Peggio dell’ignoranza, la sottocultura. E forse sei tu il deplorable

Le fortune della destra dovute all’ignoranza? Bonaccini non ha messo in conto l’Italia e nemmeno chi si imbeve di pregiudizi, chi crede alle sciocchezze semicolte che girano sul web e nella tv perbenista, chi mangia pane e Costituzione senza sapere di che si tratti

30 AGO 26
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Secondo i sociologi Stefano Bonaccini, presidente del Pd, non ha torto. Addebitare le fortune della destra all’ignoranza è segno di puzza sotto il naso, una maledizione per la sinistra ex di classe, ma a parere del professor Giovanni Orsina è “un ragionamento condivisibile ed empiricamente fondato”, sebbene maledetto. Per l’Italia, questo strano paese, non si direbbe, visto che i famosi deplorables omofobi, razzisti eccetera, che è la definizione di Hillary Clinton dell’elettorato trumpiano prima di perdere le elezioni, si sono dovuti cercare un quartierino vannacciano, una loro Decima Mas, perché l’andazzo della destra vincente finora, la destra di governo, non soddisfaceva lo standard del brutto e cattivo. Anzi, si può dire che gli ex populisti del centrodestra hanno funzionato come una volta la scuola di partito delle Frattocchie, hanno indottrinato e irregimentato politicamente, a forza di votare von der Leyen, fare scuola di geopolitica, tenere i conti in ordine, abbracciare Zelensky, denunciare l’antisemitismo, masse una volta disponibili alle peggiori avventure del carattere e dell’intelligenza. Se pensiamo a luoghi dove il conservatorismo, che in Italia è tornato in auge con la destra meloniana, è stato o rischia di essere sconfitto dal nazionalismo, dallo spirito völkisch, dal folclore ottuso dei Maga, insomma se pensiamo alla Germania e agli Stati Uniti, le conclusioni possono essere diverse, molto diverse. Eppure a questi sconclusionati ma obbligati ragionamenti, per essere “empiricamente fondati”, manca qualcosa di essenziale.
L’ignoranza non è peggio della sottocultura. Se te ne stai sulle tue solo con il tuo rancore, ti affidi supino al mito della nazione, in modo più o meno sornione, trascuri di coltivare il significato delle istituzioni democratiche e della loro storia repubblicana, reagisci alla parola scientifica o alla complessità filosofica con un’alzata di spalle, se ti ingozzi di calcio e varietà e trascuri il cineforum, se vai appresso agli influencer invece di leggere buoni libri, non so bene come voterai, come ti farai una coscienza civile anche mediocre, così, da ignorante, chissà. Ma se ti imbevi di pregiudizi ideologici, credi a tutte le sciocchezze semicolte che girano sul web e nella tv perbenista, se il tuo romance etico è tipo Ranucci, se aderisci alla decostruzione di Derrida come fosse una tecnica di muratura, se anticipi con il sentimento ogni possibile banalità lineare, democratica, massificata con pretese, e in più ci metti il tuo giudizio saccente, se il tuo modo di vedere il mondo assomiglia pericolosamente a una trasmissione di Raitre o Radiotre, se ti lasci incantare dai romanzi non come don Chisciotte che voleva riscattare Dulcinea ma come la Bovary che voleva farsi una sveltina in carrozza con l’amore, se vivi la relazione cosiddetta con l’altro come in un asilo nido pedagogico, se mangi pane e Costituzione da mane a sera senza sapere di che davvero si tratti, se hai avuto la tentazione del famoso woke e poi subitanea la paura del politicamente corretto, fase 1, crazy, perché te l’ha detto AOC, ecco che la tua sottocultura comincia sfidare l’ignoranza, e in certi casi vince. Questo Bonaccini non l’ha messo nel conto, ma forse il deplorable sei tu.