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Avanti ma con juicio. Tutte le timidezze di Lega e FI sulla legge elettorale
Emendamento unitario sulle preferenze, ma sul ballottaggio (e anche sulla norma anti "cespugli") la destra si spacca. E ora Meloni teme le divisioni in FI e Lega (con i nordisti che chiedono il congresso)
2 SET 26

Non è ancora arrivata in Aula che già sulla legge elettorale si allungano ombre sospette. E c’è chi, nel centrodestra, evoca una settimana di “tribolazioni”. Come se già non ce ne fossero a livello internazionale, con Meloni che “esprime piena solidarietà alla Germania dopo l’attacco ibrido russo a Lipsia. La sicurezza dei nostri alleati è la sicurezza di tutti noi”. Era fissata per ieri a mezzogiorno la scadenza per la presentazione degli emendamenti allo Stabilicum. Eppure, dopo lungo discettare, in maggioranza sono sì riusciti a presentare un emendamento unitario per reintrodurre le preferenze, assecondandolo a un principio di alternanza di genere. Ma si sono dovuti (quasi) fermare lì, impossibilitati a procedere oltre. Un altro segnale preoccupante? Dopo aver fatto filtrare la volontà di presentare un emendamento per la reintroduzione del ballottaggio, Forza Italia ha desistito. Lasciando al solo emendamento Pera, presentato a titolo personale e non sottoscritto dalle altre forze di maggioranza, l’esplorazione per cercare di trovare una quadra nelle trattative dei prossimi giorni. Per dirla con la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi: “Forza Italia conferma comunque la propria disponibilità a valutare nell’iter parlamentare ogni proposta utile a rafforzare la rappresentatività, la stabilità e la governabilità, nel pieno rispetto della volontà espressa dagli elettori”. Alla fine la destra trova un accordo, oltre che sulle preferenze, anche su altri due emendamenti “minori”: nella procedura prevista per l’elezione del Senato della Repubblica con l’attribuzione del premio di governabilità e una ridefinizione dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Ma anche sulla cosiddetta norma “anticespugli”, la maggioranza si è mossa in ordine sparso: con un emendamento presentato da FdI, Lega e Noi moderati si chiede il ripristino della norma prevista dal Mattarellum con l’esclusione dal calcolo per la cifra elettorale nazionale solo dei voti di quanti sono sotto l’1 per cento (mentre alla Camera, con un emendamento di FI, si era fatta salire quella soglia al 3 per cento). E con i forzisti che quindi, anche in questo caso, si sono sfilati. In generale gli emendamenti sono 659: quelli unitari del centrosinistra sono 8 e prevedono dall’introduzione delle preferenze “totali” fino a un premio di maggioranza sopra il 45 per cento e l’eliminazione del candidato premier nel programma elettorale (in un estremo tentativo per evitare le primarie). Mentre sul ballottaggio si continua a fare melina, sebbene l’associazione LibertàEguale, animata tra gli altri dall’ex deputato del Pd Stefano Ceccanti, abbia lanciato un appello per l’introduzione del sistema a doppio turno.
Ciò detto, oltre alle apprensioni che sempre sembrano attraversare Forza Italia, soprattutto a ridosso dell’incontro che dovrebbe esserci tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi, grande nervosismo filtra soprattutto dalla Lega. La riunione con i tecnici di maggioranza di lunedì sera, infatti, si era conclusa con l’assoluta contrarietà del Carroccio verso il ballottaggio. E ieri il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli ai parlamentari ricordava: “Non lo votiamo”. Questo anche perché, si ragiona nella Lega, un meccanismo a doppio turno potrebbe avvantaggiare ancor di più Futuro nazionale di Vannacci proprio a discapito della Lega. Ma l’apprensione è anche per lo stato turbolento all’interno del partito, con altri rivoltosi del nord che ieri hanno chiesto un congresso straordinario e il ritorno al nome “Lega nord”. E con “fonti Lega”, cioè Salvini, che si sono dette stupite di leggere queste considerazioni “da chi ha lasciato in eredità 49 milioni di euro di debiti”. Un clima non pacifico che si accompagna alle tensioni per i lavori a Palazzo Madama, dove la componente nordista, guidata dal capogruppo Massimiliano Romeo, è più forte.