Sparate che Meloni poteva evitare, letterine rivelatrici e trombonismi da denunciare sul caos dei migranti

Quella del governo su Schengen, anche se avallata in sostanza da molti governi europei, è stata una botta demagogica alla maniera dello Zagrebelsky immaginato dal falsario della lettera. Non se ne sentiva la necessità etica. All'opposto, è stato un gesto del tutto sciolto dal corso mainstream europeista di un governo che sull'immigrazione si è portato bene

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi - foto LaPresse

Non scrivo a Zagrebelsky a proposito della sua lettera a Meloni, perché la lettera non c'è: Zagrebelsky non l'ha scritta. Qualcuno gliel'ha messa in bocca e molti l'hanno trovata tanto verosimile da diffonderla come autentica. Zagrebelsky non mi piace, è un cattivo maestro, un trombone torinese di quelli molto sonori, ma striduli, che fanno da accompagnamento alle peggiori illusioni e baggianate della meglio gioventù, che insegue come fanno i vecchi pieni di incauta speranza. Lo dico perché, a parte la spregevole demagogia con cui l'anonimo autore usa parole come "sciacallaggio" a proposito di una radicalmente sbagliata ma comprensibile posizione politica del governo italiano, la lettera apocrifa questa volta non ha torto.
Quella del governo su Schengen, anche se avallata in sostanza da molti governi europei, anche se condivisa con la premier socialista danese, anche se di successo nell'opinione italiana, anche se strumentalmente comprensibile in questo losco clima già pre-elettorale, è stata una botta demagogica alla maniera dello Zagrebelsky immaginato dal falsario. Non se ne sentiva la necessità etica. All'opposto, è stato un gesto del tutto sciolto dal corso mainstream europeista di un governo che sull'immigrazione si è portato bene. E la strumentalizzazione trombonistica della pietà per i ragazzini e le ragazzine morti mentre nuotavano e per quelli rimpatriati di corsa da Sánchez, con la complicità dello stesso Marocco che li aveva illusi – questi povericristi di Ceuta vittime di un narciso intollerabile a Washington e di un mezzo delinquente a Rabat, insignito del titolo grottesco di re, un altro Ubu – non dovrebbe essere usata per una bastonata ideologica facile, facilissima, contro un atto politico sconsiderato.
Meloni farà i conti con la sua coscienza di statista, di madre e di cristiana. I follower di Zagrebelsky, che con questa lettera non c'entra, un giorno saranno magari informati di altri morti e scriveranno del 7 ottobre e dell'Ucraina, in una bella lettera a Conte, uomo del genocidio e della pace stabile fondata sulla resa degli eroi, che aspettiamo con ansia. Intanto c'è l'Europa com'è, e quella non aspetta più di tanto. Merz vuole salvare la Germania dalla AfD, caricatura nazi di enorme successo di pubblico, cresciuta minacciosamente soprattutto nei territori dell'ex Ddr e allargatasi al più grande paese dell'Euroccidente grazie alla demagogia sull'immigrazione illegale; Mette Frederiksen deve mettere in condizioni di non nuocere anche i suoi alleati conservatori e moderati della coalizione di governo, e il suo successo elettorale, oltre che dalla grinta con cui ha spedito a quel paese Trump sulla Groenlandia, dipende dalle posizioni ferme sull'immigrazione illegale, percepita come una minaccia non solo in Italia; della Francia meglio non parlare: eguaglianza, fraternità e libertà sono messe a dura prova e, d'altra parte, anche la polizia di Macron, un liberale, a Ventimiglia ha fatto la sua spregevole parte. Meloni ha a che fare con un grottesco generale Catenacci e con Salvini, un demagogo allo sbando che cerca rogna per conquistare qualche voto e rilegittimarsi in una Lega che dell'uomo del Papeete e dei pieni poteri da tempo non ne può più.
Gli statisti hanno ragioni per comportarsi anche molto male, ragioni che il cuore ansioso dei professori umanitari non conosce. Sánchez, per dire, ha interrotto le vacanze per insultare l'Italia, come ha insultato Israele in un recente passato, in nome di una "solidarietà" che il suo predecessore Zapatero intendeva come scarica di fucileria, sempre a Ceuta, altro che la Costituzione italiana e il solito don Milani; e per rimpatriare con smisurata efficacia i sopravvissuti di Ceuta, in combutta con chi glieli aveva spediti a vantaggio della campagna elettorale dei Maga e di Trump: una cosa ancora più spregevole della demagogia dell'anonimo professore immaginario. Tutte cose sulle quali la letterina accademica, benché non scritta da un accademico, sorvola. Non si educano così anche i demagoghi?
(Il fondatore prega di comunicare che il proemio dell'articolo è stato corretto dall'intelligenza artificiale, e questo lo manda in solluchero)