La “carezza” di Meloni ai governatori anti Salvini: Zes al nord

La premier vuole estendere le semplificazioni anche per rispondere alle richieste di Zaia, Fontana & Co. Il segretario della Lega nel frattempo viene escluso dalle feste in Lombardia

29 AGO 26
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Ha un alleato che si è fatto nemici e allora adesso è lei che prova a carezzarli. Per Giorgia Meloni vale ancora quel che disse a Zaia: “Il nord troverà sempre un alleato nel governo, non un nemico”. Anche per questo la premier ha deciso di rassicurare i “rivoltosi” che da Matteo Salvini si aspettano “risposte prima di Pontida” e nel frattempo lo escludono dalle feste in Lombardia. Ecco allora la promessa di estendere la Zes unica a tutto il territorio nazionale, un’apertura importante perché c’è da sfidare il vaglio dell’Ue e le resistenze degli stessi ministri (chiedere a Urso). Meloni adotta insomma il lodo Ferretti (Giovanni Lindo): “Certo le circostanze non sono favorevoli, e quando mai. Bisognerebbe... bisognerebbe niente. Bisogna quello che è, bisogna il presente”.
Il primo a storcere il naso per l’estensione effettiva della Zona economia speciale (Zes) a livello nazionale era stato il sottosegretario per il Sud Luigi Sbarra. Se non altro perché, come aveva spiegato, al massimo “si potrebbero estendere le semplificazioni amministrative”, proprio per non andare incontro a richiami da parte dell’Unione europea. Un meccanismo evidenziato anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che per primo si era detto entusiasta della proposta. E che però, al contempo, aveva molto circoscritto il tipo di intervento. Tanto che il presidente lombardo Attilio Fontana a una festa della Lega non si tenne: “Come Lega abbiamo presentato una proposta di legge ma il ministro del Made in Italy fa: ‘Sì ma niente soldi’. E allora che me ne faccio? Vuol dire che mi prendi veramente per il c...”. I due poi, diplomaticamente, hanno ridimensionato dicendo di essersi spiegati. Ma il nodo finanziamenti è rimasto sul tavolo. Questo anche perché nel frattempo Confindustria, soprattutto il suo presidente Emanuele Orsini, ha iniziato a chiedere al governo un impegno concreto, sostanzioso. E anche in previsione dell’autunno e della lunga campagna elettorale che si aprirà nei prossimi mesi, Meloni s’è convinta che la Zes vada effettivamente estesa a tutto il paese. Comprendendo gran parte delle agevolazioni che finora, come ha ricordato la presidente del Consiglio giovedì sera all’evento di Affaritaliani “La Piazza”, hanno “generato un giro d’affari da 60 miliardi di euro nel Mezzogiorno, che ha contribuito a far crescere questi territori più della media nazionale. E’ sotto gli occhi di tutti quale sia l’impatto che sta avendo sulla crescita e sull’occupazione e vogliamo amplificarne i benefici”. Tra i governatori del nord, da Fontana al presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente del Trentino Maurizio Fugatti (e ovviamente Zaia, che però nel frattempo ha dovuto cedere il posto in Veneto ad Alberto Stefani, il quale dal fronte dei presidenti s’è un po’ distaccato), l’introduzione di misure a vantaggio delle regioni settentrionali vengono considerate come un completamento dell’autonomia differenziata, altro asset con cui, almeno questa è la speranza manifesta, si possa recuperare un po’ del voto identitario sui territori. Ma è ovvio che pur andando nella direzione auspicata, la Zes di per sé non dipanerà tutte le tensioni all’interno del Carroccio.
Di qui al 20 settembre, quand’è in programma il raduno nazionale di Pontida, infatti, ogni giorno è buono per il cosiddetto chiarimento che Fontana, Zaia, Romeo & Co. si aspettano dal segretario. Su questo versante, anche se sono segnali forse ancora in piccolo, diversi militanti (e non solo) hanno fatto notare come Salvini sia rimasto “escluso” da alcune storiche feste provinciali leghiste in Lombardia, tipiche della fine di agosto e che servono un po’ a preparare la base proprio in previsione di Pontida. Lo scorso anno il segretario aveva partecipato alla Bólgher Fest, una dieci giorni organizzata in provincia di Bergamo, la stessa del pratone, in cui quest’anno l’ospite d’onore è stato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo (ieri sera). Segno che questi appuntamenti stanno diventando sempre più un crocevia del malcontento nordista. Salvini, poi, per ora non risulta essere tra gli interventi in programma alla festa della Lega a Brugherio, in Brianza (l’anno scorso vi aveva partecipato). Mentre prenderà parte alla festa in agenda la prossima settimana a Oppeano, in provincia di Verona. Ecco spiegato perché in queste settimane, forse, il “Capitano” ha preferito rifugiarsi nel più neutro Trentino, precisamente a Pinzolo.
A ogni modo, oltre a offrire un ramoscello d’ulivo a un partito che rischia l’implosione, il dossier Zes al nord consente a Meloni anche di riequilibrare, sempre in vista del voto, l’attenzione al mondo produttivo. Non è un caso, insomma, che il 4 settembre, seppur da Bari, la premier oltre a rivendicare i risultati di quattro anni di governo lancerà una specie di agenda delle cose da fare di qui in avanti, di “conclusione della legislatura” (sempre che la legge elettorale passi, altrimenti “si va tutti a casa”, è il messaggio recapitato ai vicepremier riluttanti). Con cenni a una legge di Bilancio che dovrebbe contenere molte delle richieste per continuare nell’abbattimento del cuneo fiscale. E cercando di allargare (per quanto possibile) gli incentivi alle imprese. Chissà se nel frattempo la Lega sarà rimasta una sola.