I test a sinistra sulla Vannacci Parade

L’agenda estiva del generale è uno stress test non solo sulla maturità della destra ma anche sulla credibilità della sinistra. Cripto putinismo, antifascismo farlocco e sindrome del “al lupo al lupo”. Ma uscirne si può
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Foto Ansa

La Vannacci Parade è il tormentone estivo dell’estate duemilaventisei di cui non si sentiva il bisogno. E’ l’Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi in versione estremista, con ciabatte nel locale annesse, senza trattore in tangenziale e con foto che invece che essere scattate o con il mio cane o con i selfie mossi alla Guè Pequeno vengono scattate con tutto l’armamentario che ormai conosciamo da perfetto apprendista fascista. L’enorme fascio littorio dorato consegnato da Meloni a Vannacci nel grottesco video fatto con l’AI dal generale in ciabatte nel locale. L’ascia bipenne al collo, simbolo di Ordine nuovo, lasciata penzolare nel video con i due meloni, in mezzo a una canottiera nera. Il richiamo al “me ne frego” squadrista. I franchi tiratori definiti badogliani-traditori. Il tutto dentro la romantica cornice della fascistissima Decima Mas che sta all’estate duemilaventisei come il posso-offrirti-da-bere-lei-dice-va-bene stava all’estate duemilasedici.
La Vannacci Parade, con tanto di problema nella testa che funziona a metà e ogni tanto parte un braccio teso che fa, è il tormentone dell’estate in corso e non c’è dibattito politico che non sia in qualche modo collegato all’agenda del generale futurista. A destra, per evitare il rischio che Vannacci vada con o senza ciabatte a comandare in tangenziale, ci si muove provando a prevenire le sue mosse. A sinistra, per fare di tutta la destra un fascio, ci si muove provando a dimostrare che chi non aderisce al verbo della sinistra è automaticamente un evidente traditore fascista. La Vannacci Parade, nel corso degli ultimi mesi, è stata avvicinata alle orecchie della destra per cercare di individuare una qualche simmetria acustica tra le parole del generale, che si sente in ciabatte già al Viminale, e la destra meloniana, che quattro anni fa è andata a comandare. E’ vero. Le sinfonie di Vannacci rappresentano ogni giorno uno stress test per la destra, rispetto a quello che poteva essere e non è stata e rispetto a quello che potrebbe tornare a essere dopo essere cambiata. E non c’è dubbio che la destra andata a comandare quattro anni fa per tornare a comandare tra un anno stia facendo di tutto e di più per provare a non farsi rubare la scena dal generale, anche a costo di scalare le marce quando si parla di Ucraina e anche a costo di alzare i decibel quando si parla di sicurezza.
La destra che vuole essere di governo, per non tradire ciò che è diventata stando al governo, ogni tanto deve ricordare che avvicinarsi a Vannacci significa prendere in giro se stessa. Ma la Vannacci Parade, il tormentone estivo di cui avremmo fatto volentieri a meno, se la si osserva con attenzione è anche uno stress test interessante per tutta la sinistra che cerca di fare di tutta la destra un fascio littorio. E se la si ascolta con attenzione, la Vannacci Parade offre spunti di riflessione niente male, “ogni volta che mi parte situa imbarazzante”, anche per la sinistra. Il primo punto è semplice. Se Vannacci è l’incarnazione di tutto ciò che una coalizione politica deve respingere, quando le sinfonie vannacciane trovano sponde utili a sinistra, oltre che a chiedere alla destra di Meloni di allontanarsi da Vannacci bisognerebbe forse chiedere alla sinistra che insegue Vannacci se non sia il caso di mettere da parte chi, a sinistra, replica il verbo di Vannacci. L’esempio più chiaro, a proposito di rovazziana “situa imbarazzante”, è quello che riguarda la politica estera e ci chiediamo se la segretaria del Pd noti qualche differenza tra Conte e Vannacci su questi temi. Sulla minaccia russa che è costruita o esagerata. Sul 5 per cento per la Difesa che è una follia. Sul riarmo che non aumenta la sicurezza. Sui soldi delle armi che devono andare alla sanità. Sulla follia di continuare a dare armi all’Ucraina. Sull’errore di concedere all’Ucraina di colpire la Russia con armi occidentali. E se si pensa che siano solo parole possiamo ricordare anche due occasioni in cui il percorso del M5s e quello di Vannacci si sono incrociati. Il 30 aprile, tanto per dirne una, Vannacci e il M5s hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo che condannava gli attacchi russi deliberati contro civili, ospedali e infrastrutture ucraine. A luglio, Futuro nazionale, Lega e M5s si sono ritrovati contrari anche alla relazione riguardante il percorso europeo di Kyiv.
Se si considera la spia di un atteggiamento fascista l’avvicinamento all’agenda Vannacci, non si può non considerare la spia di un cortocircuito antifascista l’avvicinamento della coalizione anti Vannacci all’agenda di Vannacci, sulla materia più delicata che c’è: la politica estera. La Vannacci Parade, per proseguire, con tutto il suo armamentario di occhiolini strizzati senza troppi imbarazzi alle ridotte fasciste d’Italia, è uno stress test per la sinistra anche per un’altra ragione che riguarda direttamente la qualità dell’antifascismo del campo largo. Se Vannacci, come si dice, prospera negli spazi lasciati liberi da Meloni in questi quattro anni di governo, ne consegue che la fantomatica deriva autoritaria e dunque fascista di Meloni a lungo descritta dal campo progressista in questa legislatura altro non è stata che un imbroglio politico, falso, pigro, politicamente suicida, tipico di chi non ha strumenti diversi dal pilota automatico per trovare degli argomenti utili per costruire un’alternativa. Ma il vero tema drammatico, per così dire, che riguarda le critiche mosse alla Vannacci Parade da parte del campo largo è che il fronte progressista, senza accorgersene, sembra diventato il protagonista di una famosa fiaba di Esopo. La fiaba di Esopo, la conoscerete, raccontava la storia di un pastorello che si divertiva a gridare “al lupo!”, quando il lupo non c’era, ingannando gli abitanti del villaggio. Quando il lupo arrivò davvero nel villaggio, nessuno credette al grido d’allarme del pastorello e nessuno accorse per intervenire. Per anni, il fronte progressista ha utilizzato l’immagine del lupo fascista per descrivere tutto ciò che non era di sinistra, senza accorgersi non solo della ridicolaggine delle sue accuse ma anche di un altro fatto più semplice: se tutto diventa fascismo nulla è più fascismo.
Oggi, di fronte alla sinistra e anche alla destra, c’è un generale che non fa nulla per evitare di essere scambiato per un lupo. Se il campo largo non dovesse essere creduto nella sua denuncia del lupo, dovrebbe forse chiedersi cosa ha fatto in questi anni per svilire le battaglie antifasciste definendo come lupo ciò che lupo non era e chiudendo gli occhi magari quando un lupo minacciava l’Europa dal confine ucraino. La Vannacci Parade non è solo il tormentone dell’estate che ci saremmo allegramente risparmiati. E’ qualcosa di più. E’ uno stress test per tutti. Lo è per la destra, perché con Vannacci si misura il coraggio di rivendicare ciò che la destra è diventata al governo. Lo è anche per la sinistra, perché con Vannacci si misura non solo il deficit dell’alternativa ma anche l’ipocrisia della sinistra dell’“al lupo al lupo” che ha imbrogliato per anni gli elettori con il suo antifascismo che, come nella hit di Rovazzi, ha un problema nella testa: semplicemente funziona a metà.