La procura militare indaga sui militari iscritti a Futuro Nazionale

L'iniziativa dopo un esposto presentato dal Sindacato dei Militari. L'ipotesi è la ricostituzione del partito fascista con la violazione della legge Scelba. Obiettivo dei pm è verificare "l'eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione Militare"

3 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:56
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La Procura Militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha avviato "accertamenti preliminari" in relazione a un esposto presentato dal Sindacato dei Militari nei confronti del generale Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini e in cui si ipotizza la ricostituzione del partito fascista con la violazione della legge Scelba. L'attività della Procura con le stellette "è in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate - spiega il procuratore in una nota - all'interno della struttura organizzativa Futuro Nazionale". Obiettivo dei pm è verificare "l'eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione Militare". 
Secondo l'avvocato difensore di Vannacci, gli accertamenti non riguarderebbero l'ipotesi di ricostituzione del disciolto partito fascista, come richiesto dall'esposto del sindacato, ma solo il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. "Anche in questa diversa prospettiva, nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare", ha fatto sapere l'avvocato Giorgio Carta. "L'eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice. In realtà – continua – nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all'interno di un partito politico". Per questo Carta dice di aspettarsi "che gli accertamenti si concludano rapidamente con l'archiviazione". 
Il segretario generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Comellini, che ha promosso il ricorso, ha spiegato: "Non tollereremo zone d'ombra né ambiguità istituzionali. Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi, che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla Magistratura militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l'uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l'uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione".