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La dolce morte delle buone intenzioni
La strada dell’eutanasia è sempre lastricata di ottimi propositi. Il caso Veneto
3 SET 26

Foto Ansa
Passa a larga maggioranza in Consiglio regionale a Venezia con i voti di una parte del centrodestra il progetto elaborato sulla base del testo dell’Associazione Coscioni. E’ la prima regione non guidata dal centrosinistra che adotta una legge per disciplinare il suicidio assistito sul proprio territorio, in attesa di una legge nazionale. Il testo del presidente della regione, Alberto Stefani, è misurato. Ma la strada dell’eutanasia è sempre lastricata di buone intenzioni. Le “garanzie” promesse oggi (e ce ne sono nella legge approvata in Veneto) non saranno valide domani.
Laddove l’eutanasia è normata (e normalizzata), da provvedimento pietoso e umanitario è diventata lo standard, moralmente indifferente, verso cui indirizzare con facilità tutte (troppe) le persone giudicate eleggibili: bambini disabili, malati psichiatrici, persone affette da solitudine e depressione. Prima arrivano i casi-limite raccontati come ingiustizia. Poi i giudici, invocando uguaglianza e dignità, smantellano un paletto. Poi i media normalizzano. Poi i medici si abituano e le commissioni di controllo diventano retrospettive, deboli. Infine il numero cresce non solo perché più persone chiedono, ma perché più persone vengono considerate eleggibili. La percentuale sui decessi totali sale: in alcuni paesi si avvicina oggi al 4-5 per cento (Belgio e Olanda). Il malato terminale e il depresso cronico, il maggiorenne e il minore “capace di discernimento”, chi è tenuto in vita da macchine e chi è “stanco di vivere” finiscono sulla stessa linea: differiscono per grado, non per genere. Quando si inizia a misurare la vita secondo criteri di autonomia, la compassione si rovescia in una pressione sottile, lo stato organizza la morte come una prestazione, la vita cessa di essere un bene indisponibile e diventa un bilancio tra costi e “qualità”. Siamo finiti nel piano inclinato, che non è una metafora allarmista, ma il modo in cui le norme mutano quando smettono di essere eccezioni e diventano cultura.