Politica
A Bruxelles •
Il vertice Ue: "Rafforzare i rimpatri". Brunner: "Hub in paesi terzi legittimi. Da Ceuta non è entrato nessuno"
Al termine del Consiglio informale Ue i ministri dell'Interno hanno sottolineato l'importanza di sviluppare partenariati che creino le giuste opportunità per le persone nei loro paesi d'origine. Ma nessun accenno all'eliminazione dei fattori di attrazione. Piantedosi: "Basta tabù". Ma sugli hub extraterritoriali resta il nodo dei fondi dell'Europa

Foto Ansa
"Il Consiglio ha sottolineato l'importanza della cooperazione con i paesi terzi e dell'ulteriore sviluppo di partenariati che creino le giuste opportunità per le persone nei loro paesi d'origine e rafforzino la gestione della migrazione" sottolineando "che la comunicazione nei momenti di crisi potrebbe essere ulteriormente rafforzata". Sono queste alcune delle conclusioni del Consiglio informale dei ministri dell'Interno dell'Ue convocato in videoconferenza dopo l'emergenza di Ceuta dalla presidenza irlandese anche in risposta alla lettera promossa da Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen, sottoscritta da altri 20 stati membri sulla crisi migratoria in Spagna. Dalla riunione è emersa, continua il comunicato, "una convergenza sulla necessità di continuare a combattere senza sosta le reti di trafficanti di migranti, di rafforzare i rimpatri, di consolidare le frontiere dell'Ue, di costruire solide partnership con i paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione".
Spiegando i principali punti del vertice, durante la conferenza stampa, il commissario europeo alle Migrazioni Magnus Brunner ha spiegato che "la Spagna ha confermato oggi, come già detto in precedenza, che praticamente tutti coloro che sono entrati a Ceuta sono ora rientrati. Nessuno ha attraversato il confine da Ceuta verso la Spagna continentale e l'Europa continentale". il commissario ha poi affrontato anche il tema degli hub di rimpatrio, specificando che il loro finanziamento sarà trattato in un secondo momento e definendo il tutto "legittimo ed è compito degli stati membri che lo desiderano, ma concentriamoci anche sul concetto di paese terzo sicuro. Il che significa che la procedura di asilo può effettivamente essere svolta al di fuori dell'Unione europea, laddove il concetto di paese terzo sicuro lo consente". Il commissario ha poi spiegato che "il progetto Italia-Albania è diverso. È un progetto italiano. Ma cinque o sei stati membri stanno collaborando per discutere con paesi terzi dei centri di rimpatrio. Il che significa che la procedura di asilo può effettivamente essere svolta al di fuori dell'Unione europea, laddove il concetto di paese terzo sicuro lo consente". Brunner ha aggiunto anche che sulla decisione dell'Italia di sospendere Schengen con la Spagna verrà fatta "una valutazione" delle misure adottate", che devono essere "proporzionate" e "temporanee".
Le richieste dell'Italia
L'idea del governo italiano è di espandere il "modello Albania" e ci sarebbe già una lista preliminare di stati che potrebbero ospitare i nuovi hub, molti dei quali in Africa. Parliamo di Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Tra i papabili, in particolare, potrebbero esserci l'Uganda – su cui Germania, Austria e Olanda hanno già manifestato interesse – e il Montenegro. Sui contenuti dell'incontro di oggi è stato fatto un punto il giorno prima durante la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 (Coreper), in cui l'Italia – riferiscono fonti di Palazzo Chigi – ha ribadito i principali contenuti della lettera sottoscritta lo scorso venerdì da 22 capi di stato e di governo dell'Unione europea, "riaffermando la necessità di un approccio europeo al fenomeno del contrasto dei flussi migratori irregolari". Nel dettaglio, l'Italia ha evidenziato che la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria "devono costituire i pilastri dell'azione dell'Unione, anche in considerazione del fatto che dall'integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen". È stata inoltre richiamata la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all'immigrazione irregolare, "eliminando i fattori di attrazione e potenziando la capacità di deterrenza dell'Unione". Questioni che probabilmente saranno protagoniste anche oggi, con riferimento all'urgenza di intensificare la cooperazione con i paesi terzi e rendere più efficaci i rimpatri, anche procedendo rapidamente all'avvio di progetti pilota per l'istituzione di return hubs nei paesi terzi, ma anche adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare.
La sospensione di Schengen? "Non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner. È una scelta di natura cautelare e organizzativa". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel suo intervento al Consiglio Giustizia Affari Interni. Il ministro ha espresso al governo spagnolo la "sincera solidarietà dell'Italia. Conosciamo perfettamente cosa significhi trovarsi in prima linea di fronte a un'emergenza straordinaria, come avvenuto nel corso del 2023 in particolare a Lampedusa, quando migliaia di persone sono sbarcate sul nostro territorio in pochi mesi", ha ricordato, con una punta di polemica. "Lasciatemi dire con franchezza che in quell'occasione l'Italia non ricevette la necessaria e prevista solidarietà che ci saremmo aspettati".
"Abbiamo creato una nuova cornice legislativa a livello europeo e ora è giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato", ha proseguito Piantedosi. Secondo cui, "l'Italia ha fatto da apripista con il Protocollo Italia-Albania", raccogliendo l'interesse di una maggioranza sempre più ampia di stati membri. "Processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate ed eseguire i rimpatri direttamente all'interno di strutture gestite in paesi terzi sicuri – ha evidenziato – costituiscono il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari".
La polemica con il ministro spagnolo Albares
Le ore che precedono l'incontro sono state piuttosto tese. Ieri, infatti, il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato il governo di Roma sostenendo che sulla crisi di Ceuta "non è stato all'altezza". Per poi puntare il dito anche contro la destra spagnola per le sue posizioni "irresponsabili". Uno dei suoi esponenti di spicco, Santiago Abascal Conde (presidente del partito politico di estrema destra Vox) ha giudicato positivamente la decisione di Palazzo Chigi di sospendere Schengen dopo la crisi di Ceuta, raccogliendo i complimenti del vicepremier Matteo Salvini.
Alle parole di Albares sono seguite le cifre del Viminale. Secondo cui "in Italia da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni". Risultati rivendicati anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che il nuovo Patto Ue su asilo e migrazione "ha una marcata impronta italiana, nel solco dell’insegnamento di Silvio Berlusconi e dei governi da lui guidati". Nonostante proprio durante quei governi si susseguirono due sanatorie (nel 2002 con la legge Bossi-Fini, e un'altra nel 2009) insieme un decreto flussi del 2006, portando alla regolarizzazione di oltre un milione di persone.
