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Meloni ammette: "Con Trump pensavo sarebbe stato più semplice"
La premier in un'intervista al New York Times parla del rapporto tra lei e il presidente americano: "Ho creduto che lo cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione e sulla cultura woke. Se ci risentiremo dopo l'estate? Bhe vedremo"

Foto LaPresse
"Con Donald Trump ho creduto che lo cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione e sulla cultura woke". Lo ha detto in un'intervista al New York Times la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier, interrogata sul rapporto con il presidente americano, ha ammesso di aver fatto più fatica del previsto. Il loro rapporto nell'ultimo anno si è sempre reso più incidentato, con attacchi da parte del Tycoon che la leader di FdI non ha sempre ben digerito. "Le cose sono andate in maniera diversa", ha ammesso.
Nell'intervista, alla domanda se i due si risentiranno dopo l'estate in una telefonata Meloni risponde: "Bhe vedremo". E ribadisce: "Continuo a ritenere che l'unità dell'occidente sia fondamentale. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali". E continua: "Sono una persona che si impone delle regole. La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c'è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito. Credo che la gente veda la differenza. Capiscono quando qualcosa non è vero, è falso, e credo che questo sia il più grande errore che un politico possa commettere".
L'editoriale del direttore
Nell'intervista poi Meloni parla anche del Fascismo: "Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l'avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l'avremmo percepita diversamente, no? Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull'altare dell'antifascismo". E ha risposto a una domanda su Giorgio Almirante: "Ci ha insegnato qualcosa di molto importante in termini di valori. Che si può combattere la propria battaglia con dignità anche partendo da una posizione iniziale molto marginale".
"Credo che ciò che mi ha portato fin qui sia stato il coraggio di schierarmi dalla parte scomoda della storia, di andare controcorrente", ha aggiunto la premier in un altro passagio. Il suo percorso politico è stato caratterizzato, dice, dalla volontà di "sfidare i limiti imposti dagli altri. Sono cresciuta con l'idea di non valere nulla. La mia reazione è stata quella di impegnarmi con tutta me stessa per dimostrare il contrario. Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti. Un 'no' è una delle cose che mi motiva di piu", spiega Meloni.
Sul femminismo poi è più critica. In un passaggio riguardo alla scelta di farsi chiamare "il presidente" del Consiglio, Meloni ha affermato che a suo parere le femministe hanno combattuto "le battaglie sbagliate" sui temi delle quote di genere. "Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei ministri. Questa è parità, non essere chiamata 'la presidente'". Sul suo noto slogan: "Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana. Non possono portarmelo via! Non me lo porteranno via!" e il New York Times chiede a Meloni come mai quel suo appello accorato abbia avuto risonanza così forte. "Perché – ha risposto – ha toccato una corda sensibile che milioni di persone hanno percepito. La sensazione di essere minacciati nella propria identità più autentica e fondamentale. Ha dato un nome semplice a una ribellione emotiva".
