Politica
Il racconto •
Le catacombe di Schlein. Esclusioni, Aventino sulla legge elettorale. Renzi: "Senza di noi perdono sia Chigi e il Quirinale"
Il pranzo Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli isola il centro. Renzi: "E' matematica, senza di noi non vincono". Bonelli: "E quanti dovevamo invitare? C'è anche Maraio. Il centro deve trovare una sintesi". La segretaria del Pd pensa adesso a un altro pranzo riparatore e la attende la Direzione (che forse slitta)
18 GIU 26

Sognano il campo largo e si rifugiano in una grotta. E’ l’E4 della catacomba, la sinistra come bunker: mancano solo le sirene. Sono quattro, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, si fotografano a pranzo, all’Hostaria Costanza (sicuri che l’aiuto chef non voti Renzi?) e il solo che riesce a guadagnare pubblicità è proprio Renzi, l’escluso in volo da Obama. Cameriere? Le posate. Nella foto non c’è un bicchiere, manca il pane, la forchetta: più che la patrimoniale serve la Caritas. Andiamo in cucina, da Renzi. I suoi sommelier ci offrono un calice di rosso Renzi, il suo pensiero distillato: “Senza i riformisti non si vince. E’ matematica prima che politica. Se qualcuno vuol fare come nel 2022 o come in Liguria, con i veti, e mandare la destra a Chigi o al Quirinale, lo spiegherà agli italiani”. Dice Angelo Bonelli, che dei quattro è l’unico che parla come mangia: “Ma chi dovevamo invitare? Se c’era Renzi, si infastidiva Onorato, se c’era Onorato si irritava Ruffini, ma se c’era Ruffini ci rimaneva male Enzo Maraio, perché voi lo dimenticate ma c’è anche Maraio, del Psi. Il centro deve fare sintesi e presto”. E il Pd? Per rimediare al pranzo della catacomba (a proposito, ma Riccardo Magi dov’è? Ora ci arriviamo…) Schlein sta pensando di organizzare un pranzo riparatore con il centro o una manifestazione (a sacco). Il 23 giugno è prevista la direzione del Pd e come nella Lega, con il suo Federale, gira voce che possa slittare. In direzione il rischio è che la segretaria venga processata per le fughe dal partito e che le venga chiesto: cosa dobbiamo fare sulla legge elettorale? E qui torna d’attualità la grotta che è la cifra della sinistra, l’esclusione, in una parola: l’Aventino. E’ la pratica già usata in Rai che il Pd vuole riproporre con la riforma elettorale. Anche perché la riforma va avanti. Giovanni Donzelli: “Fermarci? No. Perché dovremmo?”. Ma se la riforma va avanti alla sinistra serve il centro (o il centrotavola?). Cameriere? Il sale.
Chi mancava dalla fotografia oltre a Renzi? Magi, Della Vedova che però hanno idee diverse fra di loro. Incontriamo Riccardo Magi che racconta: “Non essere invitato al pranzo non mi ferisce, io voglio sapere cosa vuole fare la coalizione sull’Europa, sull’Ucraina. Senza scorciatoie. Questi sono i veri temi su cui dobbiamo parlare e trovarci”. Sapete come è andata davvero? Schlein decide di fare un pranzo con Conte perché qui serve dare una svolta, l’idea che si fa qualcosa. Le primarie? Quelle no. Lo strepitoso Giuseppe Conte, alla Camera con il suo manipolo, ci racconta brevemente la grande novità del formato E4 e cosa è venuto fuori dal pranzo: “Faremo due tappe in due città, sud e nord, per parlare del programma”. Lo dice con la stessa leggerezza di chi guarda i giovani del Pd e pensa: “Quando questi ascoltavano i Baustelle io era già al mio secondo governo”. Peccato che il pranzo abbia già provocato l’ironia di Iv e di milioni di italiani che sui social commentano: “Sembra un’altra giacca marrone di Occhetto”. In verità, con Occhetto c’era posto per tutti. Prima del pranzo Schlein chiama Magi che però non è nella lista degli invitati e gli comunica. Magi lo rivela: “Ho ricevuto una chiamata e mi informava del pranzo”. E Renzi? Lui no perché Renzi è la volpe e anche l’uva e se permettete è già a Chicago, all’Obama presidential center, con altri trecento ex capi di stato. Per fortuna c’è Davide Faraone che a pranzo mangia solo due toast e che ci spiega: “Il problema non è che si siano visti senza di noi. L’importante è che ci sia la consapevolezza comune che si vince uniti. A noi tocca costruire una forte e credibile seconda gamba riformista”. Solo che a furia di parlare di gambe a mancare è il tavolo (apparecchiato). Peppe Provenzano che si accontenta della geopolitica, e della sarda, non ha ricette e la sola parola che può dirci è: “Entro in Aula”. Il problema è sempre uno: ci si può fidare di Renzi? Il Fatto Quotidiano, che legge il Foglio, ha iniziato a chiamarlo Renzacci perché, da volpe qual è, Renzi ha capito che le elezioni si vincono facendo impazzire Meloni con Vannacci (tanto che Meloni al G7 decide di parlarne: “Vannacci nel centrodestra? E’ un tema che non mi sono posta. Ha votato con la sinistra. E’ funzionale alla sinistra. In politica bisogna governare bene, il resto sono alchimie”). Siamo arrivati quasi al dessert e Bonelli ci porge il cucchiaio: “Ragazzi, così non funziona. Renzi è convinto di rappresentare tutti, ma gli altri non vogliono farsi rappresentare da Renzi. Capite la difficoltà?”. Figuriamoci, se non lo capiamo e con che attesa attendiamo il loro primo Cdm… In dispensa, a Napoli, fanno sapere intanto che Renzi stravede per Gaetano Manfredi, il sindaco che è un babà, e che se le cose dovessero mettersi in un certo modo, ebbene, Gaetano … La destra si cruccia su Vannacci e sul Safe mentre la sinistra organizzare il prossimo pranzo e la domanda è una sola: “Ma Maraio sarà forse intollerante al glutine o al M5s?”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
