La grande retromarcia su Ceuta: ora i ministri europei lodano la Spagna

Solidarietà a Madrid e ritiro di tutte le critiche a Sánchez: durante la riunione straordinaria dei ministri dell'Interno 22 paesi, compresa l’Italia, fanno un passo indietro sulla gestione dell'emergenza nell'exclave. Ma le divisioni nell'Ue sui migranti si rifaranno vive

4 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 17:23
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Foto ANSA

Bruxelles. Solidarietà e lodi alla Spagna, nessuna menzione della grande regolarizzazione di Pedro Sánchez, silenzio sulla decisione dell’Italia di reintrodurre i controlli alle frontiere navali e aeree, e perfino una critica implicita al modo in cui gran parte dei leader dell’Ue ha reagito puntando il dito contro il governo di Madrid. La sintesi della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei ventisette stati membri, che si è tenuta oggi in videoconferenza, segna la grande retromarcia sulla crisi di Ceuta. Compresa quella del ministro dell’Interno italiano. “Cari colleghi, desidero in primo luogo esprimere al governo spagnolo la sincera solidarietà dell’Italia”, ha detto Matteo Piantedosi: “Vorrei al contempo chiarire in modo netto la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime: non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner. E’ una scelta di natura cautelare e organizzativa”, ha aggiunto Piantedosi, evitando nel suo intervento di presentare le proposte più estreme del governo Meloni (come l’istituzione di centri di rimpatrio in paesi terzi finanziati dall’Ue) o di criticare il presunto effetto “pull factor” della grande regolarizzazione di Sánchez.
“Lodiamo la Spagna per la sua rapida risposta alla situazione di Ceuta”, ha detto il ministro irlandese, Jim O’Callaghan, al termine dell’incontro. Gli stati membri sono stati “uniti nell’esprimere forte solidarietà alla Spagna. I ministri hanno apprezzato gli sforzi rapidi ed efficaci delle autorità spagnole nel rispondere”, ha spiegato la presidenza irlandese. “La stragrande maggioranza delle persone che hanno attraversato il confine illegalmente è stata rimpatriata e non vi è stato alcun movimento verso la Spagna continentale o altri stati membri”. Al di là della solita retorica sulla necessità di combattere le reti di trafficanti, di incrementare i rimpatri e di rafforzare i confini – comprese partnership con paesi terzi – il comunicato si chiude con un’autocritica sulla retorica utilizzata da diversi leader e responsabili politici che hanno ceduto alla demagogia contro Sánchez, consentendo agli avversari dell’Ue di sfruttare a loro vantaggio la crisi di Ceuta.
“I ministri hanno sottolineato che la comunicazione nei momenti di crisi potrebbe essere ulteriormente rafforzata attraverso un coordinamento tempestivo e dovrebbe essere più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni dannosi coinvolti nella manipolazione e nell’interferenza delle informazioni straniere”, ha detto la presidenza irlandese.
Tuttavia la spaccatura di fondo rivelata da Ceuta rimane. “Non ho compreso la chiusura di Schengen da parte dell’Italia. Mi è sembrata totalmente priva di necessità e proporzionalità”, ha detto il ministro spagnolo, Fernando Grande-Marlaska: “Non c’è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio”. I 22 firmatari della lettera promossa da Giorgia Meloni e dalla premier danese, Mette Frederiksen, dopo l’estate insisteranno sulla creazione di “return hub” in paesi terzi finanziati dall’Ue. Francia e Spagna sono contrarie. Ma il commissario per gli Affari interni, Magnus Brunner, ha confermato la sua disponibilità se i leader daranno il via libera nell’ambito dei negoziati sul bilancio 2028-34 dell’Ue. Il prossimo dibattito e il probabile scontro sono rinviati al Consiglio europeo di ottobre.