A Milano è psicodramma dem su Calabresi, ma parlano tutti tranne la segretaria

Che dire mentre Schlein tace? Intanto, via social o dal vivo, ci pensano gli altri, i molti che si sono detti disponibili a correre alle primarie, pur nel silenzio di Majorino che pareva il candidato ideale schleiniano. Intanto il giovane e ultra-rosso Pacini si prepara all'uscita del suo libro: "Una cosa di sinistra"

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Foto Ansa

Roma. Metti la sera del 3 settembre a Milano, al cospetto del sindaco di centrosinistra uscente Beppe Sala e del capogruppo dem al Senato e plenipotenziario schleiniano Francesco Boccia, sotto il tendone del circolo Arci Corvetto, con 35 gradi umidi fuori e una scritta rosa che vorrebbe illuminare di positività gli animi non serenissimi del Pd milanese e non: “E’ tempo di passioni felici”. E di chi, si domandano perplessi i dem locali, convenuti all’apertura della festa proprio nei giorni in cui l’uscita dell’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi dall’assetto aziendale di Chora e Will Media ha dato l’accelerata là dove aveva frenato la segretaria Elly Schlein, assente non a caso alla kermesse meneghina (lontano dagli occhi, lontano dal cuore del problema). “E’ presto”, aveva infatti detto Elly qualche giorno fa. Presto per affrontare il nodo del candidato sindaco di Milano nel post Beppe Sala. E però lui, Calabresi, il probabilissimo e imminente auto-candidato, sarà alla festa dell’Unità locale il giorno 12, a colloquio con Don Ciotti. Intanto loro (Sala e Boccia), il 3 sera si sono trovati con l’elefante nella stanza: che fare? E soprattutto: che dire mentre lei (Schlein) tace? Intanto, via social o dal vivo, parlano gli altri, i molti che si sono detti disponibili a correre alle primarie, pur nel silenzio di colui che pareva candidato ideale schleiniano numero uno, il consigliere regionale dem Pierfrancesco Majorino, lungo la cui strada si è piazzato ora Calabresi, subito sostenuto dai centristi Carlo Calenda e Pina Picierno. Parla dunque la vicesindaca Anna Scavuzzo e parla Carlotta Cossutta, mentre alla festa gli astanti mangiano salamelle, e parla il giovane e ultra-rosso assessore dem al Municipio 1 Lorenzo Pacini, dopo un’estate trascorsa a distribuire angurie ad accaldati e non abbienti e alla vigilia dell’uscita di un libro – il suo – che dice tutto fin dal titolo: “Una cosa di sinistra-Come far tornare alla politica chi non ci crede più” (ed. Ponte alle Grazie, in libreria dal 18). E’ un saggio, ma è già anche un manifesto (non è un mistero, infatti, che Pacini, oltre l’eventuale vittoria di Calabresi, di cui, dice un dem milanese, “è improbabile che possa fare l’assessore”, nutra ambizioni nazionali). Detto e fatto: nel volume Pacini avverte che “in Italia c’è una sola emergenza, quella sociale”, che “la sicurezza, gli sbarchi e i maranza” sono solo “diversivi” e che “i miliardari non sono un modello, ma il nemico”. A quel punto scatta la domanda: ma se vince Calabresi, Pacini collaborerà con un simile moderato? “Prima facciamo le primarie”, dice Pacini al Foglio, “prima troviamo il modo di abbattere il costo della vita per i cittadini milanesi con proposte di sinistra coraggiose, poi viene tutto il resto. Non si fanno accordi prima del voto, facciamo politica e si costruisce il lavoro collettivo con la forza delle idee per la città”.
Non ancora pervenuta dunque Shlein, dopo la mossa del cavallo di Calabresi – che a Milano è vista come fortemente ispirata dalla squadra degli ex arancioni, la sinistra civica e post-socialista che nel 2011 ha portato alla vittoria Giuliano Pisapia, dall’allora capo di Gabinetto Maurizio Baruffi in giù. Non pervenuta, Schlein, mentre, nell’ombra, si scalda per annunciarsi ufficialmente Majorino (per beffa o regalo della sorte, anche ex assessore di Pisapia) e mentre il Nazareno borbotta (della serie: non ci sarà di mezzo la minoranza riformista?). Intanto, sotto al tendone Arci, vanno in scena Sala e Boccia. Il primo non sembra neanche più Sala (forse anche in vista del futuro che lo aspetta nel prossimo Parlamento nazionale): loda Schlein, dice che la voterebbe in caso di primarie nazionali e si erge sulla vetta di un prima inarrivabile pensiero: è pronto a prendere la tessera del Pd. La parte più difficile tocca a Boccia: a domanda diretta sulle primarie deve dire tutto ma anche niente, e cioè che le primarie fanno parte del dna del Pd (ma mentre descrive il Pd come partito leader nel centrosinistra), e che prima “viene il programma condiviso” e poi, “in un minuto”, si troverà il leader (Conte non è in ascolto, per fortuna). E Milano? Beh, se non si trova una candidatura unitaria, allora ben vengano tutte le disponibilità, Calabresi compreso. Un Calabresi su cui aleggia, proprio da Repubblica, il monito dell’architetto Stefano Boeri, ex candidato alle primarie ai tempi di Pisapia: “Io mi ci si sono schiantato. Attento, il Pd può essere un animale a molte teste”.