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Il fronte anti-Conte nel Pd: "L'Ucraina non si negozia"
Il leader del M5s rilancia il disarmo di Kyiv e le primarie di coalizione, i riformisti rispondono: "Chi si candida a guidare il centrosinistra può stare solo da una parte, senza alternative". Le parole di Sensi, Quartapelle, Malpezzi, Fassino, Gori, Alfieri, Scotto e la risposta di Taruffi

Giuseppe Conte rilancia il no del Movimento 5 stelle all'invio di armi all'Ucraina, chiede di archiviare quella che definisce la linea "bellicista" del sostegno militare a Kyiv e torna a sollecitare primarie di coalizione "al più presto". Ma le sue parole, pronunciate domenica e interpretate come una condizione politica posta agli alleati del centrosinistra, hanno provocato un'immediata controffensiva dell'ala riformista del Partito democratico, che difende senza ambiguità il sostegno all'Ucraina e avverte che su sicurezza europea e politica estera non sono possibili compromessi.
A segnare il tono dello scontro è Lia Quartapelle, che legge nelle dichiarazioni del leader pentastellato una messa in discussione dell'intera alleanza. "Si prenda atto che c'è chi vuole rompere la coalizione", scrive su X la deputata dem. "Su una materia per noi del Pd del più alto valore, cioè il futuro dell'Europa e la sicurezza del nostro continente".
Sulla stessa linea si colloca Giorgio Gori, che fissa un limite politico all'intesa con il M5s. "L'alleanza sì, testardamente, ma non a qualunque costo", scrive l'europarlamentare. "Sostegno all'Ucraina e sicurezza dell'Europa non sono negoziabili". Poi l'affondo contro Conte, accusato di rincorrere posizioni sovraniste: "Chi oggi parla come Vannacci, e tira la corda, tenga presente".
Ancora più duro Filippo Sensi, che ribalta proprio il paragone con il generale eletto con la Lega. "Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un'agenda filorussa e giocando allo sfascio", scrive il senatore dem, evocando anche il precedente dell'esperienza gialloverde: "A meno che non punti di nuovo a un'alleanza gialloverde. Gli italiani l'hanno già conosciuta".
Simona Malpezzi insiste invece sul discrimine europeo. "Stare con l'Ucraina significa difendere l'Europa", afferma la senatrice Pd, ricordando che "la pace passa dal ripristino del diritto internazionale stravolto dall'aggressore Putin". E conclude con un messaggio diretto a Conte: "Chi si candida a guidare il centrosinistra può stare solo da una parte, senza alternative".
Anche Piero Fassino contesta l'impostazione del leader del M5s, chiedendogli di chiarire quale sarebbe concretamente la soluzione negoziale evocata. "Putin ha detto in tutti i modi che non accetterà mai un accordo che non preveda la cessione del Donbass", osserva il vicepresidente della commissione Difesa della Camera. "Conte ritiene legittima quella pretesa? Sarebbe questa la soluzione negoziale: imporre agli ucraini una mutilazione del proprio Paese, premiando l'aggressore e punendo l'aggredito?".
Più prudente la risposta della dirigenza del Nazareno. Il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi, evita lo scontro diretto e prova a riportare la discussione sul metodo. Prima di parlare di primarie, sostiene, servirà costruire "un programma condiviso", valorizzando il lavoro comune svolto in questi anni. Solo dopo si potrà arrivare alla scelta del candidato premier attraverso le primarie di coalizione, ricordando che "chi vincerà guiderà tutta la coalizione e non solo un singolo partito".
Per Alessandro Alfieri "sarebbe un grave errore" affidare alla battaglia delle primarie "temi delicati" come la politica estera. Il responsabile Riforme della segreteria Schlein risponde così sull'uscita di Conte di ieri sulle primarie come momento per sciogliere il nodo dell'Ucraina. "Credo che chi si candida a guidare il paese deve sapere unire – dice Alfieri all'Adnkronos – e che temi così delicati, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo, debbano essere affidati al confronto tra i partiti che trovano punti di sintesi avanzati nel programma che ci deve poi unire tutti. A prescindere da chi sosterranno alle primarie. Sarebbe invece un grave errore affidarne la soluzione alla battaglia delle primarie".
Il tema delle armi a Kyiv divide, e "non credo che si possa passare per le primarie per dirimere questo punto", commenta il dem Arturo Scotto a L'Aria che Tira, su La7. "Le primarie andranno fatte, ma prima delle primarie andrà costruita una cornice comune che parla del progetto, che parla dell'insieme dei valori, che parla anche dei nodi da sciogliere sul programmatico. Aggiungo che noi siamo già al 90 per cento con il cantiere avviato sul lavoro, sull'economia, sulla sanità, su tanti terreni – afferma il deputato –. Sulla politica estera abbiamo presentato mozioni comuni su Gaza, sul riconoscimento dello Stato di Palestina, sul riarmo tutto il centrosinistra ha detto no al piano Trump del 5 per cento delle spese militari in rapporto al Pil. Quindi non siamo all'anno zero". Da qui, un suggerimento: "Su questo terreno consiglierei più prudenza perché se vince una linea piuttosto che un'altra, si rischia di determinare una situazione complicata poi sul piano elettorale. Occorre che la politica faccia il proprio corso e io credo che troveremo anche lì un punto di equilibrio", conclude Scotto.
