Politica
dopo il voto in Veneto •
Il dialogo FI-Pd preoccupa i meloniani. Lo stop di Malan: "Il Fine vita non è nel programma"
I contatti tra Craxi e Boccia per provare ad accelerare sulla legge nazionale fanno suonare un campanello d'allarme dalle parti di Meloni, che teme cortocircuiti in maggioranza
4 SET 26

E' un timore che per ora corre sottotraccia tra via della Scrofa e Palazzo Chigi. Ma il dialogo tra Forza Italia e Pd sul fine vita, rinvigorito dall’approvazione della normativa regionale in Veneto, ha fatto accendere qualche spia dalle parti di Giorgia Meloni. Al di là delle celebrazioni per il governo più longevo della storia, del resto, le preoccupazioni non mancano: c’è il solito Roberto Vannacci, per esempio, e un dossier come il fine vita può creare fibrillazioni dove le posizioni sono diverse. Nella Lega inoltre è in corso una dura battaglia contro Matteo Salvini, che aggiunge altre incognite.
In questo quadro si fa spazio il potenziale gioco di sponda tra Pd, le altre opposizioni e FI. Il partito di Tajani è intenzionato, come ha spiegato Stefania Craxi, a chiedere la calendarizzazione del testo sul fine vita al più presto. Alla prossima capigruppo, anche con il sostegno dei dem. Che farà FdI? “Adesso siamo concentrati sulla legge elettorale”, premette Lucio Malan, capogruppo meloniano in Senato. “Ma sul fine vita la nostra posizione non è cambiata”. Di questa legge ne farebbero a meno, volentieri. Quanto al Veneto, dove FdI ha votato no al fine vita, Malan dice: “Mi sembra che questa non sia tra le materie regionali previste dalla Costituzione”. E tuttavia il Parlamento dovrebbe occuparsene, prima o poi. E potrebbe farlo scombinando gli schieramenti, con corrispondenze (più o meno inaspettate). “FI vuole una legge sul fine vita. Il Pd vuole la sua legge. Non escludiamo che si possa fare, ma certo non siamo noi a voler insistere e accelerare. Dopodiché è un tema che non fa parte del programma della coalizione”, avverte infine Malan, spiegando che il dibattito attiene alla “dinamica parlamentare”. Ma è proprio lì che potrebbero nascondersi le insidie per la destra di governo, anche perché pure sul Melonellum non tutte le sensibilità sono affini e con una manovra, l’ultima prima delle elezioni, che fornirà altro materiale su cui discutere. E dividersi. D’altra parte la freddezza di Antonio Tajani e Matteo Salvini sulla festa meloniana a Bari è un segnale che in Via della Scrofa non può essere sottovalutato.
