Politica
Che farà Azione? •
“Non vado a sinistra, ma Vannacci va arginato”. Parla Calenda
La legge elettorale alla prova degli emendamenti, i centristi in allerta contro il generale e il mancato invito alla festa dell'Unità
2 SET 26

Le parole sono importanti, non solo per Nanni Moretti. E dunque il leader di Azione Carlo Calenda, ex ministro e senatore, nel giorno in cui opposti emendamenti volano sulla legge elettorale, ribadisce le parole che due giorni fa ha scritto su X: “Vannacci è un fascista dichiarato e un portavoce di Putin. Una sua inclusione in una coalizione elettorale di governo obbligherebbe una risposta straordinaria e coordinata da parte di tutte le forze democratiche”. La frase è stata presa all’interno di Azione, secondo alcuni organi di stampa, come una dichiarazione d’intenti per un balzo nel centrosinistra. Calenda smentisce: “Non ho ricevuto un solo messaggio su questo dall’interno del partito. Ho detto e ribadisco che Vannacci è un fascista dichiarato e un portavoce di Putin, retribuito o meno si vedrà, e che, per queste due ragioni, si colloca fuori dall’ambito democratico”. Quindi in caso passasse il ballottaggio, e se il centro destra usasse il secondo turno per imbarcare Vannacci, si porrebbe “la necessità di arginare, punto”, dice Calenda. Intanto il leader di Azione “non aderirà a coalizioni incapaci di gestire l’Italia”.
Che cosa farà, quindi? “Continuerò a battermi per dare rappresentanza a un centro liberale riformatore e federalista europeo”, dice, mentre sulla legge elettorale vede svolgersi “sempre lo stesso spettacolo indecoroso: non puoi imbastire una legge con premio al 42 per cento perché pensi di arrivarci, però vuoi anche l’impianto proporzionale e il nome del premier indicato e il recupero del miglior perdente e le preferenze. Poi, siccome sulle preferenze arriva la bocciatura, fai delle mezze preferenze che come sortiscono l’unico effetto di scontentare le donne candidate. Dopodiché ti spaventi per sondaggi fatti su un campione di mille persone: Vannacci è troppo forte! Ed ecco il ballottaggio. Risultato? La rimessa in gioco delle ali estreme”. In che senso? “Se al secondo turno – cui tradizionalmente partecipano meno elettori che al primo – Vannacci ti porta un dieci per cento, non puoi certo ignorarlo. E la presenza di Vannacci nel centrodestra, in un modo o nell’altro, determinerebbe la rottura del sistema democratico italiano. E io non credo che FI possa stare in una coalizione, in un governo, in una maggioranza o in un’alleanza con Fn”. Intanto, mentre ci si arrovella sul “pateracchio”, la legge elettorale secondo Calenda, “gli italiani tornano dalle ferie con l’inflazione al galoppo. E’ pensabile che governo e opposizione parlino solo di legge elettorale e primarie?”.
A proposito, sembra che nessuno più le voglia, a parte Giuseppe Conte ed Elly Schlein. “Tutti sanno che la coalizione di centrosinistra si tiene con lo sputo e che una parte degli elettori di Pd ed M5s si volatilizzeranno, a seconda che vinca l’uno o l’altra. Quanto al centrodestra, si estremizza per guadagnare voti, ma se succede qualcosa di grave il paese andrà gestito insieme. Dico a Giorgia Meloni: in un momento in cui la democrazia italiana sta raggiungendo un punto di rottura, visto che all’orizzonte è spuntato uno che indossa i simboli di Avanguardia nazionale e dice cose che neanche nel peggior avanspettacolo, non sarebbe meglio un proporzionale puro, anche con soglia di sbarramento più alta, e un programma di governo ex post?”. Il contrario di quello che dicono nel campo largo. “E noi, in un quadro internazionale di estrema destabilizzazione, continueremo a fare quello che faremo: offrire un’alternativa a un bipolarismo impazzito che non produce nulla. Il governo Meloni sarà anche longevo e avrà pure tenuto il deficit sull’orlo del 3 per cento, ma in politica estera sbaglia tutto”. Queste cose Calenda le direbbe anche al Pd, ma l’invito alla Festa dell’Unità non è arrivato. Né lo scorso anno né (per tempo) quest’anno, nonostante lui vada, dice, ovunque lo si inviti. Quest’anno l’invito è cioè giunto fuori tempo massimo, nel senso che il capo dell’organizzazione schleiniano Igor Taruffi ha scritto al leader di Azione due giorni fa, a proposito di una polemica locale tra Azione e Pd, una frase che suonava come un “beh, se vuoi venire non c’è problema”. E Calenda ha pensato: “Beh, se è così anche no”.