Anche in Sicilia spunta una proposta di centrodestra sul fine vita

All'Ars Forza Italia deposita un disegno di legge regionale che piace anche al Pd. La Lega apre e guarda a quanto accaduto in Veneto. E pure da FdI trapela qualche spiraglio

11 SET 26
Ultimo aggiornamento: 14:47
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Dopo il Veneto, prima regione di centrodestra ad approvare una legge sul fine vita, anche nella Sicilia guidata da Renato Schifani si apre il dibattito. All'Assemblea regionale siciliana è stata depositata una proposta di legge firmata da Stefano Pellegrino e Salvo Tomarchio, entrambi di Forza Italia: il provvedimento ha l'obiettivo di dare procedure e tempi certi all'assistenza sanitaria regionale per il suicidio medicalmente assistito. A differenza del Veneto, in Sicilia il dibattito tra alleati di maggioranza appare indirizzato a trovare una quadra.
In Sicilia il tema non è nuovo, ma è sempre rimasto bloccato. All'Ars giacciono da tempo due proposte di segno opposto nello schieramento: quella del Partito democratico, primo firmatario Giovanni Burtone, depositata nel marzo 2024, che fa propria la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, e quella del M5S a firma di Luigi Sunseri, presentata l'anno scorso.
Un anno e mezzo fa la commissione Salute arrivò a un passo dal via libera, salvo poi veder saltare il voto finale all'ultimo momento. È in questo scenario di stallo che si inserisce ora il testo di Forza Italia, che prova a riaprire la partita ripartendo dal modello che il centrodestra ha già sperimentato altrove. Pellegrino e Tomarchio rivendicano un impianto che non introduce nuovi diritti ma interviene sull'organizzazione del servizio sanitario regionale, sul modello di quanto già fatto in Puglia da Marcello Lanotte (Forza Italia) e Napoleone Cera (Lega).
Anche in Piemonte si è riacceso il dibattito. La proposta di legge di iniziativa popolare della Coscioni ha già raggiunto il numero di firme necessario per procedere, mentre in un inedito asse Pd e Lega stanno lavorando in Consiglio regionale per chiudere un testo comune. Il caso veneto resta però il precedente più ingombrante, anche per le tensioni interne che ha provocato: la legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” è passata il 2 settembre con 32 sì, 14 no e 5 astenuti, ma il fronte del centrodestra si è spaccato: Fratelli d'Italia ha votato compattamente contro, la Lega si è divisa tra l'ala di Zaia favorevole e i contrari guidati dal capogruppo Riccardo Barbisan. Forza Italia si è spaccata a sua volta.
Un modello che a Palermo, per ora, non sembra riproporre le stesse fratture: sentiti dal Foglio, i capigruppo di maggioranza mostrano cautela più che contrapposizione frontale. Per Fratelli d'Italia parla il capogruppo Giorgio Assenza, che prende tempo in vista dell’arrivo in aula del testo: “Non abbiamo ancora fatto riunione per valutare il disegno di legge, ma la nostra posizione sarà in sintonia con quella nazionale: siamo contro l'accanimento terapeutico ma al tempo stesso contro l'eutanasia. Magari valutando insieme o apportando qualche correttivo si potrà giungere a un progetto condiviso”.
Mentre la Lega apre di più. “Affrontiamo il tema con grande senso di responsabilità – ha spiegato Salvo Geraci, capogruppo del Carroccio all’Ars –, consapevoli che si tratti di una materia eticamente sensibile che richiede rispetto. Riteniamo che qualsiasi intervento debba essere rigorosamente coerente con il quadro normativo e con le pronunce della Corte costituzionale, senza che le Regioni travalichino le proprie competenze. Il disegno di legge presentato da Forza Italia all'Assemblea regionale siciliana rappresenta un contributo al dibattito e merita un confronto approfondito in Commissione”.
Anche dall'opposizione arriva un segnale di disponibilità. Giovanni Burtone, del Pd, conferma che il testo di Forza Italia sarà discusso martedì in commissione Salute. Il deputato dice di “fidarsi del lavoro dei colleghi di Forza Italia, convinto che internamente alla coalizione di centrodestra si lavorerà per trovare un'intesa”. Pone però una condizione: l'obiettivo suo e del Pd, spiega, è arrivare a “una legge seria e rispettosa” non “una legge qualsiasi sul fine vita”. Per questo, aggiunge, il confronto con Forza Italia ripartirà anche dal vecchio ddl del 2024, nel tentativo di costruire un percorso “condiviso tra maggioranza e opposizione”.
Dietro all'iniziativa ci sono i numeri di un problema che in Sicilia resta sommerso più che altrove: circa 130 telefonate al mese, oltre 1.500 in un anno, arrivano all'associazione Luca Coscioni da chi cerca informazioni sul fine vita. Le Dat, le disposizioni anticipate di trattamento, sono salite a 15.538, una ogni 226 maggiorenni, con un incremento del 15 per cento in due anni, ma restano lontane dalla media nazionale di una ogni 166 abitanti. Se il testo di Pellegrino e Tomarchio riuscirà a fare da apripista per un accordo di maggioranza, come auspicato dallo stesso Assenza, o resterà l'ennesima proposta ferma in un cassetto dell'Ars, lo si capirà nelle prossime settimane, quando i gruppi di FdI e Lega scioglieranno la riserva. “Il Veneto rappresenta certamente un punto di riferimento per il metodo con cui ha affrontato questa materia – conclude il leghista Geraci -, ma non esistono modelli da copiare automaticamente. La Sicilia ha una propria realtà sanitaria e istituzionale e dovrà costruire un percorso coerente con le esigenze del territorio”.