Il troll chiamato Vannacci

Il leader di Futuro Nazionale è lo specchio di ciò che Meloni poteva essere ma non è stata

13 SET 26
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Foto LaPresse

Il generale Vannacci è come uno specchio per Giorgia Meloni. Lo specchio di ciò che Meloni poteva essere, e per qualcuno doveva essere, quattro anni fa. E lo specchio di ciò che è diventata quattro anni dopo il record di governo. La coerenza per Vannacci non è esattamente pane quotidiano e un politico uscito da un partito pochi mesi dopo aver giurato che non sarebbe mai uscito da quel partito non ha grandi patenti da usare per misurare la coerenza degli altri. Ma ci sono temi su cui la coerenza che Vannacci chiede a Meloni misura i passi indietro della premier rispetto alle sue promesse e altri temi su cui invece la distanza di Meloni dal suo passato misura i suoi progressi, la sua crescita. Sulla politica estera, il troll chiamato Vannacci non fa altro che mostrare una verità che offre balsamo: l'antieuropeismo sbandierato da Meloni anni fa oggi è solo un ricordo. Sulle preferenze, invece, il troll chiamato Vannacci mostra una fragilità di Meloni: un tempo la leader di Fratelli d'Italia rimproverava i partiti rivali di essere privi di coraggio, a non approvare le preferenze, oggi il coraggio di non combattere per avere preferenze piene manca alla premier. La legge elettorale, in verità, se mai andrà in porto, contiene un abbozzo di preferenze, ma la partita è chiara: in campagna elettorale, Meloni consentirà a Vannacci di ricordare ciò che poteva essere e non è stato, a destra, o userà ciò che è stato fatto al governo per dimostrare che la nuova destra è migliore di quella a cui si ispira il generale amato dai patrioti per Putin?
     
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