Politica
nel campo largo •
Schlein incontra Conte alla solita osteria. Bonelli: “Le primarie? Una stronzata”. I mister X: Manfredi, Salis, Gualtieri
Conte tira in mezzo Draghi e l’Ucraina e cerca il suo terzo governo da premier. Il dramma nel Pd: “Nella risoluzione del governo sulla Nec ci sarà un riferimento al Safe?"

Foto Lapresse
Semplifichiamo: Conte elide Schlein, Schlein elide Conte e restano in tre: Silvia Salis, Gaetano Manfredi e Roberto Gualtieri. Le primarie sono già le successive. Credete davvero nella pace, in questo pranzo del disgelo, ieri fra Conte e Schlein, con il sugo di primarie (ancora all’Hosteria Costanza) con Conte che dice a Schlein, la santa per pazienza: “Dobbiamo accelerare fare presto le primarie” e ai cronisti: “Con il Pd, c’è dialettica ma rispetto reciproco”. La soluzione di qualche mente raffinata, di sinistra, è questa: a Conte la presidenza del Senato, a Schlein la Camera, come Nilde Iotti. La verità? Nessuno crede nelle primarie. Bettini sta rilasciando un’intervista in queste ore, D’Alema starebbe lavorando per favorire Conte… Iniziamo dalle certezze di Angelo Bonelli: “Le primarie sono una gran stronzata”. Dessert?
Dunque, serve il terzo nome? “Il terzo non esiste”. Un esempio di come stanno insieme. Si doveva votare ieri la legge Tortora, ma il M5s dice: “Non ci piace. Non votiamo”. Il Pd, che era inizialmente a favore, sceglie l’astensione per non ferire il M5s. Oggi parla Giorgetti. Cosa si inventano M5s, Pd, Avs, per stare insieme, nella risoluzione? La parola “prevalentemente”. E’ la prevalenza del cerino. Staranno insieme sicuramente, ve lo garantiscono Pd e M5s, Avs, senza dubbio, ma andiamo sul concreto. Il dramma nel Pd: “Nella risoluzione del governo sulla Nec ci sarà un riferimento al Safe?”. Anziché pensare alla loro, Pd e M5s cercano quella di Meloni, perché se Meloni non inserisce il Safe, oggi, il Pd fischietta e il M5s non si arrabbia. Come rispondere a Giorgetti quando annuncerà a Camera e Senato che il governo attiverà la Nec, la clausola di salvaguardia, che chiederà lo scostamento di Bilancio alla Ue per energia e difesa? Ecco qui l’intuizione. Per dimostrare che Conte e Schlein sono amici per la pelle, si trova questa formula nel laboratorio di Peppe Provenzano, Francesco Boccia e Conte di persona, personalmente: “Le risorse della Nec devono essere prevalentemente destinate all’energia”. E’ un modo per fare sparire la parola Difesa. Ogni volta che c’è la lingua di mezzo, il Devoto-Oli, c’è Conte (che infatti alla Camera lavora sulla risoluzione da filologo).
Si cerca una mediazione con Italia Viva, per stare tutti insieme. Lella Paita, ci prova tutto il giorno, ma niente. Il Pd? Immaginate i mariti che non riescono a piazzare l’ombrellone insultati dalle mogli, che ripetono: “Sei una schiappa, il vicino lo ha piazzato e tu non sei capace”. Lo stato d’animo è uguale. Nessuno deve insultare Conte perché senza Conte non si vince e perché, “parliamoci chiaro – dice il Sarracino della segretaria, Marco – il M5s deve prendere voti, e Conte i voti li prende solo se fa Conte”. E qui si guarda a Di Battista. Francesco Filini, lo Strabone di Meloni, l’erede di Fazzolari, lo ripete da mesi: “Guardate che Conte ha il problema serio di Di Battista. Vedrete, Grillo lo appoggerà”. Finisce di dirlo e arriva alla Camera Virginia Raggi, l’ex sindaca di Roma, un’altra che dovrebbe assemblare la “cosa rossissima” con il Chatwin all’agro. Dice Enzo Amendola, che di Conte è stato ministro: “In politica a brigante, brigante e mezzo”, solo che il popolo di sinistra, attenti, “arriva il momento in cui si stanca. Meloni si alleerà con Vannacci, perché vuole andare al Quirinale e a Chigi vuole metterci Fitto. La vera battaglia è impedire Meloni al Colle e Fitto a Chigi”.
Ci sono tutti gli ingredienti dello chef Franceschini, chiamato anche “Dario litote”: quando deve affermare, nega, come i siciliani. Se dichiara, come ha dichiarato a Repubblica, “non esiste un mister X”, cosa pensano tutti i parlamentari del Pd? Il contrario. Esiste il mister X. E qui l’aneddoto. A Repubblica delle Idee, l’ultima, si confrontano i sindaci: Silvia Salis, Manfredi e Gualtieri. La sorpresa è che Gualtieri viene riempito di applausi e sui social è anche il sindaco a cui Sharon Stone sistema la cravatta. Le simpatie di Franceschini e Renzi ultimamente segnano Gualtieri e qui si torna a Roma, a Bettini e D’Alema. Diciamola franca: c’è una bella carrozza di vecchie volpi che usano la parola “generosità”. In nome della generosità Schlein si dovrebbe far da parte (il pensiero: “E’ così giovane, e se fa questo gesto, ha il futuro spianato”), Conte può tranquillamente viaggiare per l’Italia e urlare che con lui Putin si spezza come un grissino, frase che piace sempre all’elettore del M5s. Le primarie si dovrebbero tenere a gennaio, un altro modo per delegittimarle ancora. Il resto lo fa Conte, che tira in mezzo Draghi e l’Ucraina. Si dice tertium non datur, e invece siamo l’Italia del tre. Conte cerca il suo terzo governo da premier, il tre per cento è l’infrazione dei conti, ci serve il paese terzo per i migranti, Meloni quando è infuriata dice “io mi ricordo quando avevamo il tre per cento”. C’è solo da sperare di non finire come cantava Modugno: “Siamo rimasti solo in tre, tre briganti e tre somari, sulla strada longa longa di Girgenti”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
