Sulle rinnovabi la Sardegna si conferma la regione peggiore di Italia. Ma qualcosa, forse, si muove

I dati Terna a luglio confermano il grave ritardo dell'isola sugli obiettivi di installazione di capacità rinnovabili del Pniec. Ma dopo l'ennesima bocciatura della Consulta a un atto di ostruzionismo legislativo agli impianti della regione, l'atteggiamento di Todde sembra cambiare: una commissione, un'azienda pubblica e un incontro segreto. Segnali
14 AGO 26
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Meno seicento megawatt di capacità rinnovabile installata rispetto agli obiettivi. E’ il conto salatissimo che la Sardegna di Alessandra Todde continua ad accumulare sulle rinnovabili, confermandosi la peggiore regione d’Italia rispetto ai target del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima). Dopo due anni di battaglia politico-giuridica tra la presidente e le aziende che vorrebbero investire nella regione, però, qualcosa sembra cominciare a muoversi. Ma ci arriviamo. L’aggiornamento a luglio 2026 dei dati Terna sulla capacità rinnovabile installata indica una situazione disastrosa: la Sardegna avrebbe dovuto installare 1.935 megawatt, ma è ferma a 1.336. Si confermano molto negativi anche i dati di altre regioni governate dal campo largo: la Toscana (-303 megawatt), l’Umbria (-193) e la Puglia (-267). Sono i numeri che hanno convinto oltre cento scienziati e ricercatori a far un appello ai leader del campo largo per intervenire sugli amministratori locali per chiedergli di non fare un’opposizione ideologica agli impianti. Peccato che Schlein e Conte, a tre mesi dall’appello, non li abbiano neppure ricevuti.
In Sardegna però, lo dicevamo, qualcosa forse sta iniziando a cambiare. O almeno questa è la speranza delle aziende interessate. A settembre dovrebbe finalmente iniziare a lavorare la commissione regionale straordinaria sull’Energia, il cui presidente sarà molto probabilmente Stefano Tunis, consigliere regionale di Sardegna 2020, lista centrista di opposizione, che da mesi attacca la presidente sarda sul tema delle rinnovabili. Più di qualcuno legge questa mossa come un tentativo di Todde di suddividere la responsabilità sui futuri impianti che, superando l’ostruzionismo regionale, inizieranno a essere realizzati. Dovrebbe inoltre nascere la Società energetica della Sardegna, un’azienda pubblica con l’obiettivo di acquistare dalle aziende di rinnovabili parte dell’energia prodotta prima di rivenderla con un piccolo margine così da calmierare il prezzo per i sardi e creare un tesoretto per investimenti pubblici, sul modello di quello che fanno società pubbliche simili in Valle d’Aosta e nella provincia di Bolzano.
Che qualcosa si muova lo rivela anche un recente incontro della presidente sarda. Secondo fonti consultate dal Foglio, infatti, nelle scorse settimane Todde avrebbe incontrato il presidente di Erg, Edoardo Garrone. Dopo la vittoria di numerosi ricorsi contro la regione, partirà a breve la cantierizzazione del repowering dell’impianto eolico dell’azienda a Nulvi- Ploaghe, nel sassarese. A parole Todde avrebbe detto di essere ormai favorevole.
Con una variazione di bilancio, inoltre, la regione Sardegna ha stanziato 4,8 milioni divisi tra 2026 e 2027 destinati alla creazione di uffici tecnici specialistici sulle rinnovabili presso province e città metropolitane per la valutazione dei progetti. Le valutazioni saranno fatte secondo la legge regionale 20/2024, quella con la quale Todde aveva indicato solo l’1 per cento del territorio come idoneo all’installazione di impianti. La legge prevedeva l’impossibilità automatica, senza neppure l’apertura di un’istruttoria, di realizzare impianti fuori da queste aree. Nel 2025 la Consulta ha bocciato questa parte della legge regionale. Todde ha dunque fatto una moratoria per impedire istruttorie su impianti in aree non idonee in attesa di un regolamento (mai redatto). A fine luglio la Consulta ha bocciato anche questa moratoria. Così gli uffici tecnici dovranno occuparsi anche delle eventuali istruttorie per impianti fuori dal perimetro delle aree idonee. E, anche per questo, qualcuno parla di ammorbidimento della presidente ormai sconfitta in tutte le sedi giudiziarie: Todde non sarebbe intenzionata a provare con altri atti regionali a fermare gli impianti.