Meloni rinnova il sostegno a Zelensky (ma i nuovi aiuti sono in stand-by). FI contro la tassa sugli extraprofitti

Taglio delle accise da rifinanziare, nuovi aiuti all’Ucraina da mandare (forse entro settembre, ma c'è chi nella maggioranza si oppone) e le promesse fatte ad Amatrice: le sfide per la premier (e per il governo) al rientro al lavoro

25 AGO 26
Immagine di Meloni rinnova il sostegno a Zelensky (ma i nuovi aiuti sono in stand-by).  FI contro la tassa sugli extraprofitti
Da una parte promette risorse all’Ucraina, accodandosi ai volenterosi e ribadendo a Zelensky “il fermo sostegno all’integrità e sovranità di Kyiv”. Dall’altra, Giorgia Meloni, ha la grana di dover trovare soldi per rifinanziare in Cdm, entro domani, il taglio delle accise, visto che l’allungamento della misura attraverso lo strumento dell’accisa mobile, è solo un tampone. E così come mettere mano ai cordoni della spesa per sostenere Kyiv arreca ben più di qualche apprensione al governo, visto che l’ultimo pacchetto risale a quasi dieci mesi fa, così la famosa tassa sugli extraprofitti delle aziende petrolifere non vede la maggioranza affatto allineata. Il vicepremier Antonio Tajani ha detto, rafforzando la posizione contraria di Forza Italia, che “il concetto di extraprofitto nel diritto non esiste. E’ una concezione anti industriale e anti impresa”.
Eppure all’interno del centrodestra Matteo Salvini e la Lega da tempo battono sul tasto dell’innalzamento delle tasse per gli operatori del settore. Come a suo tempo lo aveva chiesto per le banche. E anche FdI e la stessa premier Meloni si sarebbero convinti della necessità di optare per una soluzione che permetta di recuperare un po’ di gettito. Ancor prima che piovessero critiche da parte delle opposizioni (Elly Schlein in testa) che chiedono di azionare la misura. In realtà l’Italia ha cercato di muoversi a livello comunitario, sottoscrivendo una lettera con Germania, Austria, Polonia e Portogallo per chiedere una tassazione a livello europeo. Solo che è abbastanza improbabile l’Ue riesca a dare risposte rapide. E proprio ieri la Commissione ha detto: “E’ competenza dei paesi membri”. Per questo nel governo si ragiona anche a soluzioni solo italiane. Con l’ipotesi più probabile di un rifinanziamento del taglio delle accise almeno per una settimana (anche se da Assoutenti chiedono di arrivare almeno fino al 6 settembre). Anche sulla flessibilità europea, sempre in campo energetico, ma che non potrà essere usata per abbassare le accise, ieri il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha detto che “entro metà settembre avremo le idee più chiare” e poi ci sarà “un passaggio in Cdm”. C’è poi l’annosa questione che all’interno dell’esecutivo si scontrano posizionamenti sempre diversi: il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, uno di quelli competenti a intervenire in materia, continua a ritenere gli interventi sulle accise “inefficaci” e preferirebbe rifinanziare strumenti come le social card. Lo stesso Pichetto ha ricordato come “non possiamo usare un miliardo al mese, pensiamo ad agevolazioni mirate”. La quadra è ancora però da trovare.
Questo sul fronte carburanti, per cui in settimana dovrebbe tenersi un apposito Cdm (le nuove misure non possono essere rifinanziate per decreto interministeriale). Ma la giornata di ieri per Meloni, oltre alla visita ad Amatrice per i dieci anni dal sisma, dove ha incontrato i famigliari delle vittime (“L’obiettivo rimane vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale”, ha detto la premier), è stato un “ritorno a lavoro” anche dal punto di vista internazionale, visto che la premier ha partecipato in videoconferenza al vertice dei volenterosi, riunitisi in occasione dei 35 anni dall’indipendenza ucraina. Con gli alleati (ha partecipato anche il premier britannico Andy Burnham) Meloni ha condiviso la necessità di rafforzare il sistema delle sanzioni nei confronti del Cremlino, producendo maggiori sforzi per contrastarne le elusioni. Anche se l’Italia non parteciperà alle esercitazioni militari dei volenterosi. Ma sul fronte più propriamente domestico, la premier ha confermato “l’impegno italiano sul fronte umanitario in vista della stagione invernale, che proseguirà con l’invio di ulteriori generatori destinati in particolare a sostenere la resilienza della popolazione ucraina e a garantire la tenuta della rete energetica”. Si tratta di forniture periodiche da parte dell’Italia, molto ricorrenti nella comunicazione di Palazzo Chigi. Questo anche perché oramai dalla fine dello scorso anno il governo evita di discutere di nuovi pacchetti di aiuti militari a Kyiv. Non era mai successo che tra un pacchetto e l’altro passassero più di sei mesi (in questo caso i mesi sono quasi dieci, dallo scorso novembre). E la ragione dell’attendismo è un rafforzamento delle posizioni contro l’invio di nuove armi, anche in ragione di un battage su questo versante da parte di Vannacci, non solo nella Lega ma anche all’interno di FdI. Solo a metà luglio era stata Meloni stessa a dire che “sarà il ministro Crosetto a valutare”. Fonti della maggioranza fanno sapere che in effetti un nuovo pacchetto potrebbe essere approvato entro la fine di settembre. E potrebbe contenere batterie di difesa antiaerea. E però anche questo pacchetto viene in qualche modo legato all’utilizzo o meno dei fondi del Safe, per cui il governo dovrà dire all’Europa cosa intende fare entro le prossime settimane. Ragion per cui, al di là della volontà esplicita del ministro della Difesa di procedere in tal senso, una risoluzione politica all’interno della maggioranza ancora non v’è stata. Sono dossier tra loro diversi ma che in qualche modo segnalano tensioni nell’esecutivo. Che il tema delle risorse a disposizione se lo porterà avanti di qui alle prossime settimane e mesi, visto che tra poco si inizierà a discutere di manovra. Con i partiti che hanno già dato il via all’assalto alla diligenza del ministro Giorgetti. Soprattutto la Lega, che al suo ministro ha già chiesto misure di bandiera come l’uscita volontaria dal lavoro a 64 anni. Mentre sul famoso piano anti burocrazia annunciato qualche giorno fa, dopo le critiche espresse dal ministro Zangrillo al Foglio, il vicepremier Tajani pare intenzionato a smorzare lo scontro.