Non è un remake del film “Siccità” di Paolo Virzì: sono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dioscuri di Avs. Parlano in diretta dal letto del Tevere in secca in un angolo dell'Umbria, per lanciare un grido plastico di allarme sulla crisi climatica e presentare un dossier sulla “dispersione di acqua in Italia”. Torneremo sul tema nel corso del nostro colloquio con Bonelli, co-fondatore di una forza del campo largo in cerca di leader e in vista di programma, ma intanto l'esordio è un j'accuse verde e dritto per dritto a Giorgia Meloni, sebbene Bonelli ci tenga a ribadire di “non voler certo attribuire alla premier la responsabilità della crisi climatica”. Ci mancherebbe. E però “l'Italia brucia, la desertificazione in Sicilia è al 71 per cento, gli eventi estremi hanno già creato danni per 20 miliardi di euro, ma il governo non fa nulla. Perché questo atteggiamento di negazionismo, anzi clima-freghismo?”. La domanda vola verso Palazzo Chigi, ma intanto andiamo dritti per dritti anche noi sul tema che spacca trasversalmente i poli: le spese per la difesa europea (e quindi il Safe, ma anche la Nato e il riarmo e gli aiuti all'Ucraina). Di fronte alla parola Nato, Bonelli che cosa dice? “
Nessuno parla di uscita dalla Nato. Ma di fronte a un cambiamento geopolitico globale, in cui Donald Trump rappresenta una minaccia come Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, e a un nuovo ordine geopolitico costruito sulla supremazia militare e sulla demolizione del diritto internazionale, la questione è: quale Europa vogliamo costruire? Rispondo: un'Europa che sta dentro la Nato ma che costruisce una propria politica estera e di difesa comune”. La situazione internazionale è “estremamente preoccupante”, dice Bonelli. Quindi la Nato serve, e anche il Safe? “Io non sono sulla linea di chi dice in Parlamento – e non lo dice solo la premier – 'prepariamo la pace armandoci'. Nel mondo, nel 2025, secondo l'istituto internazionale per la ricerca per la pace di Stoccolma, la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari, con un aumento del 2,9 per cento rispetto all'anno precedente, e contestualmente i conflitti sono aumentati con una virulenza impressionante, con aggravamento dell'instabilità politica ed economica. E bisogna dire una cosa chiara”. Diciamola. “Di armi ce ne sono già tante su questo pianeta. E non è vero, come dicono i nostri detrattori, che vogliamo lasciare l'Europa indifesa. Il problema dell'Europa, ripeto, è avere una politica estera e di difesa comune. Su questo noi come Avs siamo assolutamente favorevoli ed è un elemento rilevante dal punto di vista politico: non è questa la posizione della premier e della Lega di Salvini”. Ma come la finanziamo la difesa comune?
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di aver “prenotato” 14, 9 miliardi del fondo Safe. A voi
il Safe non piace. “Io dico che dobbiamo partire da quello che già abbiamo: l'Italia è già la decima potenza militare mondiale; l'Europa spende seicento miliardi di euro l'anno in armamenti, molto più della Cina e della Russia. Il tema oggi non è quanto spendiamo di più in armi, ma come razionalizziamo e coordiniamo la difesa tra i vari stati membri. E a me fa tantissima paura vedere la Germania riarmarsi, con investimenti pari a 500 miliardi di euro e con l'Afd data al 30 per cento. Il riarmo è una follia, checché ne dica il ministro dell'Economia Giorgetti: non ci possiamo permettere di fare ulteriore debito, però ribadisco: l'Europa deve costruire una sua politica di difesa. E siccome qualcuno obietterà che è complicata perché è legata alla riforma dell'Unione Europea per via del meccanismo del veto, dico anche che siamo favorevoli a una riforma del meccanismo del veto. E' Giorgia Meloni che non non ci sta. Ribalto l'accusa per cui il campo largo non è unito dal punto di vista della politica estera: ci sono questioni strategiche su cui la destra ha grandissimi e gravissimi problemi”.
Però un'opposizione che ambisca a governare e che deve scrivere il programma deve essere chiara: voi state dicendo che, con tutti i guai che ha l'Italia, altre spese per la difesa non le volete fare?. “No. Secondo l'osservatorio Milex l'Italia, a prescindere dal Safe, è già impegnata in notevoli progetti di investimenti industriali di armi, dai caccia ai cacciatorpedinieri”. La battaglia navale, per così dire, non deve andare a scapito di quella sociale? “Dire che noi, attraverso il Safe, dobbiamo raggiungere il famoso 5 per cento è una follia, insostenibile dal punto di vista economico e sociale e va detto agli italiani: significa non investire in altre direzioni. Giorgetti e Meloni dicono 'faremo sia l'uno che l'altro', e allora perché non riescono a ridurre il costo dell'energia e a creare le condizioni per fare investimenti nella sanità pubblica, nella scuola e nella ricerca, che sono sotto i livelli Ocse sulla scale di investimento europei?”. Sulla spesa per gli aiuti militari all'Ucraina non c'è concordia all'interno dei due poli. Bonelli, dal centrosinistra dove Elly Schlein sostiene fermamente la difesa di Kiev dal punto di vista militare, dice: “Non siamo per rispettare l'impegno del 5 per cento del Pil, impegno che Meloni si è presa senza passare dal Parlamento, quindi non c'è nessun vincolo. Non siamo neanche per mettere fiorellini nei cannoni. Ma non possiamo prescindere dal fatto che viviamo in un epoca in cui Trump, Putin e Netanyahu hanno demolito il diritto internazionale. Il nostro obiettivo è fare in modo che l'Italia sia capofila in Europa per la ricostruzione del diritto internazionale. Questo significa non avere doppi standard: se, giustamente, la Russia è sanzionata dal punto di vista economico, visto che è stato violato il diritto internazionale, non si capisce perché Israele non debba essere ugualmente sanzionato, considerate le sue gravissime violazione del diritto internazionale, e questo al di là del mio giudizio: a Gaza è stato compiuto uno sterminio programmatico/genocidio. Si è demolita la Corte penale, si sono volute delegittimare le Nazioni Unite, si è voluto fare il Board of peace, con Tajani che andava col cappellino Maga in mano, osservatore di quelle ignobili riunioni. E allora per l'Italia è fondamentale agire per ripristinare il diritto internazionale ed eliminare i doppi standard. Per l'Ucraina sono giuste le sanzioni”. E gli aiuti militari? “Non siamo d'accordo. Dopo quattro anni di guerra criminale di Putin, con un milione di vittime e feriti e morti da entrambi le parti, vorrei un'Europa che assumesse non la postura del riarmo, ma quella del 'ok, fermiamoci un attimo e cerchiamo di nominare questo interlocutore su cui Putin ha mostrato un'apertura – vedremo se bluffando. Ma continuare anno dopo anno una guerra che può durarne altri dieci pensando che ci possa essere una vittoria militare di Kiev no”. I Verdi italiani sono però su posizioni più nette sul no al riarmo rispetto ai Verdi europei. “Ci sono posizioni leggermente diverse tra i Verdi dei paesi baltici, che sentono più il tema perché più vicini alla minaccia Putin, ma in Italia e in Europa abbiamo posizioni identiche sul tema politica estera e difesa comune. Ed è un tema che ci accomuna anche alla linea di Pd e M5s. Quanto agli 800 miliardi di euro proposti dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per il riarmo Ue, dico: no grazie”. Non a piace Bonelli la linea Von der Leyen? “E' imbarazzante. Von der Leyen è riuscita a cambiare posizione più volte a seconda di dove soffiava il vento. Nella sua prima fase ha portato avanti i temi del green deal, della transizione ecologica e il regolamento sui pesticidi, poi, con l'affermazione dei partiti di estrema destra e il conseguente mutamento di orientamento nei Popolari europei, specie in quelli tedeschi che vivono il problema Afd, Von der Leyen ha cominciato a demolire le politiche sul clima. Un caso di scuola di come si sta al potere pur di stare al potere a ogni costo”. C'è accordo con il M5s su politica estera e di difesa comune, dice Bonelli. Ma Giuseppe Conte sul palco del campo grande a Napoli ha detto che la minaccia russa è una sorta di montatura politica per giustificare il riarmo. Sbaglia? “Ne abbiamo parlato e sono sbagliate le accuse che gli sono state poste”. In che senso? “Conte ha detto che la Russia non rappresenta una minaccia per giustificare il riarmo e su questo sono d'accordo. Io penso che sia Trump, Putin e Netanyahu rappresentino una minaccia per il diritto internazionale e per l'Europa con la loro logica di voler costruire una supremazia con la forza militare, a cui si deve rispondere, ripeto, con una politica i difesa ed estera europea e difendendo Onu, Corte Penale e quindi il diritto internazionale”. Putin tuttavia continua a minacciare la Ue. “Conte è stato premier, ha senso dello stato e sa che quando si governa un paese bisogna difenderlo, attacchi cibernetici e condizionamenti compresi. Fossimo al governo, saremmo i primi a difendere gli interessi dello Stato di fronte a minacce provenienti da Putin, come lo faremmo dai condizionamenti delle piattaforme Maga americane. Oggi purtroppo siamo totalmente non autonomi dal punto di vista tecnologico e dell’autonomia energetica, non solo perché compriamo il gas. E Giorgia Meloni ha una grande responsabilità da questo punto di vista, perché è stata succube di Trump. Pensavo che i patrioti volessero costruire un’autonomia energetica, invece siamo nel quadro opposto, quello della forte dipendenza”. E voi siete sempre per il no secco al nucleare? “Non siamo contrari alla ricerca, a fini non militari ma civili. Ma il nucleare è una grande presa in giro. Meloni lo tira fuori dopo quattro anni che governa il paese e dopo aver speso 37 miliardi di euro per tentare di ridurre il costo dell'energia e dei carburanti. Ebbene, dopo 4 anni non solo non lo hanno ridotto, ma hanno fatto un favore ai petrolieri. Di che cosa stiamo parlando?”.
Fronte italiano. La legge elettorale avanza, l’ipotesi primarie anche. Presenterete un vostro candidato? O due candidati, uno per ogni componente di Avs? “Non vogliamo rassegnarci a dire ai nostri alleati che parlare di chi sarà il leader senza dire come vogliamo governare l'Italia e cambiare l’Italia dal punto di vista di fisco, stipendi, scuola, sanità, liste d’attesa e crisi climatica, è impraticabile e inaccettabile”. Anche Schlein dice “prima il programma”, ma l'ipotesi primarie sembra inesorabilmente più vicina. “Impraticabile voler parlare di persone se prima non c'è un patto forte e trasparente con gli italiani su quello che vogliamo fare. E non basta dire: vogliamo mandare a casa la destra”. Ma se dovessero esserci le primarie, che cosa fareste? “A settembre ci vedremo per il programma. Dopodiché lavoreremo a un'intesa politica sul leader, perché sia io sia Fratoianni pensiamo che le primarie non siamo la strada più giusta per individuare il leader”. E se non si trovasse l'accordo? “A quel punto valuteremmo come scendere in campo come Avs. Abbiamo sempre sorpreso tutti, lo faremo anche questa volta”. A proposito di programma, il leader Cgil Maurizio Landini, e una parte del Pd, propongono diverse forme di patrimoniale: sopra i due milioni di euro, solo per i 200 milionari. Bonelli non sposa la patrimoniale di Landini e non la chiamerebbe patrimoniale: “Anche per ragioni tecnico giuridico, visto che la Corte Costituzionale è intervenuta più volte sulla cosiddetta doppia tassazione, parlerei piuttosto, dopo aver modificato le aliquote Irpef per alleggerire il ceto medio, di un contributo di solidarietà con finalità di scopo: un prelievo su patrimoni iper-miliardari, per un tempo limitato, tre o quattro anni, che consenta per per risolvere alcuni problemi, a partire dalla Sanità”. Passiamo al lavoro. Il Jobs act? “Da rivedere”. Tema sicurezza. Nei giorni scorsi gli scontri in Val di Susa e i disordini a Bologna hanno posto il tema del come evitare la contiguità con le frange estreme. Il leader di Azione Carlo Calenda punta il dito contro Avs. “E' una cosa ignobile che Calenda e la destra parlino così di noi, portassero le prove. Io fin da ragazzino ho praticato la non violenza e l'ho sempre denunciata. E i violenti in piazza sono nostri avversari politici. Si è visto inoltre che la regia degli scontri a Chiomonte era internazionale, gente con le molotov. Il ministro Piantedosi dov'era? Dormiva? Una parte della destra più Calenda usa questi eventi per attaccarci, ma noi siamo anche vittime. Alla fine tutto questo giova alla destra e nuoce a noi”. Bonelli è figlio di un carabiniere. Non è il momento, a sinistra, di dire basta alla demonizzazione a prescindere delle forze dell'ordine, ferma restando la condanna degli abusi? “Io ho grande fiducia nelle forze dell'ordine, strumento a servizio della democrazia. Ma quando qualcuno sbaglia deve pagare. Vedi il poliziotto corrotto di Rogoredo, vedi il caso Cucchi”. La netta condanna per la violenza in piazza e l'isolamento dei violenti può essere un punto del programma? “Certo. Ma intanto la destra ha strumentalizzato. Quello che è accaduto le ha fatto molto gioco. E non vorrei che qualcuno avesse pensato: lasciamoli fare, tanto poi ce la prendiamo con Avs”. Per un garantista come Bonelli, il caso Salis e il caso Ranucci insegnano qualcosa? “Parliamo anche di Delmastro: restiamo garantisti, ma ci poniamo molte domande. Salis l'abbiamo candidata per salvarla dal regime di Orban. Ranucci a oggi è persona vittima di un attentato. E non è che decide tutto il tribunale del popolo di Fratelli d'Italia”.
Crisi climatica, cavallo di battaglia di Bonelli. Parliamone. “Meloni invece non ne parla. Ma stiamo vivendo una fase drammatica. Perché non si interviene?”. Come interverrebbe Bonelli? “Serve un piano nazionale di adattamento climatico. E abbiamo presentato varie leggi, a partire dall'uso delle rinnovabili. E pensiamo a piani di azione sulla progettazione delle città: ricostruire i boschi urbani, per esempio, significa abbassare la temperatura di 5 gradi”. Intanto l'estate avanza. A settembre, oltre al programma, ci sarà la festa di Avs. Tra gli ospiti: Jeremy Corbyn e Francesca Albanese.