“Le primarie? Se verrà approvata la nuova pessima legge elettorale, saranno inevitabili. E dobbiamo farle il prima possibile, indirle a settembre per votare a ottobre: una grande festa democratica”. Non ha paura di misurare il consenso nei gazebo Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico Italia e assessore al Turismo, Sport, Moda e Grandi Eventi nella giunta Gualtieri, ieri sera impegnato in un evento di fund raising all’Hotel Cardo. Proprio sulle primarie, però, la segretaria del Pd Elly Schlein, intervistata da questo giornale, pare temporeggiare (“decideremo a settembre, dopo il programma”). E poi: la nuova eventuale legge pone un tema di aggregazione al centro. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi, grazie all’emendamento Russo (contro la frammentazione sotto il 3 per cento), avrebbe vita più facile rispetto agli altri attori al centro del centrosinistra. Onorato, si federebbe con lui? “Se tutte le forze in campo che non si riconoscono negli attuali partiti fossero disponibili a creare un nuovo soggetto politico, mettendo da parte velleità egemoniche, potrebbe essere un’ottima soluzione. Renzi invece dice: ho le firme, ho il radicamento, ho i fondi, se volete venite con me. Grazie, così anche no. Anche perché il mondo che abbiamo aggregato è enorme: più di 10 mila iscritti, circa 800 amministratori. Tutta gente che, se avesse voluto, sarebbe già nel Pd, in Iv, nel M5s o in Avs. Se non stanno lì, è perché non vogliono starci; vogliono portare nel centrosinistra una reale novità”. Poi: Elly Schlein, nell’intervista al Foglio, non mette veti su Calenda. E Onorato? “E’ Calenda stesso ad aver scelto la via terzopolista, una via che oggi non ha senso. Un voto per Calenda sarebbe un voto mascherato per Meloni”.
Torniamo alle primarie: se prevalesse l’idea di non farle? “Ci sarebbe un’altra via, con una legge che obbliga a indicare nel programma un candidato presidente. Potremmo indicare una figura autorevole che ci rappresenta tutti, non un premier”. Un “nome finto”, insomma, da superare nel dopo voto? “Non sarebbe un nome finto. Si potrebbe imparare dall’esperienza del referendum, aggregandosi attorno alla difesa della Costituzione. Per la Costituzione l’indicazione del premier spetta al presidente della Repubblica. Noi allora indicheremmo soltanto un garante del nostro percorso – il premier, dopo il voto, in base ai risultati, sarà indicato in piena libertà da Sergio Mattarella. In Italia non c’è il presidenzialismo, ma si tende a polarizzare lo scontro tra due volti. Uno sarà Meloni. Beh, faccia attenzione a Vannacci”. Gli italiani potrebbero preferirlo? “Vannacci dice quello che dicevano Meloni e Salvini prima di vincere e poi fallire: è un clone. Ma se arriva al 7 o al 10 per cento, non è perché lo scelgono solo fascisti pazzi. Facciamoci un esame di coscienza”. Per esempio sul tema sicurezza, dice Onorato: “A destra la sicurezza è la fotografia del fallimento del governo Meloni, ma la sinistra non può limitarsi a dire che per aver un paese più sicuro devi investire nella formazione, nei giovani, nelle periferie e nel recupero detenuti. Giusto, per carità, ma non ci si può nascondere il tema reale: serve un maggior presidio del territorio, dove si sentono insicure le donne che tornano a casa la sera e i pendolari sui treni regionali. E dobbiamo investire sulle forze dell’ordine. Quanto all’immigrazione, bene l’immigrazione regolare, ma anche il centrosinistra deve dire con chiarezza che gli immigrati irregolari che commettono reati devono essere rispediti nel loro paese”.
A Bologna un uomo,
Abderrahim Fakir, è morto mentre era in stato di fermo. Ha fatto bene il sindaco Matteo Lepore a convocare subito una piazza poi infiltrata dai violenti? “Di fronte a fatti che scuotono la propria città, ci sta che un sindaco convochi una piazza per stringersi ai cittadini. Ciò che è inaccettabile è che a Bologna, come a Torino, a Roma e Milano, una galassia antagonista punti proprio ad aggredire le forze dell’ordine. Non mi piace giudicare dal divano: non è semplice da gestire il fermo di persone con problemi psichiatrici o alterate da droghe, evento comune purtroppo attorno alle stazioni e nelle periferie di molte città. Morire come Fakir è inaccettabile, ed è giusto che la magistratura faccia luce. Ma non mi sento di condannare i poliziotti intervenuti”. L’estate di Progetto civico è densa: “Pensano di scoraggiarci con norme ad hoc, ma due cose noi amministratori sappiamo fare meglio di chiunque altro: raccogliere firme e prendere voti. Siamo stati fondamentali per vincere in molte città e governare bene. Gestiamo problemi complessi, e a Roma, come in altre realtà, il campo larghissimo lo abbiamo già”.