Diario di una candidatura impossibile

Il racconto in prima persona del giornalista snobbato dal Pd per le suppletive di Reggio Calabria a settembre. Le correnti, la segretezza, i giochi di potere che proseguono nonostante le ultime tre sconfitte del centrosinistra

24 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:30
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Foto ANSA

Sono nato 71 anni fa nel sud più sud della penisola, a Reggio Calabria. Ho vissuto 55 anni a Roma, senza mai smettere di girare e raccontare il Sud da cronista vecchio stampo, suole delle scarpe e taccuino, come mi insegnò Valentino Parlato, quando cominciai il praticantato al Manifesto. Avevo taccuino e buone scarpe, ma non la patente, che non ho mai preso. Ho girato il Sud in tutti i modi possibili: portato dai compagni (allora il giornale aveva dei circoli in giro per l’Italia), in treno, in bus. Ho raccontato la Reggio Calabria di Italo Falcomatà e la Locride, la Palermo della Primavera e delle stragi di Mafia, la Bari dei cavallini, i bimbi spacciatori.
Voglio raccontarvi uno strano viaggio dal sapore pirandelliano che mi ha portato a Reggio Calabria dove un gruppo di ribelli della sinistra reggina ha avuto la folle idea di proporre il mio nome come candidato del campo largo nelle elezioni suppletive per il collegio della camera che si svolgeranno il prossimo 27 settembre.
3 agosto 2026, Reggio Calabria
Il primo incontro è con un vecchio amico che del Pd sa tutto, accompagnato da un’altra persona. Prima degli incontri ufficiali, voglio capire, da vecchio cronista, cosa succede in quel partito che avrà l’ultima parola sulla mia eventuale candidatura, avanzata da un gruppo di intellettuali, professionisti, sindacalisti, persone di assoluto prestigio, ma di zero potere.
Conosco molto bene il partito reggino. Sono stato amico di Italo Falcomatà, ho aiutato il figlio Giuseppe, nella sua prima e vincente campagna elettorale da sindaco, nel 2014. Due settimane dopo la sua elezione me ne sono tornato a Roma, espulso dal piccolo cerchio magico (poi rivelatosi tragico) che lo circondava.
Ho seguito da lontano la sua attività, dandogli qualche consiglio, quando richiesto, e qualche consulenza (gratuita) su progetti culturali dei quali non ho poi saputo più nulla.
Ho assistito a distanza a un lungo declino culminato in una serie impressionante di sconfitte, sempre più rovinose.
Elezioni politiche 2022: conquista il seggio Francesco Cannizzaro, di Forza Italia; elezioni regionali 2025: diventa presidente Roberto Occhiuto, di Forza Italia; elezioni comunali 2026: diventa sindaco Francesco Cannizzaro con il 65 per cento. Elezioni di secondo grado per il consiglio della città metropolitana, nelle scorse settimane: vittoria del centro destra. Questa è la più umiliante, perché molti sindaci di centro sinistra sono passati con Forza Italia di Francesco Cannizzaro, il popolare sindaco le cui obbligatorie dimissioni da deputato aprono la prossima sfida per la quale potrei essere in corsa.
Un fenomeno Francesco Cannizzaro! Faccia larga aspromontana, bene in carne, sorridente, alla mano, popolare. Conosco bene The Ciccio’s Magic World: lui è nato nel paese da cui proviene la mia famiglia materna, Santo Stefano D’Aspromonte dove mio nonno materno, Carmelo, era il più importante commerciante di carbone. Io sono nato a Reggio, ma i mesi di agosto e settembre la famiglia si trasferiva a Mannoli, frazione di Santo Stefano. Frequentavo il papà di Francesco, con cui giocavo a pallone (lui era forte, aveva piedi buoni, io no, ma avevo agilità e velocità) e la mamma. Il sindaco era allora un bambino paffutello che scorrazzava in paese. Dunque, se penso a lui lo faccio con rispetto per una storia fatta di duro impegno.
Oggi Reggio è una città avvolta nella bambagia di Ciccio, lo venera, se lo coccola anche perché la transumanza tra sinistra e destra e viceversa in questa città è costume antico e inveterato, cosi come le sventagliate di fango giudiziario. Una pericolosa sonnolenza che fa dimenticare a troppi che dentro Reggio c’è anche l’anima fascista di Ciccio Franco che trasformò una rivolta popolare (che pur aveva molte ragioni che per motivi di spazio non posso adeguatamente trattare) in un attacco del terrorismo fascista alla democrazia italiana. E il generale Vannacci qui si propone come l’erede ideologico del Boia Chi Molla.
E’ a questo che penso mentre assaporo uno spaghetto cu sugu da siccia (al nero di seppia) che evoca la cucina materna. Rivolgo ai miei interlocutori la domanda che mi tormenta: il Pd qui ha governato città e regione per un intero ciclo politico, ha fatto cose buone, per esempio l’acqua corrente in tutte le case di Reggio, il completamento della Gallico-Gambarie che ha un enorme potenziale di sviluppo turistico perché in mezz’ora passi dalle meravigliose spiagge della costa, alle prime propaggini dell’Aspromonte, perché avete perso così rovinosamente? Perché ora la città dorme tra le braccia di Ciccio Cannizzaro e rischia di svegliarsi tra quelle meno tenere di un nuovo Ciccio Franco? La storia che mi raccontano è quella di un partito che in città è diviso in fazioni contrapposte, svuotato di ogni sede di confronto democratico, svilito nella sua identità, perché ogni fazione ha alleanze trasversali con fazioni dello schieramento politico opposto. Una terra dove la trasparenza è abolita e l’inganno e il doppio e triplo gioco sono la regola. La prova di quanto dico è che le due deliziose persone con cui ho parlato mi chiedono, per carità di Dio, di tenere segreto il nostro incontro. Decido che l’unica arma che è ho quella di fare di questa storia, un diario pubblico.
4 agosto
Il giorno dopo questo incontro chiamo il referente ufficiale del Pd. So che lui sa della mia candidatura, e so che le elezioni sono state convocate per il 27/28 settembre. Ecco la mia auto intercettazione:
“Ciao, sono Carmine, come stai? Credo che tu abbia letto di questa idea di una mia candidatura, e volevo sapere che pensi perché io sono disponibile ma solo se siete tutti d’accordo, e non voglio assolutamente contrastare un altro candidato se ne avete uno”.
“Ciao Carmine, ma come facciamo a decidere se non sappiamo neppure se si vota (tono un po’ irritato)”.
“Scusa, ma guarda che Cannizzaro si è dimesso la settimana scorsa e c’è il decreto che indice le elezioni il 27/28 settembre”.
“Bah, ora mi informo. Ti dico però che io non ho nessun candidato, ci riuniamo e ti facciamo sapere (tono chi vuole liquidare un rompipalle)”.
5/12 agosto
Decido di prendere per buona l’affermazione che non ci sono altri candidati e mi lancio in una settimana di colloqui riservati nei quali dico a tutti la stessa cosa che ho detto al Pd, sia a livello nazionale che locale. Parlo per messaggio, con una telefonata o di persona con tutti i leader nazionali del campo largo. Alcuni sono favorevoli alla mia candidatura, qualcuno mi dice: “ma chi se ne fotte di Reggio, tanto è persa”, altri mi dicono che non hanno nulla in contrario, ma che ovviamente devono sapere cosa ne pensa il Pd perché è il partito più forte del territorio. E il Pd? Tace
12/18 agosto
Nel frattempo la vicenda, che io ho voluto pubblica da subito (vedi il Foglio del 22 luglio) ha un rimbalzo mediatico locale che francamente non immaginavo, fino un’intervista sulla prima pagina del principale quotidiano di Reggio, la Gazzetta del Sud, firmata da Piero Gaeta con questo titolo “Fotia, se sarò io il candidato vincerò perché entrerò nell’anima dei Reggini”. Il titolo è un po’ enfatico ma riassume bene un pensiero semplice: tra il sonno di Cannizzaro e l’incubo di Vannacci, io vi offro l’identità democratica e antifascista, il coraggio gentile di Italo Falcomatà, il sindaco della primavera reggina, oggetto di attentati mafiosi, ma anche di infondate persecuzioni giustizialiste e di tradimenti nel suo stesso partito.
Per quanto mi riguarda, mi godo le coccole delle mie adorate cugine tra bagni nel mare della costa jonica e frescure aspromontane. Con il mio caro amico d’infanzia, Aldo Libri, ex-segretario della Cgil di Gioia Tauro, dal cui porto cacciava i mafiosi a calci in culo, ora segretario del Sul e attivista civico, incontriamo alcune delle persone che mi sostengono: Ilario Ammendolia, ex sindaco di Caulonia, uomo che gode di un enorme e meritato prestigio; Gioacchino Criaco, lo scrittore che ha fatto della Montagna Bianca, l’Aspromonte, un luogo dove restituire verità alla parola.
Sono tra i tanti che rifiutano che Reggio e la Calabria siano narrate come “irredimidili” e destinate a oscillare tra rassegnazione e rivolta senza sbocchi. Pensano, ed io con loro, che la necessaria lotta alla ’ndragheta sia troppo spesso usata come un alibi per tenerci sottomessi a questa narrazione di irredimibili.
Sono stati giorni bellissimi nei luoghi della mia infanzia felice, tra scorribande in città, interminabili estati divise tra il lido comunale e lunghissime partite di calcio in Aspromonte. Per me allora la ‘ndrangheta era una specie di racconto di qualcosa che apparteneva a luoghi oscuri, non alla luce abbagliante dello Stretto. Poi ho capito, e raccontato, che anche la mia città lucente aveva, eccome se li aveva, i suoi luoghi oscuri.
Gli stessi luoghi oscuri da cui proviene questa voce in stretto dialetto reggino che dice a un mio sostenitore: “Si ‘nci voi beni, dicci mu’ sindivai. U capiscisti, non è cosa pi’ iddhu” se gli vuoi bene digli di andarsene. Hai capito, non è cosa per lui.
La voce proveniva da qualche remoto anfratto del Pd reggino, che non aveva candidati e che non mi ostacolava, secondo la versione ufficiale. Potendola documentare, la riporto qui perché tutto deve essere pubblico.
Mentre rifletto preoccupato su queste parole, una notizia pubblicata da Isabella Marchiolo su Reggio Today mi scalda il cuore: Mimmo Lucano, europarlamentare, sindaco di Riace, vittima di uno dei più clamorosi casi di persecuzione giustizialista, esempio di una giustizia ingiusta, trattato come e peggio di un mafioso, esprime un appoggio alla mia candidatura ricordando come io sia stato uno dei primi e pochi a difenderlo nel 2022 con un lungo reportage sull’Espresso di Marco Damilano. Si vede che Mimmo mi conosce bene perché dice in poche parole la mia identità politica: “Lo considero dello stesso tipo di sinistra libertaria nella quale mi sono sempre riconosciuto”.
18/24 agosto
Di questi giorni vi risparmio inutili particolari. Fatto è che dopo una serie di riunioni segrete, conciliaboli, consultazioni nazionali, il Pd propone (sempre in gran segreto) il nome di Frank A. Benedetto, nato a New York, cardiologo e primario nell’azienda ospedaliera e già consigliere comunale capogruppo del Pd a Reggio. É il nome che avevano in mente fin dall’inizio, e lo presentano come candidato civico. Alcuni partiti della coalizione, però, fanno notare che Mr Frank non è un civico, essendo nota a tutta la città la sua appartenenza al Pd, di cui è uno storico militante. Pezzi importanti del Pd fanno sapere che non voteranno mai per Benedetto. E qualcuno ripropone il mio nome, ma il Pd non vuole sentire ragioni e insiste su Benedetto. Gli altri, mentre si alzano i toni della discussione, dicono che deve essere chiaro che accettano solo in nome degli equilibri nazionali che non vogliono rompere, malgrado “il comportamento testardamente antiunitario” del Pd.
Di tutto questo io ufficialmente non so nulla, perché nessuno mi chiama per dirmi nulla. Nel frattempo, il fronte dei miei sostenitori si allarga a Rifondazione Comunista, il cui segretario, Maurizio Acerbo, si dichiara a favore della mia candidatura, sicchè il mio campo andrebbe da Rifondazione a Casa Riformista, passando per il M5S, tutti disponibili a convergere su di me. Avs non pervenuta.
Perché il Pd è così tenacemente contro? Suppongo per la stessa ragione per la quale è favorevole Mimmo Lucano: appartengo a quella sinistra libertaria che soffre la disciplina militare tipica della cultura di partito di derivazione stalinista. Cultura che è invece sopravvissuta in questa enclave, senza più un partito nè un’ideologia che la sorregga, affidata dunque a filiere di potere dove sono ammessi solo gli invitati.
Io, grazie al cielo, non ero tra questi. Non ci tengo e non ci tesi mai, come diceva il grande Ettore Petrolini.
Nel momento in cui state leggendo questo articolo qualcuno, in segreto, senza alcun annuncio o spiegazione pubblica, e neppure privata a dire il vero, sta depositando la candidatura di Mr Frank, che metà del suo stesso elettorato non vuole votare.
Del resto, potevano i registi delle ultime tre rovinose sconfitte, mancare la quarta? Che sarà da Oscar alla carriera.
Io sono qui a Riace dove il mio amico Mimmo Lucano ha convocato un consiglio comunale aperto. C’è anche Giuseppe Conte, collegato da remoto.
Sono qui per Mimmo e per continuare nel mio impegno civico, insieme a tutte le persone e le esperienze che ho incontrato sul territorio: parlo di intelligenze, competenze, pratiche di governo, modi originali di lotta contro le ingiustizie. Sono spesso piccole comunità aperte al mondo, che non si sentono e non sono periferie ma luoghi centrali.
Sono luoghi come Riace (al di là di della persona di Mimmo) che diventano potenze simboliche in grado di suscitare emozioni positive e spingere a una lotta insieme coraggiosa e gentile.