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Chi vince e chi perde con la nuova legge elettorale
Dopo l'approvazione in prima lettura alla Camera si consolida il bipolarismo, mentre si restringe lo spazio per terzi poli ed estremismi esterni alle coalizioni

Foto LaPresse
La nuova legge elettorale approvata in prima lettura dalla Camera ridisegna vincitori e sconfitti. Vince Giorgia Meloni, perché il premio alla coalizione che raggiunge almeno il 42 per cento riduce il rischio di pareggio e rende più probabile una maggioranza stabile. Vince anche Elly Schlein: il centrosinistra dovrà indicare un candidato premier e le primarie potrebbero rafforzarne la leadership. Si consolida il bipolarismo, mentre si restringe lo spazio per terzi poli ed estremismi esterni alle coalizioni. Ne beneficiano anche i moderati interni agli schieramenti e Matteo Renzi, grazie alla norma che consente di conteggiare i voti della migliore lista sotto il 3 per cento. Più incerta la posizione di Vannacci: restare fuori dal centrodestra ne rafforzerebbe il profilo antisistema, ma il premio di coalizione potrebbe spingere Meloni a cercare un accordo. La riforma non decide le elezioni, ma favorisce stabilità e alternanza, riducendo le possibilità di stallo e di larghe coalizioni.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
