L’economia è stata croce e delizia del melonismo

Sei numeri per capire cosa ha fatto e cosa no il governo Meloni, il più longevo della storia repubblicana

6 SET 26
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Foto Ufficio Stampa Palazzo Chigi per LaPresse

È la settimana del record: Giorgia Meloni ha festeggiato a Bari i 1.412 giorni del governo più longevo della storia repubblicana. Ma per capire davvero questi quattro anni servono altri numeri, tre positivi e tre negativi. Tra i primi c’è lo spread, sceso dai 232 punti dell’ottobre 2022 a circa 80: quasi due terzi in meno. Poi l’occupazione: da 23,2 a 24,4 milioni di occupati, oltre un milione in più, con il tasso di disoccupazione sceso dal 7,8 al 5,8 per cento. Infine l’export: da 626 miliardi nel 2022 a 643 nel 2025, mentre il saldo commerciale è passato da meno 31 a più 51 miliardi. Le ombre, però, sono altrettanto evidenti. La crescita resta debole: nel 2025 l’Italia è cresciuta dello 0,5 per cento contro l’1,4 dell’area euro. La pressione fiscale è salita dal 41,7 per cento del Pil nel 2022 al 43,1 nel 2025. E salari e costo dell’energia restano punti dolenti, nonostante il boom del recupero dell’evasione, passato da 20,2 a 29 miliardi. L’economia è stata così croce e delizia del melonismo: prudenza, credibilità, occupazione e fiducia degli investitori da una parte; poca crescita, tasse alte e bollette care dall’altra. Meloni ha avuto successo dove molti prevedevano il fallimento, sulla credibilità. Ora deve riuscire dove finora ha convinto meno: trasformare quella credibilità in crescita.
         
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