Milano ha bisogno di un sindaco che non si adegui. Io dico: Carlo Feltrinelli

La famiglia Feltrinelli ha costruito la propria fortuna nella città, le loro librerie sono i luoghi di ritrovo più diversi che si possa immaginare dalla scema Milano da bere. C'è bisogno di un primo cittadino inadeguato, espressione di una grande tradizione milanese: il lago in cui pescare è quello dell'editoria

7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:31
Immagine di Milano ha bisogno di un sindaco che non si adegui. Io dico: Carlo Feltrinelli

Foto ANSA

In attesa che il ridicolo balletto sulle primarie sì - primarie no per le prossime politiche abbia un minimo senso, si sta facendo più concreta la prospettiva del nuovo sindaco di Milano. Negli ultimi anni Milano ha avuto ottimi amministratori che hanno saputo valorizzare la città, trasformarla in vera capitale europea. Primo fra tutti Albertini, che ha segnato la strada per una nuova urbanistica con visione architettonica. Albertini era un imprenditore nella specifica tradizione meneghina del fare. La Moratti rientra nella stessa tradizione. Pisapia era un noto e apprezzato libero professionista, prestato alla politica. Cosa voglio dire? Che amministrare Milano è profondamente diverso dall’amministrare Bari e tantomeno Roma. Moratti portò Expo a Milano grazie alle relazioni di famiglia e alla sua prestigiosa agenda. Fosse andato un funzionario di partito portavamo a casa, forse, una mostra canina.
Il sindaco di Milano deve avere una grande credibilità internazionale, deve saper stare a tavola con re, regine e mascalzoni della Silicon Valley.
Sono stato a Venezia assessore alla cultura con Massimo Cacciari. Quando chiusi i finanziamenti a una ridicola tradizione che organizzava incontri letterari imbarazzanti per massaie morenti, si indignarono i vecchi arnesi, i politici di professione: Parenzo è inadeguato per quel ruolo. Vero, ero inadeguato perché non sapevo adeguarmi. Bontà loro, i responsabili delle fondazioni culturali si dichiararono inadeguati anch’essi.
Milano oggi ha bisogno di un sindaco inadeguato. Che non sia espressione del cosiddetto campo largo (definizione che porta sfiga quanto il “terzo polo” che mi ha perseguitato per una vita). Deve essere espressione di una grande tradizione milanese, di una imprenditoria intelligente, qualcuno per il quale Milano abbia motivo di stima e, perché no, di gratitudine.
Milano è la capitale incontrastata dell’editoria e proprio questa industria è ricca di nomi straordinari, i Mondadori, i Rizzoli, i Mauri solo per citarne alcuni. Io penso sinceramente che questo sia il lago in cui pescare. E penso che Carlo Fitzgerald Feltrinelli sia un nome straordinario sul quale riflettere. La famiglia Feltrinelli ha costruito la propria fortuna a Milano e l’editoria è solo la più nota attività. Le librerie Feltrinelli (12 solo a Milano!) vengono aperte anche in Sudamerica. In città sono i luoghi di ritrovo più diversi che si possa immaginare dalla scema Milano da bere.
Carlo Feltrinelli è assolutamente inadeguato. Impossibile che si possa adeguare alle aspettative spartitorie dei partiti. CF è inadeguato esattamente quanto lo è stato Angelo Guglielmi a dirigere una rete televisiva.
Ma CF ha un’agenda e relazioni come pochi. Può chiamare chi vuole per urbanistica, edilizia, economia, ecc. Può costruire una giunta e una squadra straordinarie. Un sorprendente dream team. Alla cultura da Michele Serra a chi volete voi. Non Saviano please. Date un’occhiata al catalogo Feltrinelli. Penso ovviamente a una sorta di utopia, ma di questo abbiamo bisogno. Che gli venga affiancato un bravo culo di pietra, un uomo macchina come si fa nei quotidiani. Un funzionario di partito ottimo come numero due. Che venga disturbato ogni tanto per tagliare un nastro. Che non gli si conceda di affermare che Dio esiste e si chiama Bob Dylan. Ci vorranno delle accortezze.
Pensare a CF sindaco già aiuta a uscire dalla noia e dal banale. Vi sembra poco? In questo salutare esercizio anche la destra sarebbe costretta a uscire dal grigiore del gran bollito e a immaginare candidati brillanti. Per restare nell’editoria, quanto sarebbe stimolante un ballottaggio Feltrinelli-Mondadori ovvero Carlo-Marina?! (che in micro già si annusa nei cda Adelphi). Tutto il resto è noia, prossimamente su questi schermi.
Per fortuna il centrodestra, come si sa, non legge e non studia, se no si sarebbe già inginocchiato ai piedi di Gabriele Albertini, che voterebbe anche uno che vota e ha votato, ahimè, a Venezia.
Devo aggiungere le scuse più sincere e profonde a CF che non mi sono sognato di avvertire di quanto sopra, con l’aggravante che lo penso veramente.