Il futuro di Report: la carta Nerazzini o niente conduttore

L'uscita di Ranucci è indispensabile per preservare la trasmissione e tutta la sua squadra, ma potrebbe non essere spontanea. Il Comitato etico Rai sembra orientato verso figure interne per la sostituzione
12 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 05:31
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Foto ANSA

Roma. Solo Salvini, con le sue sparate, può salvare Ranucci da Ranucci. Quello che in Rai ormai tutti sanno è che Ranucci non condurrà la prossima edizione di Report, un patrimonio che per i dirigenti va adesso “tutelato”. Esiste una lista di nomi per sostituirlo e perfino la soluzione estrema: mandare in onda Report senza conduttore, con un sommario iniziale. La decisione dell’ad Rai, Giampaolo Rossi, è obbligata. Cosa accade se alla prima puntata, l’otto novembre, Ranucci dovesse presentarsi con il veleno di chi vuole usare la trasmissione per difendersi? Sarebbe una puntata distopica. La frase che si virgoletta è quella che sta orientando il giudizio in Rai: “Il problema è decidere quando, e non decidere cosa”. L’uscita è la soluzione inevitabile. La valutazione del comitato etico su Ranucci potrebbe arrivare prima di Ferragosto e si aggiungono adesso le mail girate da Ranucci a Lavitola, i giudizi sui colleghi Rai, sempre condivisi con Lavitola. Il testo della relazione è una mappa, ma la scelta è editoriale, industriale, e compete a Rossi. La verità, se si potesse scrivere fino in fondo, è che a confidare nel cambio è la redazione di Report, e per banalissime e comprensibili ragioni umane. La squadra del programma è composta da 43 collaboratori esterni e 24 interni. Sono contratti importanti con compensi che superano i trecento mila euro, cifre che nessun’altra televisione è capace di sostenere. Chi lavora a Report vuole continuare anche senza Ranucci, già vicino alla pensione. Ha lavorato per tanti anni e il suo monte ferie merita una puntata, su come funziona in Rai. Da mesi, Ranucci lavorava un giorno a settimana, il giorno della messa in onda, il giorno della registrazione. Senza questa soluzione, Ranucci sarebbe stato costretto a fermarsi per smaltire le ferie. La Rai ragiona su un nome: Alberto Nerazzini.
Se Ranucci vuole davvero salvare la sua squadra dovrebbe, con generosità, lasciare da uomo Rai, tutelare una comunità di collaboratori esterni che adesso teme per il suo futuro. Come succede in qualsiasi giornale, testata, chi dirige decide di avere le sue firme, gli inviati di cui si fida. Se Ranucci sarà sostituito, quanti di quei collaboratori verranno riconfermati? E perché Ranucci definiva il concorso Rai un concorso fasullo? Oggi i soli garantiti sono i collaboratori di Report che hanno scelto di partecipare a quel concorso, e sono oggi dipendenti Rai a tutti gli effetti. Ranucci, giustamente, ha sempre ricordato alla Rai che le sue trasmissioni hanno portato pubblicità, incassi. Ed è vero. Non c’è dubbio che Report sia un marchio identitario, campione di ascolti, ma l’azienda sta calcolando quanto costa oggi il caso Ranucci come immagine guastata. A parte Salvini, che gli suggerisce di farsi da parte (quello che la Lega sta chiedendo a lui), la Rai si aspetta che il passo indietro sia spontaneo per tutelare una squadra. Il Comitato etico Rai che si sta per esprimere è composto dal responsabile degli Affari legali, Francesco Spadafora, l’avvocato che più volte ha difeso Ranucci in aula, un professionista che lo stesso conduttore ha lodato. Ne fanno parte altri dirigenti Rai, i più alti: Stefano Coletta (direttore del Coordinamento dei generi), Delia Gandini (direttrice Internal Audit), Stefania Pennarola (responsabile per la prevenzione della corruzione), Felice Ventura (il direttore del personale). La Rai sta pensando anche ad altre figure interne per avvicendare Ranucci. Tra le ipotesi: il conduttore del Tg1, Alessio Zucchini. Un’altra è Maria Cuffaro, inviata all’estero del Tg3. Il terzo nome che può rilanciare Report è chi ha provato a fare un Report, senza furia, a La7. E’ Alberto Nerazzini, che ha lavorato con Milena Gabanelli, e che insieme a Corrado Formigli ha ideato “100 minuti”. Le “carte” giudiziarie raccontano di un Ranucci manipolato da Lavitola, un conduttore a cui è stato fatto credere di poter andare a Palazzo Chigi, anziché in prima serata. Ranucci ha in realtà meno colpe di chi ha fatto girare la testa a Ranucci. L’Anm lo ha acclamato, in estasi come Santa Teresa d’Avila e il M5s e il Pd, prima di prendere le distanze (il sondaggio di Lavitola non è piaciuto a Conte e Schlein), lo avevano promosso a segretario aggiunto. La Rai ha una vera occasione per fare smaltire le ferie a Ranucci: la sinistra gli ha fatto credere di essere una stella, la destra lo inviti a Ballando con le stelle.