Politica
Duello in Senato •
“Sul ballottaggio Pera dice tre falsità sulla posizione del Pd”. Parla il dem Parrini
"Mai il centrosinistra, negli ultimi 35 anni, ha sostenuto il ballottaggio separatamente dall’abolizione del bicameralismo paritario. Perché è ovvio che l’esistenza di una sola Camera che dà la fiducia è condizione di fattibilità di un doppio turno nazionale. In questo senso c’è incompatibilità tra la Costituzione e la proposta di Pera”, dice il senatore
4 SET 26

Foto Ansa
Marcello Pera, filosofo, ex presidente del Senato, senatore di FdI, ha difeso ieri a spada tratta sul Foglio il suo emendamento sul ballottaggio, e lo ha fatto anche accusando il Pd e il senatore dem Dario Parrini che parla di incostituzionalità, di aver dimenticato il proprio passato. Voi nel Pd lo volevate, il ballottaggio, lo avete voluto a più riprese, dice Pera, anche stigmatizzando quella che gli sembra una reiterata tendenza al cambio di opinione, anche in vista del voto del 2027, da cui l’epiteto 'tarantolato di Elly Schlein' affidato al collega dem. Chiamiamo Parrini per chiedere se si senta un tarantolato. “A questo tipo di insulti non ho niente da replicare”. Sul resto, invece, Parrini contro-accusa Pera di dire non una, ma “tre falsità” o quantomeno “grosse inesattezze”. “Primo: mai il centrosinistra, negli ultimi 35 anni”, dice Parrini, “ha sostenuto il ballottaggio nazionale separatamente dall’abolizione del bicameralismo paritario, perché è ovvio che l’esistenza di una sola Camera che dà la fiducia al governo è condizione di fattibilità di un doppio turno nazionale, e in questo senso c’è incompatibilità tra la Costituzione e la proposta di Pera”.
Parrini porta vari esempi: “In particolare la Bicamerale D’Alema e l’Italicum con la riforma costituzionale connessa, due vicende in cui la proposta del ballottaggio nazionale presupponeva il superamento del bicameralismo paritario. Altra cosa sarebbe ragionare di formazione del Parlamento tramite il doppio turno di collegio uninominale. Quello è un sistema perfettamente compatibile con la forma di governo parlamentare e applicabile anche col bicameralismo paritario. Ma, come Pera ben sa, il doppio turno nazionale sta a quello di collegio come un ombrello a un ferro da stiro. È proprio un’altra cosa”. Secondo: “Nella campagna per abolire il bicameralismo paritario in occasione del referendum costituzionale del 2016 feci un centinaio di incontri pubblici per il Sì, uno anche con Marcello Pera a Lucca. Quindi che mi arruoli tra i fautori del No nel referendum di dieci anni fa mi fa semplicemente tenerezza. È un caso di ‘amnesia faziosa’”. Quanto all’intervento della Consulta, terzo punto da contestare a Pera, dice Parrini, “nella sentenza del 2017 – sentenza che Pera evidentemente ha letto male – la Corte Costituzionale non dette affatto il via libera al ballottaggio connesso al bicameralismo paritario. Indicò alcune condizioni concrete da rispettare per fare il ballottaggio ragionando sul caso concreto che aveva di fronte, ovvero il caso di una legge elettorale a validità monocamerale. Si espresse su una norma - l’Italicum - che proprio per le ragioni suddette era valida per la sola Camera, e che non aveva senso senza l’approvazione della riforma costituzionale di superamento del bicameralismo paritario che la accompagnava, tant’è che morì politicamente insieme alla caduta della riforma costituzionale, in seguito alla sconfitta al referendum del dicembre 2016. La sentenza della Corte seguì di qualche mese”.
Ma cosa potrebbe dire la Corte su una legge con ballottaggio nazionale su sfondo di bicameralismo paritario? “Ho le mie idee. Ma voglio stare ai fatti, diversamente da Pera. E il fatto sicuro è che la Corte Costituzionale non si è mai pronunciata sul punto, né sulla sostenibilità dei numerosi esiti paradossali e contraddittori che disposizioni del genere sono suscettibili di produrre”. Ma c’è anche un’altra questione che preme a Parrini: “Davvero non posso credere che un ex presidente del Senato non capisca che questa è roba da Circo Barnum, politicamente parlando: mettere il ballottaggio nella prima versione della legge elettorale, poi toglierlo prima del voto della Camera vantandosi di averlo tolto per seguire le obiezioni dei costituzionalisti (ministra Casellati dixit), salvo infine rimetterlo in scena al Senato perché nel frattempo Vannacci è cresciuto nei sondaggi. Questo ha fatto il centrodestra. Questo lo hanno visto anche i bambini e immagino anche il senatore Pera. Al quale domando se trova decoroso questo Circo Barnum, questo fare le leggi elettorali con la sondaggite, a colpi di maggioranza e in maniera spudoratamente opportunistica, non pensando agli interessi di lungo periodo del paese ma solo a quelli a brevissimo termine di una sola parte”.