 26

Non siamo ancora all’emule della serie Boris, “questo me lo cacci”, ma dentro Fratelli d’Italia monta sempre più forte l’insofferenza nei confronti del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il motivo? La partecipazione del titolare della Sanità all’ultima festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana. Non tanto l’ospitata in sé, certo, quanto il contenuto dell’intervento. Alla domanda se la commissione Covid fosse uno strumento utile, infatti, l’esponente del governo ha replicato: “Credo che il Covid sia stato un dramma nazionale e che agli italiani non piaccia molto ricordare quanto è avvenuto, perché magari in famiglia c’è stato un morto, una persona che ha sofferto, una persona che è stata ricoverata. Credo, e lo dico da politico, che sia un argomento che non porta voti”. Anche se poi il ministro ha aggiunto, a mo’ di retromarcia: “Io non sono un parlamentare. Ora c’è una commissione d’inchiesta. Quella del Covid è stata una tragedia e ci sono dei modi per cui, laddove la cosa riavvenisse, si può migliorare quello che non è andato. È nell’interesse di tutti”. L’uscita, insomma, non ha fatto particolarmente piacere ai dirigenti meloniani anche perché è proprio FdI a essersi intestata la battaglia e a essere in prima linea nel portare avanti il lavoro della commissione d’inchiesta. L’uomo più in vista in questa partita è il presidente della commissione Marco Lisei che ha ingaggiato un vero e proprio duello con l’ex premier Giuseppe Conte (la seconda audizione era annunciata per la giornata di ieri, ma non è stata convocata) . Così come forti sono state le prese di posizione del capogruppo alla Camera di FdI, Galeazzo Bignami. Tant’è vero che poi il contenuto delle audizioni in commissione, così come una certa sensibilità per accertare le responsabilità di quella stagione, sono state al centro di una campagna di stampa cavalcata da giornali quali Libero e Il Tempo. Si capisce allora perché questo “parlare di Covid non porta voti” abbia fatto storcere più di qualche bocca. In realtà, in passato, anche tra la stessa Meloni e Schillaci i rapporti non erano stati idilliaci. La premier infatti non aveva gradito (e lo aveva fatto sapere al ministro) il dietrofront del ministero nella nomina di alcuni componenti del comitato sui vaccini Nitag, tacciati di posizioni No vax. All’epoca Schillaci revocò le nomine e Meloni disse che la scelta non era stata concordata. Ma anche con le altre forze politiche i rapporti sono stati tutt’altro che placidi, visto che tanto la Lega quanto FI hanno osteggiato la riforma dei medici di medicina generale, poi confluita in un accordo più circoscritto per far nascere le Case di comunità.
Questo nuovo fronte sul Covid, quindi, rischia di allontanare ancor di più le parti. E nell’ipotesi che il centrodestra rivinca e resti al governo da FdI avanza forte, come ministro della Salute, la candidatura dell’attuale sottosegretario Marcello Gemmato, molto vicino alla premier (con cui trascorre le vacanze in Puglia). Del resto Schillaci all’ultima festa del Foglio a Venezia l’aveva detto: “Nella mia vita non mi sono mai annoiato e sono sicuro non mi annoierò nemmeno l’anno prossimo. Qualcosa da fare la trovo”.