Da due mesi Schlein e Conte ignorano l’appello degli scienziati contro il blocco agli impianti

Bonelli e Fratoianni hanno incontrato i promotori della lettera al campo largo contro i "no a priori" a fotovoltaico ed eolico nelle regioni governate dall'alleanza rossogialla. Lo stesso hanno fatto Magi e la renziana Lella Paita. Dal Nazareno e da via di Campo Marzio invece si fa finta di niente. A imbarazzare la segretaria del Pd e il capo dei 5s è il modello Todde in Sardegna, diventata la regione simbolo del no alle rinnovabili
11 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:32
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Dopo il salario minimo, la transizione energetica, "con una forte spinta sulle energie rinnovabili", è uno dei pochi punti cardine sui quali il campo largo cerca e spera di riuscire al più presto a costruire un minimo programma comune. Eppure nessuno dei due aspiranti leader della coalizione – la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte – ha mai risposto a una lettera inviata a metà maggio ai capi di tutti i partiti del centrosinistra – oltre a loro è stata spedita anche a Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Matteo Renzi e Riccardo Magi – da oltre cento scienziati, ricercatori e attivisti ecologisti. La missiva chiedeva ai leader di fermare "i 'no' a priori, basati su paure irrazionali o sulla difesa di un consenso immediato e di corto respiro" che fanno sì che le regioni guidate dal campo largo siano quelle più indietro sugli obiettivi di installazione di rinnovabili previsti dal Piano nazionale integrato su energia e clima (Pniec). Sul banco degli imputati, per scienziati e ricercatori, c'è in particolare una regione: la Sardegna. 
La regione è guidata dall'ex vicepresidente del M5s Alessandra Todde. La Madonna del campo largo diventata nemica numero uno delle rinnovabili sull'isola, con tanto di ricorsi alla Corte costituzionale e al Consiglio di stato. Sarà forse per questo motivo che, quasi due mesi e mezzo dopo l'invio della lettera-appello, sia dal Nazareno, sia da Via di Campo Marzio non c'è stato alcun segnale di vita. Silenzi, va detto, con sfumature leggermente diverse. Da Giuseppe Conte e dal quartier generale del Movimento non è arrivato nessun tipo di risposta. Con i dem, invece, c'è stata una parziale interlocuzione. A parlare con i ricercatori è stata Annalisa Corrado, europarlamentare Pd e responsabile Ambiente della segreteria, in questo caso però nelle vesti di curatrice dell'agenda di Schlein. Corrado, infatti, più che incontrare o rispondere ai proponenti dell'appello si sarebbe limitata a ripetere più volte, non senza un certo imbarazzo: "Stiamo cercando di trovare un buco nell'agenda di Elly". E se è così difficile trovarlo per un argomento considerato così prioritario dai dirigenti del partito, non vogliamo immaginarci per il resto.
A differenza di Pd e M5s, hanno invece risposto, condividendo le considerazioni degli scienziati, sia Avs, sia Più Europa, sia Italia viva. Il duo Bonelli&Fratoianni è stato rapidissimo: "Io e Nicola, a nome di Avs, riteniamo assolutamente condivisibile l'appello e diamo la nostra disponibilità a un incontro", ha risposto alla mail il leader della parte verde dell'alleanza cocomero. Pochi giorni dopo sia lui, sia Fratoianni si sono connessi dal Transatlantico di Montecitorio a un webinar per dialogare con i promotori. Lo stesso ha fatto per Italia viva, la capogruppo al Senato Raffaela Paita. Anche Riccardo Magi ha risposto in fretta alla richiesta degli scienziati. "La transizione energetica si fa con azioni di governo concrete, talvolta complesse, ma non rimandabili. Vedere amministratori locali progressisti bloccare in modo indiscriminato i progetti sulle rinnovabili è una contraddizione profonda. Un cortocircuito che dobbiamo risolvere", ha scritto. E pochi giorni dopo i proponenti dell'appello hanno avuto un incontro con il presidente di Più Europa Matteo Hallissey.
Le parole di Magi mettono bene in luce gli imbarazzi di Pd e 5s. Sia Più Europa, sia Avs da mesi condannano le scelte di Todde in Sardegna (e, inoltre, non hanno tra le loro file nessun altro presidente di regione indietro con le installazioni di impianti, dall'Umbria alla Toscana). Mentre Pd e 5s sulla palese contraddizione che intercorre tra i loro annunci e le scelte della presidente sarda che, dopo aver bloccato gli impianti, è notizia di qualche giorno fa, ora vuole bloccare anche la realizzazione di capannoni per gli accumuli – a cosa servirebbero d'altronde delle gigantesche batterie per conservare l'energia in eccesso se non fai realizzare eolico e fotovoltaico che quell'energia dovrebbero produrla –, si limitano al più a una scrollata di spalle.
L'imbarazzo dei 5s deve essere stato colto anche da Beppe Grillo. Il fondatore del M5s, che rivuole il simbolo da Conte e cerca ogni pretesto per attaccare l'uomo che gli ha soffiato la sua creatura, ieri sul suo blog pubblicava un articolo contro chi frena sulle rinnovabili "per tutelare il paesaggio". Contro il Modello Todde insomma. Con brutale, ma efficace metafora Grillo scriveva: "Nessuno contesta gli estintori nei musei: stonano con quadri del '500 e i palazzi storici ma li accettiamo perché proteggono opere e persone. Perché allora le pale eoliche, che proteggono il nostro futuro, dovrebbero 'deturpare' il paesaggio?".