Politica
l'intervista •
Generale vs generale. Parla Camporini: “Vannacci? Un affabulatore. Ma il centro può batterlo”
"Incarna tutte le più becere espressioni del populismo estremo, e su Kyiv lo possiamo mettere tranquillamente insieme a Giuseppe Conte", dice l'ex capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica
30 GIU 26

Foto Lapresse
“Roberto Vannacci va chiamato generale, non ‘ex’. Il grado si perde solo per motivazioni di carattere penale”, puntualizza al Foglio Vincenzo Camporini, anche lui generale e già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica. Ma è l’unico punto che offre in difesa del leader di Futuro nazionale. “Sta dimostrando una straordinaria capacità di affabulazione e incarna tutte le più becere espressioni del populismo estremo. Già questo basta per crescere così tanto nei sondaggi”. La responsabilità è di chi lo ha legittimato politicamente, Matteo Salvini. “E’ fallimentare su tutti i fronti”, dice Camporini. Ma un modo per battere il generale, o almeno disturbarlo, c’è: “Avere un centro unito, coeso, che possa diventare un elemento chiave per una nuova maggioranza di governo da cui Vannacci rimarrebbe fuori”.
Che Vannacci ambisse a uscire dal suo ruolo militare si poteva intuire anche quando era in servizio. “Ci siamo forse incontrati a qualche cerimonia”, prosegue Camporini. “Ricordo però che nel periodo in cui si trovava in Iraq sposò senza farsi dubbi le tesi più screditate della questione della pericolosità dell’uranio impoverito”. In un esposto firmato qualche anno fa, Vannacci denunciava le “gravi omissioni nella tutela della salute del contingente militare italiano”. Peccato però che l’intero ragionamento poggiasse su “dati statistici inesistenti, ma con un forte potere mediatico”. Tant’è che “ha ottenuto una fiammata di popolarità in certi ambienti del mondo militare”. Tuttavia, la notorietà non si converte necessariamente in consenso politico. “Posso garantire che all’interno dell’ambiente militare la lealtà istituzionale è data per scontata. Credo che Vannacci avrà più sostenitori all’esterno delle Forze armate che all’interno”, dice Camporini. E infatti i sondaggi non fanno che darlo in crescita da settimane. “Le percentuali che ha lo rendono un elemento chiave e determinante. Ma non penso proprio che Meloni possa tollerare all’interno della coalizione le sue posizioni estreme”. Il generale quindi correrà da solo? “Se si alleassero con lui, il centrodestra perderebbe una marea di voti: quelli di tutti coloro che guardano con preoccupazione alle idee di Vannacci”. I punti di contatto con la Lega e i “futuristi” però non mancano. Basti pensare ai vari tentennamenti (se non nette affermazioni di contrarietà) sulla strategia di riarmo europeo. “Non solo – dice Camporini –, in altri tempi la convergenza di idee arrivava a includere anche Bonelli, Fratoianni e altri pezzi di centrosinistra. Sull’aggressione russa Vannacci lo possiamo mettere tranquillamente insieme a Giuseppe Conte”, osserva il generale.
Al contrario, dopo l’uscita del suo libro, asprissime critiche sono arrivate dal ministro della Difesa Guido Crosetto, tra i più attivi sul fronte del riarmo. “Quando ero capo di Stato maggiore, tutte le mattine ringraziavo Gesù per avermi dato Crosetto come sottosegretario della Difesa”, ricorda Camporini. “Con un dialogo quotidiano e costante con lui, riuscivamo a mandare avanti linee politiche giuste per il nostro paese. E oggi da ministro non penso abbia ottenuto dal governo il supporto necessario per un disegno incisivo, a un anno dalle elezioni ha fatto quello che ha potuto e quello che ha fatto l’ha fatto bene”. Dal ministero ai programmi, Vannacci ha preso piede anche grazie agli spazi vuoti lasciati da entrambi i versanti politici. “La sinistra non sta elaborando alcuna linea politica. Quando io sento dire che ‘il mio programma è la Costituzione’ mi cadono le braccia. Le idee sono quelle che guidano verso le cose da fare, ma se non si dice che cosa si vuole fare non esiste il programma. Ed è in questo spazio abbandonato che fioriscono i Vannacci”. La corsa per le urne del 2027, per Camporini, sarà un’incognita per la destra tanto quanto per il campo largo. “Il centrosinistra di oggi non solo non ha strumenti per battere il fenomeno di Futuro nazionale, ma il generale stesso si approprierà furbescamente di molti argomenti della sinistra, mettendola fuori gioco”. In mezzo c’è una galassia frammentata di forze di centro. “Serve una convergenza di tutti questi partiti, e nessuno deve cercare di prendere il dominio sugli altri, come purtroppo nel passato qualcuno ha provato a fare”. Il leader di Azione Carlo Calenda – di cui Camporini si dice “scudiero”– a maggio ha rotto l’intesa con Luigi Marattin, che lo ha accusato di mettere il proprio ego davanti al progetto politico. “La forza di questi partiti, ma anche la loro debolezza, sta nel fatto che si basano su personaggi con uno spiccato carisma”, spiega Camporini. “Ma solo con una capacità di aggregazione si può avere un ruolo e, quindi, anche battere Vannacci”.
