Ronzulli: “Su Ceuta nessun dietrofront. Vannacci? È già all’opposizione”

“L’immigrazione irregolare resta una minaccia: abbiamo messo in sicurezza il paese”, dice la senatrice di Forza Italia. “Il generale ci boccia? La nostra identità non è in vendita. E le alleanze si fanno sui valori, non a ridosso delle elezioni: lo dobbiamo agli italiani”

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Foto ANSA

Confini, Vannacci, elezioni. Ormai anche l’Unione europea prova a mediare sul caso Ceuta: non è che sullo stop a Schengen si sta esagerando? “Niente affatto”, dice Licia Ronzulli. “Migliaia di persone che tentano di entrare a nuoto sono la prova che l’immigrazione irregolare resta una minaccia concreta per le frontiere europee”. Ma tra l’exclave e la Spagna c’è di mezzo il Mediterraneo. “Dunque i clandestini da noi non arrivano? Questo lo dice lei. Ci vuole realismo: il governo ha agito con grande senso di responsabilità mettendo in sicurezza la nazione. Nessun atto di pancia. Il ministro Tajani l’ha detto chiaramente: noi siamo solidali con la Spagna, ma non possiamo fingere che certe scelte politiche come quelle di Sánchez in materia d’asilo non abbiano conseguenze. I canali diplomatici con Madrid restano sempre aperti, portiamo avanti il Piano Mattei per l’Africa, dimostriamo di poter gestire il fenomeno migratorio con fermezza e senza ideologismi. Chi minimizza la gravità del problema fa il gioco dei trafficanti di esseri umani”.
Eppure non si placa nemmeno la concorrenza a destra: sempre parlando con il Foglio, Vannacci questo governo l’ha bocciato. “Non mi stupisce”, ribatte la senatrice di Forza Italia. “Vannacci vota sistematicamente contro le iniziative dell’esecutivo, attraverso i suoi parlamentari che pure erano stati eletti con altri partiti di maggioranza. Si rifletta su questo, semmai”. Dunque nessun’intesa all’orizzonte con Futuro nazionale? “Il centrodestra resta un’alleanza di valori e di proposte condivise: non siamo un cartello elettorale nato per raccogliere voti. Che è quello che vorrebbe Vannacci, quando dice che le alleanze si vedono a ridosso delle urne. La mia risposta è un bel no. Soltanto chi vuole ingannare i cittadini si presta a simili stratagemmi per occupare le poltrone – si vedano le vicende del campo largo”. Vannacci dice anche di non arretrare di un millimetro. “Se impone delle linee rosse snaturando la coalizione, allora non ci siamo. Siamo disponibili a dialogare con tutti, ma mai al prezzo di svendere la nostra anima e identità. Come Forza Italia rappresentiamo l’area liberale, atlantista, europeista e garantista. Non vogliamo diventare un’accozzaglia. Ne va anche della lealtà verso gli italiani”.
Cioè? “Mi ricordo una frase che diceva sempre il presidente Berlusconi: i cittadini devono sapere la sera del voto chi sarà a governare. È questione di trasparenza. E oggi abbiamo una buona legge elettorale, che garantisce stabilità e governabilità: se passa a ottobre, in seconda lettura, è una legge che non permetterà inciuci o giochi di palazzo”. C’è chi avrebbe voluto più coraggio sulle preferenze, anche per contrastare la bassa affluenza alle urne. “Ogni legge è perfettibile, per carità. Andiamo comunque in questa direzione: c’è un premio di maggioranza calibrato per chi vince, su preferenze e alternanza di genere abbiamo lavorato a lungo per trovare una sintesi. Molto dovranno fare anche i leader di partito: penso alla contrarietà del Pd, perché Schlein perderebbe la possibilità di scegliersi i suoi rappresentanti in Parlamento”.
È certamente un tema. “Ma sapete una cosa? Prima delle politiche avremo un banco di prova che si chiama Milano”, sottolinea Ronzulli. “Finita la stagione Sala, la partita è aperta. Va gestita con pragmatismo: la città merita un candidato credibile, capace di parlare alla comunità produttiva. Poi c’è un chiaro problema sicurezza. Alloggi, mobilità. Serve una buona amministrazione che vada oltre gli slogan. E un profilo che allarghi il consenso: civico o politico conta poco, purché sia una persona competente, dialogante, che intercetti l’area moderata”. Vannacci ha presentato la sua ricetta pure qui: un altro generale, Carmelo Burgio. “Anche mio padre è un ex brigadiere dei Carabinieri. E oggi mi ha detto una cosa che mi ha colpito: ‘Ho indossato la divisa dell’Arma per 44 anni, ma un generale sindaco non lo voterei mai’. Ci sono professioni che richiedono altre competenze. E noi non possiamo ripetere gli errori del passato, tergiversando e sfilacciandoci attorno al candidato: ci vogliono unità e tempestività. Per Milano e per l’Italia”.