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Salvini e Tajani danno buca a Meloni per la festa del governo a Bari
I vicepremier non saranno alla festa per il record di governo più lungo (almeno non in presenza e potrebbero collegarsi): il leghista ha preferito un evento della Lega in Toscana. Segno di un'insofferenza crescente nella maggioranza
3 SET 26

Festeggiano il record del governo ma si sentono ospiti. E allora entrambi, Matteo Salvini e Antonio Tajani, danno buca alla premier: se ci saranno (e non è detto) sarà solo in video collegamento. Al porto di Bari stanno ultimando i preparativi per la festa di venerdì, quella per festeggiare il record di governo più longevo di sempre: il palco è praticamente pronto, sono in arrivo oltre 10 mila militanti di Fratelli d’Italia, l’organizzazione procede sotto lo sguardo vigile del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni. E i vicepremier? Era stato loro riservato (anche a Lupi, che ci sarà) lo spazio usuale degli interventi poco prima di quello della premier. Ma guardando al contesto, alle bandiere dei Fratelli, al ceto dirigente meloniano, si capisce come quella sia per loro una festa ma solo a metà. Anche perché se ai vicepremier sono stati dati una decina di minuti a testa, poco più, la presidente del Consiglio dovrebbe parlare per oltre un’ora. Per questo entrambi hanno fatto sapere alla premier che non ci saranno (Salvini ha preferito la festa della Lega in Toscana), almeno non in presenza, e potrebbero intervenire in video collegamento. Il leghista l’aveva già fatto a Pescara prima delle europee, collegandosi in Dad.
Sono forse i contenuti che toccherà la premier, a inquietare ancor di più i suoi due vice. Come avevamo anticipato sul Foglio, uno dei punti pivotali del discorso di Meloni saranno i risultati ottenuti su immigrazione e sicurezza, nel bel mezzo delle settimane di crisi protratta con la Spagna. Anche per questo, s’è notato nelle ultime ore, Salvini ha ripreso a spararla alta riperticando la “castrazione chimica” riguardo al caso di abusi sessuali su una tredicenne (ma con scarcerazione) accaduto a Torino. Un nervosismo dettato anche dal fatto che la gestione degli sbarchi, con l’affaire “dublinanti”, ha riportato in auge il ruolo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, figura tecnica di cui Meloni si è fidata e che ha allontanato le ipotesi di avvicendamento al Viminale. Non solo: dal palco potrebbero essere annunciate nuove misure in campo di ordine pubblico. Così come potrebbe essere meglio definito il crono programma per procedere con l’apertura di nuovi Cpr. Questo sul fronte leghista, ma anche dalle parti di Forza Italia aspettano di vedere le battaglie rivendicate da Meloni in campo economico. Il taglio dell’Irpef, l’abbassamento del cuneo fiscale, sono considerate da Tajani nel Dna di FI. E però proprio in previsione della prossima legge di Bilancio, e anche in ragione delle promesse fatte ai sindacati “amici” come Cisl e (da qualche tempo) Uil, oltre che a Confindustria, dentro gli azzurri temono di essere superati nel ruolo di “riferimento del ceto medio”. Anche dalla limitatezza degli spazi di manovra nasce il famoso piano anti burocrazia lanciato improvvidamente nel bel mezzo dell’estate da Tajani (senza coinvolgimento dei ministri Zangrillo e Casellati) e finito nel nulla. Pure la Zes unica che dovrebbe essere estesa al nord è nel novero delle cose che si vogliono portare a casa di qui ai prossimi mesi (una mano tesa ai governatori leghisti del nord, con scorno del segretario).
Colta, insomma, la mala parata, Salvini e Tajani, mentre bisticciano di Russia e boicottano il ballottaggio, hanno preferito porsi la classica domanda da Ecce Bombo: mi si nota di più se vado e me ne sto in disparte o se mi collego controvoglia? Non esattamente l’emblema di un governo che taglia il traguardo affiatato.