Politica
l'intervista •
Lo scolapasta di Pera: “Non faccio l’eroe, pronto a ritirare la norma sul ballottaggio”. Salvini? “Ha coccolato Vannacci e ora?”
Il filosofo, l’ex presidente del Senato, oggi senatore di FdI, è il babbo dell’emendamento sul ballottaggio: “Ho indossato le vesti del suggeritore non certo quelle del protagonista. Ora tocca alle forze politiche”
3 SET 26

Foto ANSA
Marcello Pera non indossa lo scolapasta. Il suo emendamento sul ballottaggio? Dice Pera: “Evita la palude, il ricatto delle forze estreme e aiuterebbe anche Schlein. Lo scontro Meloni-Schlein diventerebbe un duello alla Coppi e Bartali”. La norma Pera è la norma anti Vannacci? “Il generale viareggino ha tanti omologhi a sinistra. Vero professor Conte?”. Gli attacchi ibridi della Russia in Germania? “Sento i tamburi di guerra in Europa. Li prendo sul serio e li temo”. E Salvini? “Non lo capisco. Ha coccolato Vannacci, lo ha fatto crescere e ora che la Lega è stata superata nei sondaggi, che fa?”. Caro Pera, è rimasto solo? “Sì, sono solo”. Pera ritirerà l’emendamento? “Deciderò avendo sentito la maggioranza. Ma non metterò in testa lo scolapasta per fare l’eroe”.
Marcello Pera ama questa sua speciale e ultima solitudine. Il filosofo, l’ex presidente del Senato, oggi senatore di FdI, è il babbo dell’emendamento sul ballottaggio. Gli chiedo se sia pentito e cosa si prova a far la parte dell’uomo solo. Mi risponde con allegria, quella dei “benedetti” toscani: “Sì, sono solo, perché ho presentato da solo l’emendamento ed è giusto che, per ora, da solo resti. Come avevo detto, chiedevo a tutti, in primo luogo al mio centrodestra, una riflessione seria e un dibattito meditato. Ho indossato le vesti del suggeritore non certo quelle del protagonista. Ora tocca alle forze politiche”. Quando finisce di dirlo gli ricordo che la possibilità che la sua norma venga votata è ormai minima e che la sua battaglia sta già passando come una bella battaglia al valore. Pera non la prenderebbe come una sconfitta, anzi: “Beh, se facessero riflessioni diverse dalle mie, me ne farei una ragione e anche io farei le mie riflessioni. Faccio di mestiere il filosofo e non ritengo che la verità sia vox populi, che è una aberrazione dei relativisti. E però se io mi alzo in Aula e dico ballottaggio e duecento senatori mi dicono ballottaggio no, un pensiero ce lo devo fare. Anche se continuo a pensare che la mia soluzione sia la migliore, lo scolapasta dell’eroe in testa non me lo metto”. Sorridiamo. Con la metafora dello scolapasta in testa elenchiamo tutte le obiezioni del Pd e del senatore Dario Parrini, il Pera della sinistra, che parla di incostituzionalità. Il vero Pera dice che “sì, lo sento anche io il senatore Parrini che parla di incostituzionalità del ballottaggio. Ma gli devo ricordare io la storia del suo partito a partire dal programma della ‘gioiosa macchina da guerra di Occhetto’ nel 1996, che il ballottaggio lo chiedeva? E la Bicamerale D’Alema? E la proposta condivisa da D’Alema e sottoscritta da Berlusconi, Mattarella, Nania, Salvi, Cossutta, Boselli e tutti? E le tesi dei saggi del governo Letta? Tutte approvate da Parrini. E i disegni di legge Nicoletti, Bazoli, Rosi Bindi e altri del 2013 per introdurre il ballottaggio quando addirittura Camera e Senato avevano elettorati diversi? Tutte sostenute da Parrini. In realtà questo solerte senatore che cambia opinione ogni anno è così spaventato di non essere rieletto che diventa il tarantolato di Elly”.
Come in filosofia, Pera ha ingaggiato Parrini come rivale nella controversia. Provo a recitare la parte del senatore Pd e come Parrini chiedere: professore, ma non crede che il bicameralismo sia un ostacolo al suo progetto sul ballottaggio? E la Corte? Pera lo riconosce: “È vero, il bicameralismo perfetto è un ostacolo, ma la Corte costituzionale ha già detto che si può superare. E poi quando Renzi cercò di eliminarlo, io feci campagna elettorale per il Sì e il Senatore Parrini si oppose”. Gli domando perché l’uomo che dialogava con Popper si sia oggi incaponito sul ballottaggio, una materia così poco italiana e Pera, quasi a rivendicare ancora e meglio, risponde che è vero, “si, ha ragione, sono incaponito perché, secondo me, ha dei vantaggi preziosi. In primo luogo il ballottaggio evita la palude parlamentare che nasce quando non c’è alcun vero vincitore e gli zerovirgola si accapigliano. Poi evita i giochini di Palazzo. Col ballottaggio, chiuse le urne è anche deciso chi ci rappresenta e chi ci governa. Infine, il ballottaggio evita il ricatto delle forze estreme dalle quali, col turno unico, le coalizioni principali sono fatalmente attratte per avere una maggioranza numerica. Un autentico disastro”. Quando chiedo a Pera se il suo pensare sia un’arma contro i generali feccia e la sporca dozzina, i generali alla Vannacci che tifano Mosca, definiti dall’Ft, “cavalli di Troia”, il filosofo mi ferma, come a sottolineare che il pericolo riguarda anche la sinistra. Spiega Pera: “Non è solo questione di Vannacci. Il generale viareggino con simpatie moscovite ha tanti omologhi a sinistra. Vero professor Conte? Lei li sente i tamburi di guerra in Europa? Io sì, li prendo sul serio e li temo. Ora quando si deve decidere se inviare o no armi per difenderci, come si comporterebbe un governo che fosse condizionato da putiniani e pacifisti? Elly Schlein non riesce ancora a fare un programma unitario coi 5 Stelle perché ha in primo luogo questo ostacolo. Se domani fosse presidente del consiglio, come lo supererebbe? Il ballottaggio aiuterebbe anche lei, se ci pensasse seriamente”. Torniamo a parlare della meccanica dell’emendamento Pera, degli ostacoli che anche per la destra impedirebbe il ballottaggio. L’ex presidente riconosce che “ci sono ostacoli anche perché c’è non poca confusione sulla stampa e fra i politici, compresi i cosiddetti ‘sherpa’ del centrodestra” e aggiunge che “evidentemente, leggere e capire stanca. Ad esempio, si dice: il ballottaggio impedisce un appello al voto utile al primo turno. No, c’è da raggiungere la soglia minima del 38 per cento, perciò un appello convincente ci sarà per forza. Oppure si dice: neppure il ballottaggio garantirebbe una maggioranza assoluta. Falso: l’emendamento dice che, alla fine, la maggioranza avrebbe 220 deputati alla Camera e 113 al Senato. Ma l’avete letto? Oppure ancora si dice che il ballottaggio nazionale è incostituzionale per il Senato. Falso anche questo, l’ha detto la Corte, che ha aggiunto che il nostro sistema costituzionale ‘esige’ – si badi bene, ‘esige’ – maggioranze omogenee, il che non significa necessariamente lo stesso sistema elettorale per Camera e Senato, significa però che i due sistemi non devono ostacolare la formazione di una maggioranza coesa. Che si vuole di più?”. Eppure Pera è solo. Anche Meloni avrebbe accantonato questo pensiero stupendo per non irritare Salvini.
Pera che è stato voluto e candidato da Meloni “comprende” Meloni. Dice: “Meloni la capisco: è titubante storicamente, perché tanti a destra hanno sempre pensato di non poter portare la gente a votare al secondo turno. Ma se lo immagina la gente che non vota proprio il giorno in cui, di fatto, si elegge il presidente del Consiglio? Dopo che due settimane di dibattiti televisivi testa a testa da Mentana o da Vespa hanno trasformato il duello Meloni-Schlein o Meloni-Conte in un duello Coppi-Bartali?”. Continuo a domandare se non sia nient’altro che una trappola per ostacolare Vannacci e per spostare il suo bottino a Meloni, ma Pera si oppone: “Non è vero neppure questo. Con un turno solo, quanti seguaci di Vannacci voterebbero Meloni? Pochi, perché vogliono contarsi. Col doppio turno, quando Vannacci avrà fatto il pieno dei suoi parlamentari e il suo simbolo non sarà sulla scheda, quanti dei suoi seguaci direbbero sì a Meloni? Tanti, perché vogliono governare”. Mentre conversiamo gli faccio notare che Salvini continua a ripetere che la sua Lega non voterà mai l’emendamento sul ballottaggio. Pera da filosofo non si arrende a Salvini: “Non lo capisco. Si è coccolato Vannacci, lo ha fatto crescere e ora che la Lega è stata superata nei sondaggi, che fa? Ci fa un accordo oppure cerca di farne a meno? E come pensa di farne a meno col turno unico? Anche Forza Italia ha un problema: se vuol restare una formazione liberale e moderata non ha anch’essa necessità di rendere innocuo Vannacci? Con Noi moderati, è la stessa storia. Per favore, oltre a cercare di vincere a Milano, provate anche a Roma”. Un po’ più a Nord di Milano, a Berlino, la Russia ha iniziato ad attaccare l’Europa. Professore, entreremo in guerra? E Pera: “Siamo già in guerra, una guerra storta, ma sempre guerra”. Lo provoco ancora su Vannacci che è ormai il nuovo incubo. Con un secco “no”, mi saluta e infine alla domanda: professore, dunque lo ritira? Risponde: “Ascolterò la maggioranza. Valuterò quel giorno, le ragioni sono tante, ma io lo scolapasta non lo indosso”.
