Meloni-Frederiksen, è asse anche social: "No all'immigrazione incontrollata, sì agli hub in paesi terzi"

Con un post condiviso su Instagram la premier e la sua collega socialista danese rilanciano: “Unite nel nostro desiderio di proteggere l’Europa”, nonostante le differenze politiche
10 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 11:04
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Foto ANSA

Il tema delle frontiere europee rimane centrale nel dibattito politico dopo gli eventi di Ceuta e il botta e risposta sugli accordi di Schengen tra Spagna e Italia. Oggi Giorgia Meloni e la premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen hanno pubblicato un post condiviso su Instagram, dove reiterano l’impegno di entrambi i governi per trovare “soluzioni concrete” sul tema immigrazione, “assicurando maggiore sicurezza e protezione per le nostre comunità”.
“Sappiamo che molti potrebbero meravigliarsi sulla nostra partnership. Proveniamo da posizioni politiche molto diverse. Di certo non siamo d’accordo su tutto”. Così si apre il post, che precisa presto come le due leader, unici capi di stato donne nell’Ue, siano “Unite nel nostro desiderio di proteggere l’Europa”.
Al centro del post ci sono le preoccupazioni per il fenomeno dell’immigrazione irregolare. “Non accettiamo l’immigrazione incontrollata in Europa, e abbiamo capeggiato una politica più stretta, sia nei nostri paesi che in Europa”. E prosegue: “Nessuno può negare che l’immigrazione illegale ha un impatto negativo sulle nostre società: livelli di criminalità in aumento, maggiore pressione sui servizi pubblici e erosione della fiducia nelle istituzioni”. A questo proposito, continua il post, “E’ particolarmente grave quando gli immigrati irregolari – che non hanno diritto di rimanere nei nostri paesi – commettono reati violenti, partecipano al traffico di droga, o sono responsabili di violenze sessuali”.
Meloni e Frederiksen puntano all’introduzione di nuove misure in tema migranti, più coerenti con le sfide e le problematiche dei nostri tempi rispetto alle convenzioni internazionali attualmente in vigore e che possono risultare obsolete a distanza di decenni dalla loro approvazione. A questo proposito, il post indica come primo passaggio necessario “centri di rimpatrio in paesi terzi e altre soluzioni innovative fuori dall’Europa”, aggiungendo che “stiamo lavorando duramente su questo”.
Le due premier rimarcano il carattere identitario della questione: “Rispettare le nostre leggi deve andare di pari passo con rispettare i valori europei. Questo vale per i migranti irregolari ma anche per i milioni di stranieri che risiedono legalmente nei nostri paesi e in tutta Europa”. Il post afferma anche “Siamo entrambe fiere dell’eredità culturale cristiana dell’Europa e vogliamo proteggerla”. Aggiungono poi che chi arriva da fuori dovrebbe rispettare questi valori e “non cercare di imporre uno stile di vita che non vogliamo”.
Frederiksen guida un governo socialdemocratico dal 2019, rappresentando un raro caso di esecutivo di sinistra solido nel periodo storico dominato dall’ascesa delle destre populiste. A distinguere il governo danese da altri di stampo simile è soprattutto la linea dura sull’immigrazione, che negli anni è costata a Copenhagen frequenti critiche nel mondo socialdemocratico. Frederiksen sostiene che solidarietà e responsabilità in tema di immigrazione non siano agli antipodi: nella sua visione, occuparsi con forza di chi deve entrare e rimanere in un paese è fondamentale per difendere la legalità e dunque la sicurezza, perché a decidere chi può entrare e rimanere in un paese devono essere le istituzioni democratiche, non i trafficanti, le crisi improvvise o la capacità individuale di attraversare illegalmente una frontiera. In questa ottica, anche mettere un tetto al numero di ingressi significa cercare di garantire una integrazione effettiva.

La storia della relazione speciale Meloni-Frederiksen

Questo approccio ha sempre incontrato il plauso di Giorgia Meloni: a dicembre 2024, le due premier hanno promosso una riunione informale per gli stati Ue più interessati alle soluzioni innovative sul tema migranti insieme al primo ministro olandese Dick Schoof; a maggio 2025, dopo un incontro a Palazzo Chigi, Meloni e Frederiksen hanno lanciato un appello congiunto per aprire un dibattito a livello europeo sul futuro delle convenzioni internazionali a tema migrazioni. A dicembre 2025, invece, Italia e Danimarca hanno promosso una dichiarazione congiunta sulla necessità di aggiornare l'applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo approvata dalla conferenza dei ministri della Giustizia al Consiglio d’Europa, un risultato ricordato anche nel post di oggi: “Insieme, abbiamo avuto successo nello spostare l’ago della bilancia quando si trattava di criminali stranieri nel contesto della Convenzione europea sui diritti umani”.
Lo scorso 1 agosto, infine, Italia e Danimarca hanno promosso una lettera diretta al Presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea, Micheál Marti, chiedendo una riunione dei Ministri dell'interno per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata in seguito ai fatti di Ceuta. Scopo del vertice è quello di prevenire gli attraversamenti irregolari incontrollati, contrastare le reti di traffico di migranti, eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali e garantire una risposta europea unitaria ed efficace.