Il Veneto approva la legge sul fine vita: è la vittoria di Zaia, centrodestra in tilt

Dopo anni di battaglie, l’ex governatore porta a casa una partita delicata: favorevole gran parte della Lega e dell’opposizione, contrari i consiglieri di FdI, astenuti quelli di Forza Italia. Esultano Cappato e gli attivisti per i diritti civili: “Scelta rispettosa delle libertà di chi soffre”. E' la prima volta in una regione guidata dal centrodestra

2 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:17
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Foto Ansa

Il Veneto rompe il tabù: passa la legge sul fine vita, fortemente propugnata da Luca Zaia nel corso degli ultimi anni. Anche in rotta con parte della coalizione di maggioranza – che infatti durante il voto si spacca – pur di assicurare una normativa locale che tuteli i diritti dei malati terminali e l’accesso certo alle cure palliative. È la prima regione guidata dal centrodestra a tagliare questo traguardo, unendosi a Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. 32 voti favorevoli, 14 contrari, 5 astenuti. È la vittoria e la rivincita del Doge, che da presidente del Consiglio riesce a realizzare quel che aveva mancato due anni fa da governatore: allora un’analoga legge era stata bocciata per un solo voto, quello della consigliera del Pd Anna Maria Bigon. A riprova che il tema travalica le consuete dinamiche di partito.
Bigon, che è stata ricandidata e rieletta tra le file dem – amen –, questa volta ha votato a favore. E con lei il resto del centrosinistra, compatto. Gli unici pareri contrari fra i banchi dell’opposizione sono arrivati dai due consiglieri di Resistere Veneto, guidato dal medico antisistema Riccardo Szumski. Ma è sul versante dei partiti di governo che si è assistito all’imprevedibilità più totale. La Lega in gran parte ha votato a favore, soprattutto l’ala zaiana, ma non tutta: contrario il capogruppo Riccardo Barbisan – nonostante la definisca una “buona legge” – e il suo vice Filippo Rigo. Si astiene il nuovo commissario regionale Andrea Tomaello. Favorevole invece il presidente Stefani, da sempre vicino a Salvini, che nella circostanza ha spiegato di “andare ad approvare una legge che potenzia le cure palliative, istituisce un comitato bioetico regionale e non il suicidio medicalmente assistito: qualcosa di già delineato da alcune recenti sentenze della Corte costituzionale”.
Il fronte del no si è levato soprattutto dai banchi di Fratelli d’Italia, indispettiti dall’esito della votazione – che fatti alla mano manda in testacoda l’intero centrodestra. Due consiglieri di Forza Italia si sono astenuti: il terzo, il giovane Jacopo Maltauro, si è espresso invece a favore. A seguire l’intera vicenda, durata due giorni di lunghe discussioni, a Palazzo Ferro Fini a Venezia c’è stato anche Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e da sempre in prima fila per il riconoscimento dei diritti civili. L’opinione pubblica in Veneto era stata colpita soprattutto dal caso di Stefano Gheller, affetto da distrofia muscolare per una vita: dopo anni di estenuanti battaglie ottenne il via libera per il suicidio medicalmente assistito, ma morì prima di potervi ricorrere a causa delle complicanze da Covid nel 2024. “La speranza è che i consiglieri regionali come persone scelgano di ascoltare la sofferenza dei malati”, ha detto Cappato prima del voto. “E di occuparsi di quello, più che delle direttive di partito, di coalizione, di disciplina”.
Alla fine la fumata bianca è arrivata, ma non senza un’infinità di emendamenti: sui 38 depositati, ne è passata circa la metà. Fonti di Fratelli d’Italia sostengono che “la legge così approvata è stata stravolta” rispetto al testo di partenza, ma hanno tutto l’interesse a minimizzare il risultato. Per il fronte Zaia, memore del nulla di fatto nella scorsa legislatura, la via del compromesso formale era l’unica in grado di portare a una maggioranza alle urne. Così il Doge esulta: “Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema”. E che i contenuti sostanziali della legge siano rimasti integri, in buona parte, lo conferma lo stesso Cappato: “Sono stati approvati emendamenti che garantiscono tempi ragionevoli dell’intera procedura, a tutela della dignità della persona e in linea con i più recenti pronunciamenti costituzionali sulle leggi delle regioni Toscana e Sardegna. L’approvazione della legge in Veneto conferma che ‘Liberi Subito’ è una proposta che non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione”. Al contempo, senza l’impegno di Zaia non avrebbe mai visto la luce. E questo è un fatto politico.