Politica
Campo riarmo •
La linea Pd sulla minaccia russa e la sicurezza Ue non è quella che dice Bonelli. Gori ci scrive
L'eurodeputato richiama la linea del Pse: Mosca è la principale minaccia, servono più investimenti militari e sostegno all'Ucraina. Rafforzare la difesa non è un'opzione ma una necessità. Contro le ambiguità del campo largo
15 LUG 26

Foto ANSA
La frizzante intervista rilasciata al Foglio dal leader dei Verdi Angelo Bonelli meriterebbe più di una replica, e non per le ripetute citazioni che mi riserva. Mi concentrerei sul punto politico principale, sintetizzabile nelle sue parole: la frase pronunciata da Giuseppe Conte a Napoli “non è uno scandalo”; il riarmo, dunque, non sarebbe necessario perché la minaccia russa – Conte dixit – sarebbe soltanto una “costruzione”. Ma che questa affermazione sia sbagliata, anzi falsa, lo dicono i fatti: l’invasione dell’Ucraina, le minacce ai paesi dell’Unione europea, le centinaia di attacchi informatici, i sabotaggi contro infrastrutture critiche, la disinformazione, la manipolazione delle opinioni pubbliche, lo spionaggio. C’è bisogno d’altro? Ed è altrettanto evidente che l’Europa non possa più fare pieno affidamento sulla protezione militare fin qui garantita dagli Stati Uniti. Tanto basta a rendere il rafforzamento della difesa europea una necessità non rinviabile.
Bonelli sostiene invece che il campo largo sia unito nel dire “no al riarmo” e che questa sia sempre stata anche la posizione del Partito democratico. Aggiunge che tutte le forze dell’alleanza sarebbero favorevoli alla difesa comune europea, ma contrarie all’aumento delle capacità militari nazionali. Qui andrebbe spiegato come si possa costruire una difesa europea senza rafforzare gli strumenti degli stati che dovrebbero comporla. E anche perché, se la minaccia russa fosse davvero priva di fondamento, quella difesa comune sarebbe necessaria. Non so dire del M5s e di Avs – anzi lo so, perché a Strasburgo ho visto spesso i loro parlamentari votare l’opposto del gruppo socialista – ma conosco la posizione che il Pd ha condiviso con tutte le forze del Socialismo europeo. E’ condensata nella risoluzione approvata dal Pse nel marzo 2025 e sottoscritta anche dalla segretaria Elly Schlein. E non è quella descritta da Bonelli.
Il documento, intitolato “Intensificare gli sforzi per la sicurezza e la difesa europea”, afferma che preservare pace, libertà e benessere richiede di aumentare la deterrenza nei confronti degli attori che minacciano l’Europa. Indica poi con chiarezza la Russia e i suoi alleati come “la più grande minaccia” alla sicurezza dell’Unione, dei paesi candidati e dei suoi alleati; condanna l’aggressione contro l’Ucraina; ribadisce il sostegno al popolo ucraino e a Volodymyr Zelensky come presidente eletto; chiede all’Unione, agli stati membri e agli alleati della Nato di aumentare urgentemente il sostegno militare a Kyiv, affinché possa esercitare il proprio diritto all’autodifesa. La risoluzione sostiene inoltre che la cooperazione tra Ue e Nato sia essenziale, ma che occorra rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza e sviluppare una maggiore capacità di azione autonoma. L’Europa, si legge, “deve investire nella sua capacità di difendersi e di proteggere i suoi cittadini”, non soltanto attraverso iniziative comuni, ma anche mediante sforzi nazionali. Quanto al pacchetto ReArm Europe, poi ribattezzato Readiness 2030, il Pse lo considera “solo un primo passo”, da rendere più ambizioso e da affiancare a un programma organico per la difesa comune. Gli investimenti dei singoli stati vengono giudicati insufficienti, non sbagliati: devono essere coordinati e integrati da iniziative europee nella pianificazione, nello sviluppo, nella manutenzione e nello schieramento delle capacità militari.
Questa, dunque, è la posizione del Pd e del Socialismo europeo: la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza dell’Europa; Ue, stati membri e Nato devono aumentare il sostegno militare all’Ucraina; gli investimenti nazionali nella difesa non vengono respinti, ma considerati da soli non sufficienti; il piano della Commissione non è un errore, bensì un primo passo verso una difesa comune europea. E’ una posizione chiara, che àncora saldamente il Pd alle forze progressiste europee. Personalmente ritengo che la linea di politica estera della costruenda alleanza di centrosinistra non debba in alcun modo discostarsene.
Giorgio Gori
P.S. In un’altra intervista Nicola Fratoianni sostiene che il campo largo sia compatto nel dire no all’impegno Nato di spendere il 5 per cento del pil e che dunque non vi terrà fede. Va precisato che l’accordo distingue tra il 3,5 per cento destinato alle spese militari e l’1,5 per cento rivolto a infrastrutture, logistica, catene di approvvigionamento e resilienza civile. Convengo che la cifra complessiva sia stata definita con superficialità, tanto che Pedro Sánchez si è sottratto all’impegno numerico. Ma ciò che conta sono gli obiettivi di capacità, generali e attribuiti ai singoli paesi: su quelli il consenso è stato unanime e Sánchez ha assicurato che la Spagna rispetterà tutti gli impegni. I leader seri, del resto, si comportano così.