Politica
votare con criterio •
Il maggioritario come via per la stabilità è un’illusione degli anni Novanta
Radicalizzazione delle società, vittorie di Pirro e preoccupazione per il nuovo. Riflessioni su un sistema elettorale e perché non funziona come dovrebbe

Foto ANSA
E’ triste vedere che una non buona legge elettorale – ma buona non è nemmeno quella in vigore – venga bocciata trasversalmente per l’unico suo punto quasi positivo, vale a dire la reintroduzione molto parziale e inquinata (di qui il “quasi”) delle preferenze, la cui assenza fa dei partiti italiani dei regimi semi-dispotici. E’ per questo triste anche vedere un’opposizione che festeggia quella che è certamente una vittoria tattica, ma che non ha nulla a che fare col suo programma, se pure esiste, ma piuttosto col rifiuto sembra quasi appassionato della novità che pervade un paese non per giovani. E per me è persino più triste vedere partecipi di questa vittoria anche i pezzi più intelligenti dell’opposizione, che pure delle preferenze sono a parole sostenitori – ma questo è un dettaglio.
C’è chi sostiene che parte dei voti della maggioranza che hanno affondato la proposta vengano da deputate preoccupate che le nuove disposizioni non tutelassero la rappresentanza delle donne. Non so se la cosa sia vera, ma è vero che non lo facevano, ed era un problema serio e un errore. Vederlo ci porta a una delle componenti essenziali della crisi del sistema liberal-democratico che colpisce tutti i paesi che una volta si definivano avanzati, che è per me appunto quello della rappresentanza in una società sempre più plurale, come è quella italiana, ma anche – con rare eccezioni – quella europea. In queste condizioni, continuare a cercare la stabilità – che è certo un fine degno – con ingegnerie elettorali che puntano a un maggioritario, che è sembrato a lungo il simbolo stesso della raggiunta maturità è, credo, addirittura irresponsabile. Esse presuppongono paesi coesi che vivono in un saldo quadro politico e socioeconomico internazionale, il mondo in cui ci siamo illusi di essere approdati dopo il 1991, ma dove assolutamente non siamo.
Pensare che società sempre plurali e differenziate possano essere costrette in uno schema bipolare vuol dire indebolire la possibilità di contare su una politica che è in teoria l’unico strumento capace di navigare la grande e veloce transizione che stiamo vivendo. In questa situazione sarebbe invece cruciale facilitare la rappresentanza delle forze plurime (di strato sociale, genere, religione, cultura, area geografica, convinzione ideologica ecc.) che si vanno formando e rafforzare i margini di manovra della politica, in modo che essa trovi la via di comporle. Preferenze, quindi, per “rappresentare” chi è già forte, ma anche accorgimenti per tutelare chi ancora non lo è e poi e soprattutto un sistema proporzionale – certo con una soglia di sbarramento ma non troppo alta – che permetta a quasi tutti di avere il “loro partito”, un partito che nella vita parlamentare, nonché subito prima e subito dopo le elezioni, dovrà certo mediare con altri per trovare degli accordi.
Ma così si minerebbe la governabilità, si dirà. Certo, può essere che ciò succeda sul breve periodo, e di sicuro la si renderebbe meno “immediata”. Forse però la si renderebbe anche più vera. Che vittoria è stata quella di Starmer, che tutti hanno esaltato come un vincitore, quando era solo ed evidentemente quello che aveva perso di meno? E non è ragionevole aiutare per esempio le grandi comunità immigrate a entrare nella politica italiana, anche per sostenere la loro italianizzazione (o europeizzazione), piuttosto che costringerle a fare patti evidenti quanto “coperti” come hanno fatto quelle musulmane con Mélenchon in Francia? E che prezzo stiamo pagando e pagheremo a un maggioritario che, nel nuovo mondo in cui viviamo, ha spinto i Maga ad aggredire e conquistare i Repubblicani e spinge oggi i socialisti di Mamdani all’entrismo nel partito democratico, provocando una radicalizzazione del quadro politico statunitense che già oggi ha un costo altissimo e che potrebbe averlo anche più alto domani?
Si tratta di processi all’opera anche in Francia e in Italia (basti pensare all’occupazione del Pd da parte di forze ad esso aliene) e che si può solo sperare non corrodano anche il quadro politico tedesco. Non so se il proporzionale con preferenze e garanzie sia davvero la risposta, o addirittura la soluzione, a tutti questi problemi, ma uscire dalla certezza che il maggioritario sia la via giusta mi sembra indispensabile, se non altro per discutere seriamente delle opzioni e dei loro pro e contro.