Quattro anni dopo il governo s’è inceppato sugli aiuti a Kyiv: il nuovo pacchetto a rischio rinvio

Il sostegno all'Ucraina sfuma nella festa per il record di Meloni. E il decreto previsto per la fine dell'estate è ancora in lavorazione. Gli imbarazzi di Tajani ai vertici europei

4 SET 26
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C’è un filo sottile che tiene insieme l’apprensione del governo sulle potenziali ingerenze del Cremlino in Italia, i controtimori di “ansia anti russa di alcune cancellerie europee” espressi da Salvini e la decisione sull’invio del prossimo pacchetto di aiuti all’Ucraina. Così come il fatto che, nel festeggiare il record di governo più longevo, FdI abbia scelto di omettere la questione ucraina. Non è detto che Meloni, nel suo discorso di oltre un’ora, non faccia riferimento al sostegno a Kyiv. Eppure il grande elefante nella stanza è il dossier armamenti, su cui il governo continua a litigare e che potrebbe essere ulteriormente rinviato.
Lo si è evinto anche dalla visita che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto gli scorsi giorni a Wicklow, in Irlanda, per un vertice con gli omologhi europei. A margine del quale ha ripetuto che “dopo i 12 pacchetti di aiuto militare che abbiamo inviato, stiamo preparando un altro pacchetto”. Solo che anche ai colleghi europei che chiedevano dettagli Tajani non ha saputo dire di più. E lo stesso fa il ministro della Difesa Guido Crosetto che vorrebbe “aiuti veri, reali e non formali”. E secondo cui il pacchetto “a oggi non esiste”. Quando la premier Giorgia Meloni lo scorso 24 agosto partecipò da remoto alla riunione dei Volenterosi guidati dal presidente francese Emmanuel Macron, l’unico aiuto che potè rivendicare, in un consesso in cui si parlava di nuovi finanziamenti a livello europeo per oltre 6 miliardi di euro, fu “l’impegno italiano sul fronte umanitario in vista della stagione invernale, che proseguirà con l’invio di ulteriori generatori destinati in particolare a sostenere la resilienza della popolazione ucraina e a garantire la tenuta della rete energetica”. L’ultimo pacchetto di aiuti militari licenziato dal governo italiano, il dodicesimo, risale allo scorso novembre. Da allora nella comunicazione di Palazzo Chigi c’è stato un certo ricorso agli aiuti di natura civile, con circa 300 generatori elettrici inviati a strutture pediatriche. E sul fronte militare? La confusione non è poca. E dalla Difesa fanno capire come la riflessione sia ancora in corso, che insomma il decreto sia tutt’altro che pronto. Quasi si potesse preconizzare un rinvio oltre fine settembre. A luglio era stata la stessa premier a dire che sul punto “sarà il ministro Crosetto a valutare”. Quando poi sulla stampa era iniziata a circolare l’ipotesi che un piano fosse già pronto, il ministro aveva rilasciato una nota ufficiale per cercare di porre un freno alle speculazioni. In quell’occasione Crosetto chiarì che comunque quel pacchetto sarebbe passato come sempre dal Copasir. “Sarà così anche questa volta, non appena sarà possibile programmare un pacchetto di aiuti veri, reali e non formali. La disponibilità offerta, con francesi e inglesi, di fornire all’Ucraina la tecnologia per costruirsi, da soli, una difesa aerea, non è una novità ed è stata una scelta di buonsenso”. Aggiungendo però di essere colpito dal fatto che “si parli genericamente e in modo ideologico di aiuti all’Ucraina con tanto livore”. Riferimento non troppo velato e alle sparate continue di Vannacci e all’irrigidimento di Salvini che ancora, durante l’estate, ha chiesto di insistere sulla soluzione diplomatica. A esplicitare la grande confusione sotto al cielo c’hanno pensato, paradossalmente, le rassicurazioni fornite da Tajani che ha parlato di un pacchetto in “arrivo”, e che aspetta di firmare, come di consueto, d’accordo con i ministri Crosetto e Giorgetti.
In realtà la scomparsa del sostegno all’Ucraina dagli opuscoli auto celebrativi del governo dice pure qualcosa sui timori e sulle ritrosie che serpeggiano dentro Fratelli d’Italia. Mentre, sempre nella maggioranza, c’è chi fa notare che dopo Bari l’altro grande appuntamento nell’agenda del centrodestra sarà Pontida, in programma il 20 settembre. “Ed è improbabile che Salvinici arrivi dovendo giustificare con la sua base un altro invio di armi”, si sussurra nella coalizione.