Politica
il racconto •
Pranzo all’Osteria del “campo largo”, dove mangia Calderoli e si tifa Renzi
Viaggio nel ristorante romano che ha ospitato l'incontro tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (ma senza il leader di Iv). Tra taglioni moscardini e bottarga e chateaubriand con salsa ai funghi. Il titolare: "A volte alcuni clienti politici ci chiedono di uscire dal retro. Ora non vogliamo pubblicità"
18 GIU 26

“E’ da ieri che ci cercano, ci chiamano. Ma noi per rispetto abbiamo mantenuto il massimo riserbo, dicendo no a tutti i giornalisti”. E però al Foglio non abbiamo desistito. Volevamo davvero provare la “campo largo experience”. Il pasto frugale consumato da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli alla Hostaria Costanza per suggellare l’accordo in vista delle primarie: è già il patto del pescetto al forno (ma senza vino). Così, trovando riparo dalla canicola romana, abbiamo chiesto un tavolo, in mezzo a turisti americani, gruppi di ricercatori asiatici (“where are you from? I’m from Tokyo”), ragazzini con indosso maglie della Liga. Al centro di una sala scavata sui resti del teatro di Pompeo, una quarantina di tavoli e più di un centinaio di coperti, travi in legno a puntellare la volta e a dividere elegantemente gli ambienti. Alle pareti riproduzioni artistiche del locale stesso: un gioco di frattali. “I leader del campo largo? Non è la prima volta che vengono. Diciamo che li abbiamo visti in più occasioni”, racconta Luciano Giovannenze, uno dei due titolari dell’Hostaria Costanza, una istituzione dal 1959. “Io peraltro ieri non c’ero, l’ho scoperto leggendo i giornali, guardando i social. Mi so detto: ‘ma quello è il locale mio!’. Che posso dire? Avremmo anche potuto farci della pubblicità. Ma noi siamo un ambiente tranquillo, riservato. Magari alla gente non piace che ci sia tutta quest’attenzione e smette di venire. Poi, non so, magari ti sto raccontando queste cose ma tu sei un giornalista...”. La domanda resta sospesa nel vuoto. C’è chi vocifera che l’altro titolare dell’osteria sia di simpatie renziane, ironia della sorte visto che ieri Renzi non s’è visto. “Confermo, non c’era. Ma oggi un mio caro cliente, un professore universitario, mi ha mandato un’immagine fatta con photoshop in cui era stato inserito anche lui”. Un auspicio, chissà, sulla prossima tavolata.
Il pranzo di martedì è stato di quelli monastici, un patto con la digestione più che tra le forze del centrosinistra. Sebbene nel menù dell’osteria ci siano ostriche, sautè di cozze, tagliolini moscardini e bottarga (a 22 euro), chateaubriand con salsa ai funghi. Oltre a una vasta scelta di bottiglie. Il coperto costa tre euro. “Abbiamo pesce freschissimo. Lo compriamo ogni giorno dalla pescheria qui dietro o all’asta”, si dilunga ancora il titolare. In effetti il banco con spigole branzini e ricciole è molto ricco. Per colori pare di stare sull’Adriatico ma siamo a neanche 300 metri dal Senato. Per i quattro leader è stato ricavato un angolo apposito della sala, al riparo dal chiacchiericcio turistico a le fiumane ciabattanti. Quali il gruppo di francesi che durante la nostra visita chiede informazioni sulla miglior qualità di mozzarella. Risposta dell’oste Mario: Battibaglia o Caserta. “On l’achète?”.
Conte, Schlein & Co., vengono qui perché è un ambiente intimo, riparato, antico. Sembra di nuotare in una grotta coi mattoni a vista. “Nel corso degli anni ci sono stati esponenti politici che per sfuggire ai curiosi mi hanno chiesto di uscire dal retro. Le ho viste di tutti i colori”, dice sempre uno dei due titolari. Ma non credete che Costanza sia appannaggio esclusivo dell’opposizione. Altroché. “Qualche tempo fa venne a mangiare, qui fuori, il ministro Calderoli. Mi ricordo che i giornalisti stettero tutto il tempo a chiedere cosa avesse mangiato, se aveva lasciato qualche briciola”. Maledetti giornalisti. Chi ha pagato? “Facciamo a turno”, ha rassicurato Conte. Finiamo il nostro calice di Trebbiano (ci perdonerà il direttore) e saldiamo anche noi. Le primarie non si sa come andranno a finire ma a “tarallucci e vino” c’è già da escluderlo. Al massimo pesce e verdura. Dal campo largo al campo light (e astemio).
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
