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Preferirei di No •
Alemanno: “Nessuno voleva davvero le preferenze, neppure Fratelli d’Italia”
L'ex sindaco di Roma, consigliere di Roberto Vannacci: "Deluso da Fratelli d'Italia, che sulle preferenze ha smentito le sue stesse parole. La legge elettorale? Si farà ma sarà pericolosa per Meloni, che dovrà trovare un accordo con Vannacci"
16 LUG 26

Roma. “Mi ero illuso che Fratelli d’Italia avesse capito”, dice al Foglio Gianni Alemanno. “Mi ero illuso che un partito come quello di Giorgia Meloni, radicato nel territorio, tenesse davvero alle preferenze…”. E invece? “Invece, un attimo dopo la sconfitta in Parlamento, FdI ha dimostrato di non averci mai creduto”.
L’ex sindaco di Roma, già Fratello (rautiano), oggi consigliere di Roberto Vannacci, pensa che a nessun partito – neppure a quello della premier Meloni – convengano davvero, oggi, le preferenze. “Le liste bloccate fanno comodo a tutti”, spiega. “Più precisamente, fanno comodo a tutti i capi di partito”. Il sospetto c’è, ma tale resta.
Secondo lei, quindi, è stata tutta una sceneggiata? “Non direi una sceneggiata. Ma certo non si è creduto fino in fondo alle parole dette. Il merito, il diretto contatto coi cittadini, il legame col territorio. Tutto è stato superato, a destra come a sinistra, dalla partitocrazia. Col listino bloccato che blinda la struttura del partito”. Col listino bloccato i vertici candidano chi meno disturba? “Sono i partiti personali che lo fanno, e blindano le decisioni sui vertici degli organismi politici”.
E’ stato un duro colpo in Parlamento. Che destino ha lo Stabilicum? “Penso che sia una legge pericolosa, per Fratelli d’Italia”. E allora perché la portano avanti? “Perché oramai si è giunti a un punto e soprattutto a una visibilità mediatica per la quale sarà difficile frenare in corsa la legge”. Il prezzo è quello di perdere la faccia? “Il rischio c’è”. Perché la definisce una legge pericolosa? “Perché rende Futuro nazionale – il partito del generale Roberto Vannacci – sempre più determinante per il centrodestra”. Lo costringe a un’alleanza? “Sì. Anche se vicino a Meloni circola l’idea che sia meglio stare all’opposizione che in maggioranza con un governo indefinito”. Chissà.
Ipotizziamo però una maggioranza con Fn alla destra di Giorgia. Lei ieri ha detto che immagina Vanancci a Palazzo Chigi e Meloni al Quirinale. Lo spera davvero? “Ma no. Era una battuta”. L’abbiamo letto sul Giornale. “L’ho detto. Ma ho anche aggiunto che era un’ipotetica di quarto grado”. Ne è sicuro? “Non c’è nessun fondamento. Dopodiché…”. (Forse non è sicurissimo). “Dopodiché, tutto può sempre essere”.
Il suo nuovo partito, comunque, ha votato l’emendamento di Galeazzo Bignami. Siete stati gli unici a dar prova di lealtà? “Non è questione di lealtà. Noi siamo convinti che le preferenze servano. D’altra parte, la Corte costituzionale lo ha detto: una legge elettorale bloccata è un ostacolo alla democrazia italiana”.
Voi non siete stati precisamente leali. Ma c’è chi – dicono i meloniani – ha precisamente tradito. Lei cosa ne pensa? “La votazione con scrutinio segreto agevola i franchi tiratori. Io credo che vengano dal centro e centrodestra, ma non da Fratelli d’Italia, che è un partito ordinato”. Non le pare un tantino eccessiva la voce “tradimento”? Sono settimane che alle preferenze, da Lega e Forza Italia, si dice di no. “Certo. Ma i leader dei partiti si erano pronunciati a favore. Tradimento è forse eccessivo, ma una persona che si nasconde non ha lealtà. Dovrebbero alzarsi in piedi e dirlo a gran voce: Io voto no”. I parlamentari di Fn, prima di alzarsi in piedi e accusare il centrodestra di autosabotaggio (a gran voce), si sono filmati nell’atto del voto. Hanno fatto bene? “Sì. E lo hanno fatto per dimostrare di essere compatti e coerenti. Noi non ci perdiamo nelle logiche della partitocrazia”. Dal voto segreto al voto instagrammato? “E’ un gesto forzato, mi rendo conto. Ma è persino più assurdo che si voti segretamente su un tema del genere. E’ un tema politico. E le altre forze politiche hanno dimostrato di non crederci davvero”.