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Lo scontro •
Tajani contro Salvini: "Tasse su extraprofitti sanno di Urss. Il governo fuori dal risiko bancario"
"Quanto sento la parola 'tasse' mi viene l'orticaria", dice il ministro degli Esteri. La risposta al pressing della Lega e del suo segretario per la tassa sugli extraprofitti bancari. È scontro anche sul risiko bancario. All'azzurro risponde il senatore del Carroccio Borghi: "Non vogliamo tassare i cittadini. Se Tajani ha altre priorità lo dica"

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Antonio Tajani nell’aula del Senato - foto LaPresse
"Sono contrarissimo alla tassa sugli extraprofitti, sa di Unione sovietica". Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivato al Meeting di Rimini, in merito alla tassa sugli extra contributi per le banche. Le dichiarazioni del vicepremier azzurro segnano l'acuirsi di uno scontro nel governo, visto che il principale sponsor nel centrodestra per introdurre la tassa alle banche è l'altro vicepremier, quello verde, Matteo Salvini.
"Io sono contrario a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l'orticaria", ha detto il segretario di Forza Italia. E continua: "Credo che si possa lavorare anche discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi. Deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore. Ma non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica".
Scontro anche sulle banche
Lo scontro è tutto sulle banche. Tajani infatti, rispondendo sempre a una domanda su Matteo Salvini sul risiko bancario, ha spiegato: "È il mercato che è sovrano e deve decidere cosa si fa. Non tocca al governo, non tocca alla politica infilarsi nel risiko bancario. La politica deve dare delle regole, vedere che le regole si rispettino e basta". Ieri il segretario della Lega sempre dal palco del Meeting aveva detto: "Spezzettare il Monte sarebbe un delitto". La risposta del ministro degli Esteri è basata sul presupposto che lui e Forza Italia sono "per il libero mercato". E quindi: "Non servono le banche dei partiti. A me non interessa avere una banca di Forza Italia, ma che ci sia un sistema bancario efficiente".
Tajani poi sottolinea quindi l'importanza delle banche di prossimità, "che sono quelle che aiutano quattro milioni di piccole e medie imprese, aiutano le famiglie ad accedere al credito", ma anche la necessità "di avere un sistema bancario che abbia anche delle grandi banche che servano a sostenere le grandi operazioni internazionali, cioe' una finanza che possa aiutare anche la internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale". L'obiettivo – conclude il vicepremier – è costruire "un sistema, non tocca alla politica decidere chi deve fare e che cosa deve fare".
Borghi (Lega) contro Tajani. La risposta di Nevi (FI)
Sulle parole di Tajani è intervenuto anche il senatore della Lega Claudio Borghi, rilanciando il nostro articolo: "Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni. L'alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula Von der Leyen e fare più deficit".
Il senatore continua: "Anche questo ci va bene. La scelta è semplice: o si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole di quella Ue che Tajani così tanto ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche". E poi, conclude Borghi: "Per la Lega l'unica cosa che non va è tassare i cittadini, le altre due possibilità vanno bene. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza".
A rispondere a Borghi è stato il portavoce nazionale di Forza Italia Raffele Nevi: "Borghi può dormire sonni tranquilli", ha detto. "Fin quando ci saremo noi, come ha più volte ripetuto il nostro segretario Tajani, non ci saranno mai tasse, su nessuno", ha spiegato all'Adnkronos. "Le tasse – continua – generano sempre problemi e indeboliscono a cittadini, imprese e complessivamente impediscono al paese di crescere. Certamente noi non accetteremo mai patrimoniali e non tasseremo nessuno seguendo l'esempio spagnolo. Quello è il modello che segue la Schlein".
Prosegue: "Noi proponiamo un altro modello che si basa sul dialogo", prosegue l'esponente di Forza Italia. "Dialogando in modo costruttivo e mettendo al centro l'interesse nazionale, con chi ha disponibilità si possono ricavare risorse molto più significative rispetto a quelle che si otterrebbero imponendo tasse che, come è già avvenuto durante i governi della sinistra, hanno solo generato fuga di capitali e contenziosi", conclude.