"Io sindaco di Milano? Ci penso". La candidatura di Mario Calabresi, tra zanzare e stinchi di maiale

Alla festa dell'Unità nell'hinterland milanese, dopo aver parlato di geopolitica e crisi internazionali, alla fine l'ex direttore di Repubblica lo ammette: "Io primo cittadino?  Mi piacerebbe fare la mia parte". E sulle primarie: "Sono in rispettosa attesa"

23 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 11:10
Immagine di "Io sindaco di Milano? Ci penso". La candidatura di Mario Calabresi, tra zanzare e stinchi di maiale
Non è la prima festa dell'Unità in cui è ospite, Mario Calabresi. Certamente è quella più piccola: Vizzolo Predabissi, 3.800 abitanti a sud di Milano. La sua candidatura a sindaco di Milano per il centrosinistra parte a sorpresa da qui. Tra zanzare, stinchi di maiale (che ha ordinato) e biglietti della lotteria (ha comprato anche quelli). In palio c'era un salame e del formaggio; in primavera c'è la corsa per le amministrative nel capoluogo lombardo che da tre legislature è in mano al centrosinistra.
Arriva alla festa di Vizzolo Predabissi un'ora prima del dibattito in cui deve parlare di geopolitica e crisi internazionali. Ma è l'aria dei Dem di Milano che vuole respirare. E tra questi militanti Pd non c'è nulla di patinato. Da qualche settimana, si era visto in altre feste dell'Unità un po' più grandi (sempre in Lombardia) per presentare il suo ultimo libro (dedicato alla fatica e a chi lavora all'alba) o a parlare di Esteri.
La regia di questa mini-festa dell'Unità in quella zona dell'hinterland che molti residenti del capoluogo lombardo considerano 'profondo Sud' è di Abdullah Badinjki, assessore del vicino comune di Paullo, accento milanesissimo e origini siriane. Ha invitato i tre nomi che - dice - "si fanno nel dibattito pubblico: Scavuzzo, Majorino e Calabresi". Ognuno di loro è in una serata diversa. Chiuderà la settimana di festa, Pierluigi Bersani. 
Anna Scavuzzo, un passato da renziana doc poi passata al Pd, è vice sindaca nella giunta di Giuseppe Sala da due legislature. A un certo punto dell'intervista a Mario Calabresi viene avvistata tra il pubblico. Pierfrancesco Majorino, membro della segreteria nazionale del Pd e candidato sconfitto alle ultime regionali, sogna da tempo le primarie per le amministrative 2027. Le ha anche già provate, proprio contro Sala.
Il tema del dibattito di Mario Calabresi è la geopolitica. L'orario è quello dell'access prime time dei programmi tv: dopo la cena (a orari lombardi, s'intende), ma prima della serata che qui da programma significa musica da balera e che parte alle 22.30.
Parla dello stretto di Hormuz e di Donald Trump. Passa a confronti con Vannacci: "Bisogna rispondergli nel merito senza trattare le sue uscite come boutade ironiche". Analizza il rapporto Trump-Meloni. Ha voglia di politica nazionale. E allora dopo aver parlato delle elezioni di Midterm Usa e di quelle in Israele, e di Russia ed Europa, quando la giornalista che lo intervista gli ricorda si vota anche in Italia suggerisce al campo largo di occuparsi, tra i vari temi, di "ricerca e innovazione". E di sanità: "Fa bene a insistere Schlein su questo". Ma si voterà anche a Milano. "Se te lo chiedono, davvero stai pensando alla candidatura a sindaco?". E allora Calabresi - forse sfinito dalla giornalista Rai Francesca Martelli - ammette pubblicamente: "Rispondo come rispondo alle persone per strada...Si, io ci penso. Mi piacerebbe fare la mia parte per Milano: è la mia città e mi piacerà".
Applausi tra il pubblico. E non esclude nemmeno le primarie: "Non è ancora delineato come si arriverà a questo percorso, se ci saranno o no le primarie. Lo capiremo dopo l'estate. Io sono in rispettosa attesa". Alla fine del dibattito alcuni spettatori, timidi quanto lui, gli chiedono una foto. "Complimenti per la candidatura" gli dice un anziano signore, che se ne va sorridente.